14:20 24 Ottobre 2020
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Yerevan ha ripetutamente accusato Ankara di essersi posta al comando delle operazioni militari in corso nella regione contesa del Nagorno-Karabakh.

Gli Stati Uniti dovranno rendere conto di un eventuale consegna di caccia da combattimento F-16 all'aviazione Turchia in seguito impiegati per colpire le forze armene nel Nagorno-Karabakh.

Ad esprimere la propria preoccupazione sul tema, a margine di un incontro con il Consigliere per la sicurezza americano Robert O'Brien, è stato il primo ministro armeno Nikol Pashinyan:

"Gli USA dovranno spiegare se hanno consegnato o no gli F-16 [alla Turchia, ndr] per bombardare dei pacifici villaggi e la popolazione civile", ha riferito il premier ad un corrispondente del New York Times.

A quanto si apprende, O'Brien nel corso del suo colloquio con il primo ministro armeno avrebbe dichiarato di aver "compreso" i motivi della preoccupazione da parte di Yerevan.

Nella sua intervista, Pashinyan ha quindi reiterato le proprie accuse ad Ankara circa il fatto che l'attuale escalation in corso nella regione contesa del Nagorno-Karabakh sarebbe stata provocata proprio in seguito a delle pressioni da parte turca e che la stessa vada a configurarsi come "una preosecuzione delle politiche di genocidio perpetrate dalla Turchia contro gli armeni".

Escalation nel Nagorno-Karabakh e storia del conflitto

La situazione nella regione contesa del Caucaso meridionale è peggiorata domenica scorsa, dopo che Armenia e Azerbaigian hanno dato vita a reciproci scontri a fuoco e provocazioni militari lungo la linea di contatto. L'escalation ha spinto entrambi i Paesi a introdurre la legge marziale e la mobilitazione.

Il conflitto nella regione è iniziato nel febbraio del 1988, quando la Regione Autonoma del Nagorno-Karabakh a maggioranza armena proclamò l'indipendenza dalla Repubblica Socialista Sovietica dell'Azerbaigian. Nell'area è scoppiato un conflitto armato tra il 1992 al 1994, da allora sono stati avviati negoziati per la normalizzazione del conflitto con la mediazione del gruppo di Minsk dell'OSCE, guidato da Russia, Stati Uniti e Francia.

L'autoproclamata Repubblica, che formalmente fa parte dell'Azerbaigian, ha cercato il riconoscimento internazionale, con il premier armeno Nikol Pashinyan che ha proseguito i tentativi alla luce delle crescenti tensioni nell'area contesa.

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