22:01 03 Dicembre 2020
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Scienziati danesi hanno trovato un collegamento tra il tipo di lavoro e il rischio di sviluppare la demenza. È emerso che i lavoratori con una professione associata a stress fisico possono presentare nel lungo periodo un rischio di tale patologia il 55% più frequente rispetto ai soggetti con un impiego meno logorante fisicamente.

‘Il lavoro nobilita l’uomo’, dice il noto proverbio, ma nel lungo periodo gli logora anche il cervello, si direbbe leggendo lo studio di una equipe di scienziati danesi recentemente pubblicato sulla rivista Medicine & Science in Sports.

I ricercatori, analizzando gli effetti di lungo periodo su di un nutrito campione di soggetti, hanno concluso che il lavoro fisico mette a dura prova il cervello, così come gli organi interni, in particolare il sistema cardiovascolare. In precedenza, si credeva il contrario, cioè che il lavoro fisico riducesse il rischio di compromissione delle funzioni cognitive del cervello.

Allo stesso tempo, uno stile di vita sano e attività sportive riducono della metà la probabilità di questa patologia neurologica. Secondo gli scienziati danesi quindi, l’attività fisica in sé è positiva, ma l'effetto dello stress fisico sul lavoro niente affatto.

Lo studio ha coinvolto 4.721 uomini danesi. Gli scienziati iniziarono a osservarli negli anni '70, tenendo conto della natura del loro lavoro, dell'indice di massa corporea, delle attività sportive e della presenza o meno di cattive abitudini.

​Secondo gli esperti, i primi segni di demenza possono essere notati decenni prima che la malattia si manifesti completamente. Grazie a questo nuovo studio, gli specialisti ritengono che la nuova conoscenza, per altro non particolarmente contro intuitiva, dovrà essere tenuta in debito conto dai datori di lavoro per la salute dei lavoratori.

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