11:56 20 Ottobre 2020
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La pandemia di Covid-19 ha portato alla diffusione di nuove, inedite regole di etichetta e di nuove norme di comportamento, alle quali giorno dopo giorno ci stiamo abituando, non senza fatica.

A fare il punto, in un'intervista con il corrispondente di Sputnik, su quale sia il modo corretto di indossare la mascherina o di rispettare la distanza di sicurezza, ma anche su alcuni aspetti piuttosto particolari dell'etichetta nell'epoca del Covid-19 è il direttore della compagnia The English Manner William Hanson, autore di numerosi libri su tale tematica.

"La cosa che mi è sempre piaciuta del mio lavoro, e quest'anno in modo particolare, è il fatto che l'etichetta cambi con il passare del tempo. Ad esempio con il coronavirus è cambiato il modo in cui salutiamo le altre persone. L'etichetta cambia: se ci comportassimo come le persone medievali, sembreremmo ridicoli. Anche a me piace seguire la moda del momento, il cambiamento. Altrimenti sarebbe tutto estremamente noioso", ha spiegato Hanson, riferendosi alla specificità del suo lavoro.

L'esperto ha preso in primo luogo in analisi quelle situazioni in cui il nostro interlocutore decide di non indossare il dispositivo individuale di protezione o di non rispettare la distanza di sicurezza. In tal caso, ha spiegato Hanson, deve essere nostra premura quella di mostrare innanzitutto tatto e finezza:

"Nel caso della mascherina io formulerei la mia richiesta in questo modo: "Avrebbe la possibilità di indossare la mascherina?". Non direi mai: "Perché non indossa la mascherina?", in quanto questa frase suonerebbe in modo molto aggressivo. Io chiedere sempre "Avrebbe la possibilità di indossare la mascherina", proprio perché, forse, la persona non ha la possibilità di farlo per un motivo del quale non siete a conoscenza", ha detto Hanson, aggiungendo che anche nel caso in cui tale motivazione non esistesse, è sempre buona norma lasciare all'interlocutore "la presunzione di innocenza".

Un'altra situazione piuttosto comune è poi quella in cui il nostro interlocutore si avvicina a noi senza rispettare le distanze: in tal caso, ha affermato Hanson, quello che conviene fare è porre la situazione da una prospettiva di un mancato rispetto della distanza rispetto a lui e non a voi:

"Ad esempio, se Lei fosse troppo vicina a me, io Le direi qualcosa del tipo: "Oh, dovrei lasciarle un po' più di spazio" e dopo aver pronunciato queste parole farei un passo indietro. Non Le direi mai che si è avvicinata troppo e non inizierei mai a rimproverarla. Non piacerebbe a nessuno. In questo modo, invece, Le darei la possibilità di capire che mi sto preoccupando per Lei. In realtà le buone maniera sono quando ci si preoccupa per le altre persone", ha ancora rilevato il direttore di The English Manner.

Secondo l'esperto, molte persone risultano essere spaventate dal dover dire di no ad un invito per un evento al quale è prevista la partecipazione di molte persone; anche in questo caso, tuttavia, non c'è reale motivo per disperare in quanto la soluzione è risolvibile in una maniera molto più semplice di quanto si possa credere:

"Potete semplicemente dire di non avere la possibilità di venire. E' tutto quello che dovete dire. Io non mi arrabbierei, o non mi metterei a rimproverare qualcuno, anche se sapessi che il mio interlocutore ha torto. Proprio come in tempi 'normali', nel rifiutare un invito non c'è bisogno di dilungarsi sul motivo per il quale non potete andare, specialmente se non state parlando con una persona a voi cara", ha fatto notare Hanson.

Ultima questione, ma non certo per importanza, è quella relativa a come approcciare la discussione, in particolar modo con i cosiddetti "negazionisti del Covid", ovvero quegli individui che negano o danno poca importanza alla pandemia di Covid-19.

Secondo il direttore di The English Manner, in linea di principio non è mai buona cosa indugiare troppo sulla tematica relativa alla pandemia:

"Il coronavirus è una grande questione, è più grande della Brexit, è più grande di Trump o di qualunque altra cosa; pertanto sarebbe molto strano non parlarne affatto. Ma dal punto di vista della salute psicologica, forse, sarebbe bene per tutti staccare un po' la spina e non parlarne. Perciò, se vi recate al ristorante con amici, va bene toccare la questione del Covid, ma è meglio evitare di parlarne per tutta la sera. Secondo una ricerca, parlare di malattie durante una pandemia che, volenti o nolenti, è sempre presente nelle nostre vite, si riflette sulla condizione psicologica delle persone. Ma il coronavirus non è un tema tabù", ha precisato Hanson.

Allo stesso modo, risulta non avere molto senso il cercare di convincere coloro che hanno un'opinione differente dalla nostra in merito alla gravità della situazione epidemiologica:

"I negazionisti del Covid hanno diritto al proprio punto di vista, quindi potete semplicemente dire: "Ok, Bob, ha tutto il diritto ad avere la tua opinione ma io non sono d'accordo con te. Parliamo di qualcos'altro", ha dunque concluso l'esperto.

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