12:15 21 Ottobre 2020
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Padre Pier Luigi Maccalli e Nicola Chiacchio sono stati liberati assieme alla cooperante francese Sophie Pétronin, e al politico maliano, Soumaïla Cissé, con un'operazione congiunta tra le forze maliane e i partner internazionali. Non è chiaro se sia stato pagato un riscatto, ma il governo di Bamako ha fatto uscire dal carcere 200 jihadisti.

“Una bella notizia: padre Pier Luigi Maccalli e Nicola Chiacchio sono finalmente liberi e stanno bene”. Così in un tweet pubblicato ieri sera, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha annunciato la liberazione dei due italiani rapiti in Niger e in Mali da un gruppo jihadista legato ad Al Qaeda. “Grazie al nostro comparto di intelligence, in particolare all’Aise, e alla Farnesina per questo risultato”, ha scritto anche il premier Giuseppe Conte.

Padre Maccalli, missionario della Società delle Missioni Africane (Sma), originario di Madignano, in provincia di Cremona, era stato rapito da un commando jihadista nella sua parrocchia a Bomoanga, non lontano dalla capitale nigerina Nyamey nel settembre del 2018.

Di lui non si erano avute più notizie fino allo scorso aprile, quando il quotidiano dei vescovi, Avvenire, pubblicò in esclusiva un video di 24 secondi, risalente al mese di marzo, in cui il sacerdote compariva in abiti tradizionali islamici assieme a Nicola Chiacchio, un turista rapito in Mali circa un anno fa. Segno che, forse, una trattativa con i rapitori era già in corso.

Un particolare, questo, secondo l’agenzia Reuters, mai confermato né smentito dalle autorità maliane e da quelle francesi, impegnate in una missione anti-terrorismo nelle regioni del nord del Paese, controllate in parte da gruppi islamisti.  

La liberazione di 200 jihadisti e il giallo del riscatto

Ieri, dopo oltre due anni di prigionia, il governo maliano ha annunciato la liberazione dei nostri connazionali in un comunicato. Da Bamako hanno fatto sapere che tutto è stato possibile grazie agli sforzi dei servizi di sicurezza interni e dei partner internazionali.

Non è chiaro se per Maccalli e Chiacchio, liberati assieme alla cooperante francese Sophie Pétronin, 75 anni, sequestrata nel 2016 a Gao, nel Nord del Mali, e al politico maliano, Soumaïla Cissé, rapito il 25 marzo scorso a Timbuctù, sia stato pagato un riscatto.

Per ora l’unico dato certo è che tutti gli ostaggi liberati fossero nelle mani del GSIM, il Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani, un’alleanza di gruppi jihadisti affiliati ad Al Qaeda. Ma sono ancora molti i punti oscuri della vicenda. Cissé ha detto ai media locali di essere stato informato della liberazione lunedì scorso. Cosa sia successo da lunedì a ieri è ancora un mistero.

Sicuramente, tra domenica e martedì, il governo maliano ha fatto uscire dalle carceri circa 200 prigionieri. Si tratta, con tutta probabilità, di appartenenti a gruppi jihadisti, di cui non si conosce l’identità. Forse è questa la contropartita per la liberazione dei quattro ostaggi. Quali saranno le conseguenze di questa operazione nei rapporti di forza tra governo maliano e GSIM resta un punto interrogativo.

Per le formazioni come il GSIM i rapimenti di cittadini occidentali per ottenere un riscatto rappresentano un vero e proprio business. Secondo l’Associated Press, nelle mani del gruppo ci sarebbero almeno altre cinque persone: il medico australiano Ken Elliot, la suora colombiana Gloria Cecilia Narvaez Argoti, Christo Bothma, cittadino sudafricano, Beatrice Stockly, svizzera, e Julian Ghergut, cittadino romeno.

Gli italiani rapiti all'estero

Dall’aprile 2019 ad oggi sono tornati a casa sei degli ostaggi italiani rapiti all’estero, compresi padre Maccalli e Nicola Chiacchio. Nella primavera del 2019, come ricorda Rai News 24, erano stati liberati Sergio Zanotti e Alessandro Sandrini, entrambi sequestrati in Turchia e tenuti prigionieri in Siria. A marzo 2020 è stata la volta di Luca Tacchetto, 31enne di Padova e della fidanzata canadese Edith Bias, liberati nel nord del Mali dopo essere scomparsi nel dicembre del 2018 in Burkina Faso, rapiti dai miliziani islamisti.

Due mesi dopo torna in Italia anche Silvia Romano, cooperante milanese rapita nel villaggio di Chakama, in Kenya, dal gruppo terrorista somalo al- Shabaab. Il suo caso fa discutere più degli altri. La volontaria del Casoretto, infatti, atterra a Ciampino con l’abito imposto alle donne somale dai fondamentalisti islamici. Alcune fonti, inoltre, parlano subito del pagamento di un riscatto di quattro milioni di euro. Il governo italiano non conferma ma non smentisce neppure. I soldi, dirà in una clamorosa intervista a Repubblica Ali Dehere, portavoce degli al Shabaab somali, sarebbero serviti in parte a “finanziare la jihad”.

Resta ancora incerto, invece, il destino di padre Paolo Dall’Oglio, 64 anni, il sacerdote scomparso nel 2013 a Raqqa, allora roccaforte dei jihadisti dell’Isis in Siria. Di lui non si hanno più notizie, ma alcune fonti sostengono che sia ancora vivo. Poi ci sono i tre italiani originari di Napoli, dispersi in Messico. Raffaele e Antonio Russo, padre e figlio, e Vincenzo Cimmino, nipote di Raffaele, lavoravano come venditori ambulanti e sarebbero stati consegnati da quattro poliziotti ad una gang criminale di Tecalitlán. Di loro si erano perse le tracce nel gennaio del 2018. Quest’estate sono ripartite le ricerche, in collaborazione con il governo messicano.

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