22:17 26 Novembre 2020
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Continua lo scambio di accuse tra Armenia e Azerbaigian in merito all'escalation in atto nella regione contesa del Nagorno-Karabakh.

Il Ministero della Difesa di Baku ha reso noto che nella mattinata di lunedì le città di Beylagan, Barda e Terter, tutte situate al confine con il Nagorno-Karabakh, sono state bersaglio di bombardamenti da parte delle forze armate armene.

"Al momento le città di Beylagan, Barda e Terter sulla linea del fronte del Karabakh sono sottoposte a bombardamento da parte dell'esercito armeno. Stiamo prendendo tutte le misure necessarie", si legge nella nota del dicastero.

Le autorità azere hanno comunicato che sarebbero 24 i civili morti, a fronte di 121 feriti, in conseguenza dei presunti attacchi armeni.

La smentita di Yerevan

Tali informazioni sono state immediatamente smentite dai vertici del Ministero della Difesa di Yerevan, che in una nota hanno definito la notizia di presunti bombardamenti sulle città azere "un'assoluta disinformazione".

Nella prima mattinata di oggi le autorità armene avevano denunciato degli attacchi da parte delle forze armate armene sulla capitale dell'autoproclamata Repubblica del Nagorno-Karabakh Stepanakert.

Escalation nel Nagorno-Karabakh e storia del conflitto

La situazione nella regione contesa del Caucaso meridionale è peggiorata domenica scorsa, dopo che Armenia e Azerbaigian hanno dato vita a reciproci scontri a fuoco e provocazioni militari lungo la linea di contatto. L'escalation ha spinto entrambi i Paesi a introdurre la legge marziale e la mobilitazione.

Il conflitto nella regione è iniziato nel febbraio del 1988, quando la Regione Autonoma del Nagorno-Karabakh a maggioranza armena proclamò l'indipendenza dalla Repubblica Socialista Sovietica dell'Azerbaigian. Nell'area è scoppiato un conflitto armato tra il 1992 al 1994, da allora sono stati avviati negoziati per la normalizzazione del conflitto con la mediazione del gruppo di Minsk dell'OSCE, guidato da Russia, Stati Uniti e Francia.

L'autoproclamata Repubblica, che formalmente fa parte dell'Azerbaigian, ha cercato il riconoscimento internazionale, con il premier armeno Nikol Pashinyan che ha proseguito i tentativi alla luce delle crescenti tensioni nell'area contesa.

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