11:17 20 Ottobre 2020
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Il conflitto in Nagorno-Karabakh non è colpa di armeni e azeri, ma è diventata la loro sciagura. Le ragioni storiche e le prospettive attuali spiegate in breve e alla portata di tutti.

ulla Terra vi sono già abbastanza conflitti di natura territoriale legati all’avidità umana e al desiderio di generare profitto. Vi sono, tuttavia, anche alcuni luoghi che sono diventati l’arena privilegiata di conflitti infiniti senza che in origine nessuna delle parti abbia commesso un atto criminale.

Uno di questi è il Nagorno-Karabakh: non è colpa di armeni e azeri, ma è diventato la loro sciagura.

Per tutta la storia dell’umanità questa regione ha sempre attirato l’interesse di diversi conquistatori. La prima formazione statale all’interno della quale fu incluso il Karabakh fu l’antico regno di Urartu anche se, secondo gli archeologi, vi fu la presenza di umani in questo territorio sin dal Paleolitico. Dunque, anche gli antichi armeni che vissero qui furono un popolo di stranieri.

Inizialmente la regione fu abitata da popolazioni a noi ignote le quali non appartenevano agli Indoeuropei. Si presume che si trattasse degli etruschi che partirono dal Caucaso meridionale per arrivare poi nel territorio dell’odierna Italia e i quali parlavano una lingua la cui origine è ad oggi sconosciuta.

Quando, però, il regno degli antichi armeni perse potere, l’Artsakh (allora questa era la denominazione del Nagorno-Karabakh) passò all’Albania caucasica, una satrapia dell’Impero Sasanide. Probabilmente quello fu per la regione l’età dell’oro: infatti, vivevano in questo territorio tribù di culture, lingue e professioni religiose differenti.

Tuttavia, ben presto l’idillio ebbe fine.

All’inizio del VIII secolo l’Artsakh fu conquistato dagli arabi musulmani e da lì prese avvio una sanguinosa sequela di conquistatori e religioni imposte. Gli armeni riuscirono a liberarsi dai conquistatori nella metà del IX secolo, ma già nell’XI finirono sotto il controllo dei turchi selgiuchidi. Non appena questi furono scacciati, giunse nella regione transcaucasica una tribù di mongoli che rinominarono la regione Karabakh, ossia letteralmente “giardino nero”.

Nell’area in seguito regnarono i turcomanni, i mistici safavidi e i curdi.

Oggi entrambe le parti coinvolte nel conflitto cercano di presentare il Nagorno-Karabakh come un territorio di loro appartenenza, ma nella realtà sin dalla notte dei tempi quest’area ha attirato i popoli più diversi diventando per questi ultimi prima casa e poi tomba.

Un problema senza soluzione

Verso la metà del XIX secolo qui si venne a creare una situazione alquanto pericolosa che vedeva l’insediamento misto di più popoli. La prima disputa su base territoriale nella storia contemporanea del Nagorno-Karabakh si verificò già durante la rivoluzione del 1905 sotto l’Impero Russo.

Una controversia assai più acuta si verificò durante il periodo della guerra civile. Né gli azeri né gli armeni avevano ricevuto una risposta soddisfacente al loro problema dallo zar, dunque se le aspettavano dai bolscevichi.

L’Armata Rossa effettivamente soffocò la rivolta del 1920 fra queste due popolazioni, ma i termini dell’accordo di pace divennero una vera e propria “bomba ad orologeria”.

I capi sovietici erano convinti che in breve tempo ci sarebbe stata una rivoluzione mondiale, che la religione sarebbe scomparsa, che i confini non sarebbero più serviti a nulla. Per questo, decisero che sarebbe stato sufficiente adottare una qualche soluzione temporanea e che poi le cose si sarebbero sistemate da sole. Dunque, il Karabakh a maggioranza armena e cristiana venne incluso all’interno dell’Azerbaigian come regione autonoma, circondata da tutti i lati da popolazioni musulmane.

Il progetto della rivoluzione mondiale non andò a buon fine e la povera regione continua ad essere problematica perché l’attuale situazione non soddisfa nessuna delle parti in conflitto.

  • Entrambi in popoli considerano a ragione il Nagorno-Karabakh come proprio: gli azeri sottolineano il principio della sovranità statale, mentre gli armeni il diritto all’autodeterminazione.
  • Entrambi gli approcci sono corretti dal punto di vista giuridico, ma non si sa quanto altro sangue verrà versato per questi diritti e quante volte ancora gli scontri si ripeteranno.

Articolo originale pubblicato sul blog "Storia della Russia" del portale Yandex.Zen.

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