14:30 31 Ottobre 2020
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Il presidente dell'Azerbaigian, Ilham Aliyev, ha sottolineato l'importanza della partecipazione della Turchia alla risoluzione della controversia Nagorno-Karabakh.

La Turchia deve assolutamente partecipare al futuro processo per la pacifica risoluzione del conflitto. La Turchia è un attore importantissimo nella regione, è un vicino dell'Azerbaigian e dell'Armenia. Nel processo di pacificazione, a mio avviso, il ruolo della Turchia sarà molto importante", ha dichiarato Aliyev in un'intervista ad un'emittente turca.

Il capo di stato azero ha criticato la posizione espressa nei giorni scorsi dal presidente francese Emmanuel Macron, il quale aveva definito "pericolose" le parole del ministro degli Esteri di Ankara Cavusoglu sul conflitto in atto nel Nagorno-Karabakh:

"Le dichiarazioni di Macron sul Nagorno-Karabakh sono inaccettabili, è come se Parigi si tiri fuori dal processo di risoluzione del conflitto", ha incalzato Aliyev.

In conclusione il presidente dell'Azerbaigian si è soffermato sui rapporti con la Russia, ribadendo che le relazioni bilaterali con Baku sono ad un livello altissimo e che la posizione espressa da Mosca è estremamente responsabile.

Sin dall'inizio dell'escalation nella regione contesa del Nagorno-Karabakh, la Federazione Russa ha più volte esortato gli attori del conflitto ad intraprendere la strada del dialogo e della diplomazia.

Escalation nel Nagorno-Karabakh e storia del conflitto

La situazione nella regione contesa del Caucaso meridionale è peggiorata lo scorso 27 di settembre, dopo che Armenia e Azerbaigian hanno dato vita a reciproci scontri a fuoco e provocazioni militari lungo la linea di contatto. L'escalation ha spinto entrambi i Paesi a introdurre la legge marziale e la mobilitazione.

Il conflitto nella regione è iniziato nel febbraio del 1988, quando la Regione Autonoma del Nagorno-Karabakh proclamò l'indipendenza dalla Repubblica Socialista Sovietica dell'Azerbaigian. Nell'area è scoppiato un conflitto armato tra il 1992 al 1994, da allora sono stati avviati negoziati per la normalizzazione del conflitto con la mediazione del gruppo di Minsk dell'OSCE, guidato da Russia, Stati Uniti e Francia.

L'Azerbaigian insiste sulla conservazione della propria integrità territoriale mentre l'Armenia protegge gli interessi della repubblica non riconosciuta del Nagorno-Karabakh, che non è parte del negoziato.

 

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