00:17 30 Ottobre 2020
Mondo
URL abbreviato
151
Seguici su

La decisione di rimuovere Monsignor Edward Janiak dalla carica di vescovo di Kalisz è arrivata dopo le accuse mosse da un documentario. Nel frattempo una vittima ha accusato il cardinale Dziwisw (l’ex segretario di Papa Wojtyla) di non aver mai riferito al Vaticano delle molestie denunciate.

Papa Francesco ha rimosso Monsignor Edward Janiak dal ruolo di vescovo di Kalisz, in Polonia, per aver coperto casi di pedofilia che coinvolgevano i suoi preti. Lo riporta il Fatto Quotidiano. 

Le accuse al prelato erano state portate alla luce da 'Hide and seek' ('Nascondino'), un documentario realizzato dai fratelli Marek e Thomasz Sekielski, in cui si racconta la storia di padre Arkadiusz Hajdasz, accusato di aver abusato di diversi ragazzi nelle sue due parrocchie.

Nel documentario viene denunciato per aver insabbiato gli abusi anche Monsignor Janiak, il quale dichiarava di non avere nulla di cui doversi pentire. Per i due registi, invece, almeno dal 2016, "era a conoscenza delle tendenze pedofile del sacerdote, perché era stato visitato dai genitori di una delle vittime", non avendo inoltre "notificato le molestie alla Congregazione per la dottrina della fede" secondo la prassi.

Sempre secondo i fratelli Sekielski, Hajdasz venne trasferito di parrocchia in parrocchia proprio per insabbiare la sua pedofilia, operazione a cui ha contribuito anche Janiak, che nascose anche il caso di padre Pawel Kania, condannato nel 2015 a sette anni di reclusione per aver molestato dei chierichetti, e quello di padre Edward, condannato a un anno e mezzo di carcere per avere molestato due ragazzi nel 2002. 

Dopo l’uscita del documentario, in grado di raggiungere in pochi giorni 2 milioni di visualizzazioni su YouTube, la Chiesa polacca aprì un’indagine e l’arcivescovo di Gniezno e primate della Polonia, Monsignor Wojciech Polak, in qualità di delegato dell’episcopato polacco per la protezione di bambini e adolescenti, chiese al Vaticano di indagare sulle coperture degli abusi sessuali commessi da padre Hajdasz.

Per Monsignor Polak "il documentario dei fratelli Sekielski mostra che il livello di protezione richiesto per i bambini e gli adolescenti nella Chiesa non fu rispettato. Chiedo a sacerdoti, suore, genitori ed educatori di non farsi guidare dalla falsa logica della protezione della Chiesa celando chi ha davvero commesso abusi. Noi non vogliamo permettere che questi crimini vengano nascosti".

Papa Francesco intervenne rapidamente commissariando subito la diocesi e, appena un mese dopo l’uscita del documentario, nominò - nell'attesa di scegliere un nuovo vescovo - amministratore apostolico della diocesi di Kalisz Monsignor Grzegorz Ryś, già arcivescovo metropolita di Lodz.

Accuse giunte in seguito (non nel documentario) anche l’ex segretario di Giovanni Paolo II, il cardinale Stanislaw Dziwisz, arcivescovo emerito di Cracovia. Janusz Szymik, per molti anni vittima degli abusi di padre Jan Wodniak, ha raccontato di avergli scritto più volte nel 2012 per denunciare le violenze sessuali subite tra il 1984 e il 1989.

"Il cardinale Dziwisw avrebbe potuto denunciare l’intera faccenda al Vaticano, ma non lo fece", ha dichiarato.

Sempre per i fratelli Sekielski, pure lo stesso Wojtyla ebbe un peso "nella copertura dei crimini commessi dai sacerdoti", e non solo in patria. Per questo i due registi hanno già cominciato a lavorare al loro nuovo documentario, incentrato proprio sul ruolo di San Giovanni Paolo II nella gestione dei "crimini sessuali commessi da chierici durante il suo pontificato".

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook