00:59 22 Ottobre 2020
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Il Perù ha aperto le rovine di Machu Picchu per un singolo turista giapponese dopo che questi aveva atteso quasi sette mesi per entrare nella cittadella Inca, mentre era rimasto intrappolato nel Paese andino durante l'epidemia di coronavirus.

L'ingresso di Jesse Takayama tra le rovine è avvenuto grazie a una richiesta speciale che ha presentato mentre era bloccato da metà marzo nella città di Aguas Calientes, sulle pendici delle montagne vicino al sito, ha dichiarato lunedì il ministro della Cultura del Perù Alejandro Neyra.

"Era venuto in Perù con il sogno di poter vedere questa sito", ha detto Neyra in una conferenza stampa virtuale.

"Il cittadino giapponese è entrato insieme al nostro responsabile del parco in modo che potesse realizzare il suo desiderio prima di tornare nel suo Paese".

Takayama, il cui biglietto di ingresso è datato a marzo, è entrato nelle rovine della cittadella costruita più di 500 anni fa sabato ed è diventato il primo visitatore in sette mesi a poter camminare attraverso il sito del patrimonio mondiale. Il suo piano originale era di trascorrere solo pochi giorni in Perù per visitare proprio il sito di Machu Picchu.

​"È fantastico! Grazie!" ha detto Takayama in un video registrato sulla cima del monte Machu Picchu.

Il ministro Neyra ha promesso che a novembre le rovine di pietra di Machu Picchu saranno riaperte ai turisti nazionali e stranieri, senza tuttavia specificare la data. Il sito consentirà il 30% della sua normale capacità di 675 persone al giorno.

"Siamo ancora nel mezzo di una pandemia", ha detto Neyra che ha rassicurato: "Tutto sarà fatto con la cura necessaria".

Machu Picchu

Machu Picchu deriva il suo nome dai termini quechua (famiglia di lingue native del Sud America) machu – che significa ‘vecchio’, e pikchu, ‘cima, montagna’. È il più importante sito archeologico del Perù e uno tra i più rinomati anche a livello mondiale. È inserito nella lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO ed è stato eletto come una delle Sette Meraviglie del mondo moderno. Si tratta di un sito Inca situato nella valle dell’Urubamba, a circa 2.430 metri di altitudine cui si accede attraverso alti valichi di montagna.

Si suppone che la città fosse stata costruita dall'imperatore inca Pachacútec intorno all'anno 1440 e sia rimasta abitata fino alla conquista spagnola del 1532. Il suo splendore quindi durò meno di un secolo ma la sua storia rimase sempre nella memoria collettiva dei nativi nonché avvolta dal mistero. I profondi dirupi che la custodivano, il segreto della sua locazione e, soprattutto, il fatto che venne abbandonata dopo la conquista spagnola, fecero sì che per ben quattro secoli venne da una parte dimenticata, dall'altra esaltata dalle leggende.

Avvolta dal mistero è anche l’attribuzione della sua riscoperta, contesa tra lo storico di Yale Hiram Bingham, che annunciò al mondo con il massimo clamore i suo ritrovamento nel luglio del 1911, e il tedesco Augusto Berns, una sorta di avventuriero ‘Indiana Jones’ che nel 1867, cioè 44 anni prima, pare l’avesse individuata per impadronirsi e trafficarne i tesori perduti. Molti sospettano che alcuni importanti reperti possano essere in questo modo finiti in mano di collezionisti privati.

L’alone di mistero e leggenda che avvolge l’antica città Inca, non fa che aumentarne il fascino e attirare ogni anno, pandemie a parte, centinaia di migliaia di persone da ogni angolo del pianeta in visita e per la classica foto dal monte Huayna Picchu, che sovrasta il sito.

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