12:52 21 Ottobre 2020
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Dopo la nomina del nuovo primo ministro Sadyr Japarov e le dimissioni dell'ex presidente Sooronbay Jeenbekov, nella capitale kirghisa è stato revocato lo stato di emergenza.

Il Parlamento del Kirghizistan ha approvato nella mattinata odierna la revoca dello stato di emergenza nella capitale del Paese, Bishkek. A riportarlo è il corrispondente di Sputnik nel paese dell'Asia centrale.

A quanto si apprende, i deputati hanno votato all'unanimità l'annullamento dello stato di emergenza che era stato introdotto dall'ormai ex presidente Sooronbay Jeenbekov in seguito allo scoppio delle proteste.

Nella giornata di ieri lo stesso Jeenbekov ha rassegnato le proprie dimissioni dalla più alta carica dello stato, annunciando di non voler passare alla storia come un presidente autoritario e repressivo.

Come previsto dalla Costituzione, i poteri presidenziali sarebbero dovuti passare allo speaker del Parlamento Kanat Isaev ma, in virtù del rifiuto di quest'ultimo, sono invece stati trasferiti al primo ministro Sadyr Japarov, a sua volta confermato capo del governo il 14 ottobre.

Le proteste in Kirghizistan

Le proteste di opposizione nella repubblica dell'Asia centrale sono scoppiate il 5 ottobre in risposta a quelle che molti consideravano un'elezione generale ingiusta, tenutasi il 4 ottobre. I disordini sono stati segnati da folle di manifestanti che hanno invaso le istituzioni governative e i centri di potere.

I manifestanti hanno sequestrato la Casa Bianca e il municipio di Bishkek, entrando anche nell'edificio del Comitato di Stato per la sicurezza nazionale e provocando il rilascio dell'ex presidente del Kirghizistan, Almazbek Atambaev, e di altri ex funzionari.

A seguito degli scontri, la Commissione centrale del Kirghizistan ha annullato i risultati delle elezioni, mentre diversi alti funzionari kirghisi, tra cui il primo ministro del paese, Kubatbek Baronov, si sono dimessi dalle loro cariche.

 

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