11:08 30 Ottobre 2020
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Ciò che in due mesi non è riuscito all’opposizione in Bielorussia, l’ha fatto in una sola notte la folla in Kirghizistan. I manifestanti, delusi dall'esito delle elezioni, hanno assaltato il parlamento, liberato dal carcere l’ex presidente e costretto alla resa la polizia. Cosa succederà ora e perché il sistema è crollato così improvvisamente?

 

Gli eventi che hanno portato al colpo di Stato si sono sviluppati come segue.

Il 4 ottobre in Kirghizistan si sono tenute le elezioni parlamentari a seguito delle quali più della metà dei seggi è stata assegnata ai due partiti filogovernativi, ossia Birimdik e Mekenim Kirghizistan.

I partiti che non sono riusciti a superare la soglia del 7% non hanno accettato l’esito delle elezioni e sono scesi a manifestare per le strade della capitale Bishkek.

Dal mattino del 5 ottobre nella piazza centrale della capitale Bishkek (nei pressi dell’edificio del parlamento) ha preso avvio una manifestazione di cittadini scontenti. Durante la giornata del 5 ottobre si sono radunate in pazza 2.000 persone e sul far della notte erano circa 5.000 (si tratta proprio dei numeri forniti dagli esperti).

I manifestanti chiedevano che i risultati delle elezioni fossero annullati e che il presidente desse le dimissioni. Una volta calata la notte, un gruppo di uomini (definiti “provocatori” dall’opposizione) si è diretto verso la Casa Bianca e ha scavalcato la recinzione. Questo è stato per le forze dell’ordine il pretesto per disperdere la manifestazione.

Durante tutta la notte del 6 ottobre a Bishkek si sono tenuti scontri dei manifestanti con la polizia. Fra di loro quella notte non vi erano i leader dell’opposizione. Le proteste erano più che altro violente. Le forze dell’ordine sono riuscite a sgomberare il centro della capitale, ma non a lungo.

I manifestanti si sono raggruppati nuovamente per dirigersi verso il centro dove verso le prime ore del mattino hanno preso d’assalto senza alcuna resistenza la Casa Bianca, ossia l’edificio dove ha sede il parlamento del Paese e dove si trova l’ufficio del presidente.

In altre parole, i 5.000 manifestanti per le strade di Bishkek si sono trovati nelle condizioni di effettuare un colpo di Stato.
Un gruppo organizzato di manifestanti ha fatto irruzione nell'area della Casa Bianca, sede del parlamento e dell'amministrazione presidenziale del Kirghizistan
© REUTERS / Vladimir Pirogov
Un gruppo di manifestanti irrompe nell'edificio del parlamento khirgiso a Bishkek

Le forze dell’ordine si sono date alla ritirata senza esercitare molta resistenza e pensando più a proteggere se stessi che a difendere gli edifici pubblici.

La foga dei manifestanti ha colpito anche i medici di alcune squadre di pronto soccorso: i medici sono stati picchiati e le attrezzature sanitarie saccheggiate.

In tutto sono state ferite alcune centinaia di manifestanti e forze dell’ordine e un civile è deceduto in seguito alle ferite riportate.

Sin dal mattino l’edificio della procura generale è stato facilmente occupato. Qui i manifestanti hanno già nominato il nuovo procuratore generale ad interim, Almambet Shykmamatov.

Questi intende già avviare un procedimento penale in merito alle presunte irregolarità negli spogli elettorali. In maniera analoga è stato nominato il nuovo ministro degli Interni.

Stando alle ultime notizie, invece, il presidente del Comitato statale per la sicurezza nazionale (GKNB) avrebbe conservato la sua carica: probabilmente questo è dovuto al soddisfacimento delle richieste avanzate dall’opposizione.

Dal penitenziario del GKNB è stato liberato l’ex presidente Almazbek Atambaev i cui sostenitori hanno svolto un ruolo di un certo peso negli eventi dell’ormai terza rivoluzione o colpo di Stato (il termine a cui ci si riferisce varia a seconda delle preferenze politiche).

Sono stati liberati anche 2 ex primi ministri condannati e alcuni altri politici. Nello specifico, l’ex deputato Sadyr Zhaparov condannato già durante il mandato di Atambaev.

I membri del partito di Atambaev hanno già annunciato di aver deposto le “autorità criminali”.

  • I manifestanti hanno occupato anche l’edificio del municipio di Bishkek e hanno nominato un sindaco “popolare”.
  • Nella seconda città più popolosa del Paese, Osh, il sindaco è stato rimosso dalla giunta cittadina riunitasi d’urgenza.
  • A livello regionale vi sono state dimissioni dei governatori: 4 dei 7 governatori si sono già dimessi in maniera definitiva. 

Particolarmente confusa è la situazione in cui versa il consiglio dei ministri. Il primo ministro, infatti, è stato rimosso dall'incarico. L’edificio del governo è stato occupato e non si capisce chi detenga il potere al momento. Secondo i giornalisti, è stato occupato anche il gabinetto del Ministero della Salute e sarebbe stato nominato un nuovo ministro. Questo potrebbe avere gravi conseguenze alla luce della pandemia in corso.

Quali sono le ragioni del malcontento?

“Naturalmente si tratta delle irregolarità che si sono verificate durante le elezioni. In particolare, è stato modificato il sistema dei seggi elettorali e molti elettori sono stati corrotti”, sostiene il politologo kirghiso Almaz Tazhybay.

