15:11 28 Novembre 2020
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Nonostante il cessate il fuoco siglato a Mosca lo scorso 9 ottobre, proseguono i combattimenti sulla linea del fronte nella regione contesa del Nagorno-Karabakh.

Il Ministero degli Esteri della autoproclamata Repubblica del Nagorno-Karabakh ha accusato le forze armate dell'Azerbaigian di aver bombardato alcuni villaggi situati lungo la linea del fronte della regione contesa.

"Il 21 ottobre sono stati bombardati diversi villaggi dei distretti di Martuni e Martakertsk, nell'Artsakh [la denominazione dell'autoproclamata Repubblica del Nagorno-Karabakh, ndr]. Le forze armate azere hanno impiegato l'artiglieria per colpire la città di Martuni e il villaggio di Gerger, generando danni materiali per la popolazione civile", si legge nella nota del dicastero.

Al momento attuale tali informazioni non sono state né confermate né smentite dalle autorità della Repubblica di Azerbaigian

Come riferito dal corrispondente di Sputnik a Stepanakert, capitale dell'autoproclamata repubblica, la situazione è rimasta abbastanza tranquilla durante la notte appena trascorsa. Non ha risuonato la sirena d'allarme anti-aereo e non vi sono stati nuovi bombardamenti. Per le strade del centro urbano si sono riversate molte automobili e molte persone.

Negoziati di Mosca e tregua

I capi delle diplomazie di Baku e Yerevan durante i negoziati a Mosca conclusi venerdì 9 ottobre hanno concordato il cessate il fuoco nel Nagorno-Karabakh a partire da mezzogiorno di sabato 10 ottobre. I ministri degli Esteri di Armenia e Azerbaigian erano arrivati a Mosca su invito del presidente russo Vladimir Putin. I negoziati sono durati oltre dieci ore.

Escalation nel Nagorno-Karabakh

I combattimenti sulla linea di contatto nel Nagorno-Karabakh sono iniziati il ​​27 settembre. Armenia e Azerbaigian si accusano a vicenda di aver riacceso il conflitto, il governo indipendentista filo-armeno della repubblica non riconosciuta denuncia bombardamenti di artiglieria delle forze azere su centri abitati, compresa la capitale Stepanakert. L'Armenia ha dichiarato la legge marziale e - per la prima volta - la mobilitazione generale, sostenendo che Ankara sostiene attivamente Baku. In Azerbaigian è stata invece introdotta una mobilitazione parziale.

I leader di Russia, Stati Uniti e Francia hanno invitato le parti opposte a porre fine agli scontri e ad impegnarsi ad avviare negoziati senza precondizioni. La Turchia ha dichiarato che fornirà all'Azerbaigian qualsiasi sostegno richiesto sullo sfondo di un altro aggravamento della situazione nel Nagorno-Karabakh.

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