14:35 31 Ottobre 2020
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Tra i frequenti attacchi nella cosiddetta Zona Verde a Baghdad, diversi paesi, tra cui gli Stati Uniti, hanno avvertito l'Iraq che potrebbero chiudere le loro ambasciate nell'area se i bombardamenti sulle missioni diplomatiche continueranno.

I gruppi delle milizie irachene hanno accettato di fermare temporaneamente i bombardamenti contro la presenza militare americana nel paese, a condizione che la coalizione guidata dagli Stati Uniti ritiri le sue truppe dall'Iraq "in linea con una risoluzione parlamentare", ha riferito l'Associated Press, citando tre funzionari della milizia.

"Le fazioni delle milizie hanno offerto una tregua e si asterranno dal prendere di mira gli Stati Uniti in Iraq, compresa l'ambasciata americana, a condizione che le forze americane si ritirino entro un "periodo di tempo accettabile", ha detto Mohammed Mohie, portavoce di Kataib Hezbollah.

Se Washington non procederà con la ritirata delle truppe, tuttavia, "le fazioni della resistenza riassumeranno le loro attività militari con tutte le capacità a loro disposizione", avrebbe sottolineato Mohie.

Secondo AP, l'organo di coordinamento della resistenza irachena - che includerebbe Kataib Hezbollah, Asaib Ahl al-Haq e Harakat al-Nujaba - ha annunciato sabato "la cessazione delle sue operazioni contro le forze e gli interessi stranieri, soprattutto contro gli americani in Iraq".

“La tregua è arrivata dopo che importanti personalità sono intervenute e hanno mediato per persuadere queste fazioni a fermare i bombardamenti fino alla fine delle elezioni americane. [...] Questi sono i messaggi trasmettessi da queste personalità", ha detto Mohie, citato da AP.

La durata della tregua non è stata specificata, poiché altri due portavoce anonimi hanno fatto eco alle osservazioni di Mohie, dicendo solo che è stata "a tempo indeterminato".

Mentre la Green Zone, l'area di Baghdad che ospita le missioni diplomatiche per diverse nazioni, viene frequentemente attaccata, il premier iracheno Mustafa Al-Kadhimi ha confermato a fine settembre che "un certo numero di paesi", inclusi gli Stati Uniti, avevano avvertito l'Iraq che le loro ambasciate avrebbero potuto essere chiuse definitivamente di conseguenza.

Al-Kadhimi ha espresso la sua preoccupazione per la chiusura delle ambasciate, dicendo che interromperà la cooperazione tra l'Iraq e il resto del mondo, il che sarebbe "pericoloso considerando le sfide che Baghdad sta affrontando".

Milizie sostenute dall'Iran?

Nonostante nessun gruppo che rivendichi ufficialmente la responsabilità per gli attacchi alla Green Zone, Washington ha incolpato quelle che descrive come milizie sostenute dall'Iran.

A gennaio, un attacco con un drone statunitense che ha ucciso il generale iraniano Qasem Soleimani fuori dall'aeroporto internazionale di Baghdad ha suscitato una risposta da Teheran, poiché ha bombardato le basi militari americane situate in Iraq dopo aver avvertito che tali attacchi si sarebbero verificati.

A seguito degli attacchi, il parlamento iracheno ha votato una risoluzione non vincolante che prevedeva la ritirata delle truppe statunitensi dal paese, qualcosa che l'amministrazione Trump, pur annunciando piani per la ritirata dall'Iraq, non ha ancora fatto.

Al 9 settembre, si dice che ci siano circa 5.200 soldati americani in Iraq, secondo il comando centrale degli Stati Uniti.

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