“Questo ha infervorato i sostenitori dei partiti che non hanno superato la soglia di sbarramento del 7%, il che si è reso possibile per via delle imperfezioni del sistema elettorale e della legislazione a supporto dello stesso. A mio avviso, le autorità non sono riuscite a garantire il corretto svolgimento delle elezioni e di conseguenza si sono verificati gli eventi della notte del 6 ottobre”.

Secondo l’esperto, i cittadini kirghisi erano già profondamente scontenti delle autorità in carica poiché queste hanno ignorato le criticità che il popolo stava affrontando durante la crisi da coronavirus.

Alla presa del potere hanno partecipato sia i sostenitori dell’ex presidente Atambaev sia gli attivisti di altri partiti d’opposizione sia comuni cittadini.

Le forze dell’ordine ad ogni modo non si sono dimostrate molto inclini a opporre resistenza.

“I collaboratori di polizia sono sempre stati prigionieri del loro stesso lavoro. Ma per la maggior parte sono a fianco della popolazione: dopotutto, anche loro sono comuni cittadini con famiglia. Pertanto, da un alto, hanno fatto il loro dovere professionale, ma ad un certo punto le autorità hanno perso tutto il loro potere innanzi al popolo e l’intero sistema è crollato. Le forze dell’ordine non le hanno protette, come menzionato. La mentalità dei kirghisi, fondata sulla mitologia, l’eredità culturale e le tradizioni, è particolarmente calda. I manifestanti hanno opposto resistenza perché credevano di aver ragione anche quando contro di loro veniva aperto il fuoco. La vista del sangue non faceva che infervorare ancor di più il popolo”, spiega Tazhybay.

Inoltre, secondo l’esperto, ora il parlamento sarà rieletto, mentre non è ancora chiaro cosa ne sarà del presidente.

“Ci saranno necessariamente nuove elezioni parlamentari. Ma con quali regole? Questa è la questione centrale. Non è possibile ripetere gli errori del passato. È necessario garantire il corretto svolgimento delle elezioni affinché una simile situazione non si ripeta. Pertanto, ci saranno nuove elezioni e il presidente al momento sta tentando di contenere la situazione il più possibile nel rispetto del diritto. È pronto a trovare dei compromessi con le parti coinvolte. Ma purtroppo è ampiamente in ritardo.

È difficile dire se Zheenbekov manterrà il potere oppure se questo verrà gradualmente preso dall’opposizione. Per ora Zheenbekov è il capo di Stato protetto dalle forze dell’ordine, anche se ieri notte il GKNB durante la liberazione di Atambaev è passato dalla parte dei manifestanti e ha contribuito alla liberazione di politici condannati”, spiega Tazhybay.

Sputnik
Un manifestante a Bishkek

E poi?

L’opposizione ha annunciato la creazione di un consiglio di coordinamento che dovrà “ripristinare lo Stato di diritto”. Tra i membri del consiglio figurano anzitutto coloro i quali non sono riusciti a vincere le elezioni. Vi è anche chi ha superato la soglia di sbarramento (ad esempio, Adakhan Madumarov, leader del partito Butun Kighizistan).

Si annoverano anche politici filorussi fra cui Ravshan Zheenbekov, liberato dal penitenziario del GKNB e noto sostenitore del Maidan di Kiev.

Per i prossimi giorni possiamo aspettarci un totale cambio delle cariche ministeriali e locali in Kirghizistan (non si riesce a rintracciare il primo ministro Kubatbek Boronov). Tutti i governatori indicati dal presidente si dimetteranno in maniera volontaria. I sindaci delle grandi città seguiranno il loro esempio.

Nel 2010 il deposto presidente Kurbanbek Bakiev si rifugiò nel sud del Paese nella sua tenuta da cui intendeva opporre resistenza con alcuni suoi collaboratori, ma poi decise di fuggire in Bielorussia.

Per lungo tempo i collaboratori delle forze dell’ordine, sotto pressione e demoralizzati, non furono in grado di tenere la situazione sotto controllo: nello specifico, le regioni meridionali del Paese furono interessate da disordini a sfondo etnico tra uzbeki e kirghisi. Questo fu uno degli eventi peggiori che interessò la repubblica kirghisa ormai dieci anni fa.

Intanto il presidente Zheenbekov è cauto nel riconoscere le nomine effettuate dal popolo e invita piuttosto all’ordine sebbene non sia contrario allo svolgimento di ulteriori elezioni.

“Ho proposto alla Commissione elettorale centrale di vagliare accuratamente le infrazioni e, laddove necessario, annullare i risultati delle elezioni. […] Invito i leader dei partiti politici a placare i propri sostenitori e a tenerli lontani dai punti di assembramento. Invito tutti i miei connazionali a preservare la pace e a non cedere alle esortazioni dei provocatori. La pace del nostro Paese e la sicurezza della nostra società sono i valori più importanti in assoluto. Invito tutte le parti coinvolte a porre il destino del nostro Paese al di sopra delle ambizioni politiche e a ripristinare lo Stato di diritto”, afferma Zheenbekov.

 

© Sputnik
La foto simbolo della protesta a Bishkek: fumo dal parlamento e per terra i faldoni lanciati dalle finestre dagli insorti

Articolo originale pubblicato dal quotidiano d'affari russo Vglyad a firma di Eveniy Pogrebnyak.

 

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