11:54 20 Ottobre 2020
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Le foto del banchetto con polli arrosto, frutta e bandiere nere per festeggiare l'uscita dal carcere di 200 islamisti dopo il rilascio degli ostaggi italiani e francesi rapiti in Mali, sono state diffuse sul web dal gruppo jihadista Gsim, nato nel 2017 dalla fusione tra membri di al Qaeda e dell'Isis*.

Una tavola imbandita con frutta, polli arrosto e bandiere del Califfato islamico. Così il Gruppo dei sostenitori dell’islam e dei musulmani (Gsim), organizzazione terrorista attiva nel nord del Mali, nata dalla fusione, nel 2017, tra miliziani di Al Qaeda e dell’Isis, festeggia il ritorno tra le montagne del Sahel, al confine con il deserto del Sahara, di 206 miliziani islamisti detenuti nelle prigioni di Bamako.

Ormai si può affermare con certezza che la loro scarcerazione sia stata la contropartita per il ritorno a casa di Padre Pierluigi Maccalli, Nicola Chiacchio, Sophie Pétronin e dell’ex ministro Soumaila Cissé, tenuti in ostaggio da tre diverse organizzazioni terroristiche che operano nelle vaste regioni desertiche del nord del Paese, dove nel 2014 Parigi ha dato il via all'operazione Barkhane inviando più di 5mila soldati per il contrasto al jihadismo nella regione.

Le foto sono comparse sul web e sui social assieme ad un comunicato del gruppo che ha esultato per il ritorno dei combattenti. La trattativa, con tutta probabilità è stata condotta dalla giunta militare maliana, parallelamente a quelle che stavano andando avanti con gli 007 di Francia e Italia. Decisivo per l’accordo, secondo gli analisti, sarebbe stato il potente imam salafita Mahmud Dicko, fautore dell’inclusione dei gruppi islamisti considerati più “moderati” al tavolo dei negoziati.

“La Francia oggi si congratula col governo, ma erano tutti d’accordo sul prezzo da pagare? Non posso immaginare che a Parigi siano soddisfatti della liberazione di così tanti jihadisti”, ha commentato una fonte anonima dell’AFP. “È evidentemente un fatto molto delicato per la Francia, perché esiste una contraddizione – aggiunge l'esperto sentito dall'agenzia di stampa francese - sul fatto che ora non si può più escludere che il dialogo con i gruppi islamisti possa fare parte della soluzione”.

La contraddizione è che l’organizzazione dai mille rivoli con cui la giunta militare di Bah N’Daw ha deciso di aprire un canale di comunicazione è la stessa che la Francia combatte sul terreno in una guerra ibrida che finora ha provocato la morte di 45 soldati francesi. Insomma, gli stessi miliziani catturati dall’esercito di Parigi ora torneranno di nuovo sul terreno.

Il dialogo con il leader del GSIM, il capo tuareg Iyad Ag Ghaly, era stato inaugurato dall’ex presidente maliano Ibrahim Boubacar Keïta. La condizione del gruppo per l’avvio di un negoziato per mettere fine alla ribellione nelle regioni del nord, all'epoca, era stata soltanto una: “La fine dell’occupazione razzista e arrogante dei crociati francesi”. Ora la giunta militare che ha rovesciato Keita ha dimostrato che non c’è stato un cambio di rotta, complice il ruolo sempre più influente di Dicko.

Certo, gli accordi sul piano militare, non cambiano. Parigi, che a giugno ha rivendicato l’uccisione del capo storico di Al Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi), l’algerino Abdelmalek Droukdal, è decisa a mettere fuori combattimento anche l’attuale leader del Gsim. La liberazione dei 200 commilitoni di Ag Ghali potrebbe rendere ancora più difficoltoso il raggiungimento dell’obiettivo. E rafforzare ulteriormente quello che ormai è diventato l’hub del jihadismo africano.

*Isis è un gruppo terroristico vietato in Russia e molti altri paesi

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