00:54 22 Ottobre 2020
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Tensione nel Nagorno-Karabakh (82)
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I principali combattimenti nella contesa regione del Caucaso meridionale del Nagorno-Karabakh sono iniziati domenica scorsa, con entrambe le parti che si accusano a vicenda di aver scatenato l'incendio e affermano che le loro forze hanno ucciso migliaia di truppe nemiche. Intanto arriva questa dichiarazione del Presidente azero Ilham Aliyev.

Baku sarebbe pronta a cessare le sue operazioni nel Nagorno-Karabakh qualora l'Armenia proponesse un programma per il ritiro delle sue truppe dalle città della regione contesa, ha annunciato il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev.

"La nostra condizione per un cessate il fuoco è che l'Armenia proponga un'agenda temporanea per il ritiro delle truppe dai territori azeri occupati nel Nagorno-Karabakh, un ritiro non promesso solo a parole, ma attuato nei fatti, [con specifiche] su quali territori verrebbero liberati e in quali giorni", ha detto domenica Aliyev ad Al-Arabiya.

"Condividiamo il punto di vista secondo cui il problema con l'Armenia dovrebbe essere risolto attraverso il dialogo, ma deve esserci un fondamento per questo. Il Primo Ministro armeno deve dichiarare la sua adesione agli accordi precedenti, secondo i quali i territori del Nagorno-Karabakh erano riconosciuti come territori azeri occupati", ha aggiunto Aliyev.

Secondo il presidente, fermare i combattimenti richiederà anche le scuse del Primo Ministro Nikol Pashinyan, che secondo quanto si dice "ha definito armene le terre azere occupate".

Altrimenti, sottintende Aliyev, le operazioni azere continuerebbero e Baku cercherebbe di stabilire normali relazioni con il popolo armeno dopo aver liberato le sue terre.

"Cercheremo di ripristinare le normali relazioni con il popolo armeno dopo la liberazione dei nostri territori occupati. Cercheremo di tornare a rapporti di buon vicinato, anche se non sarà facile", ha detto il presidente.

Giovedì, Pashinyan ha accusato la Turchia di coordinare la campagna militare dell'Azerbaigian e ha suggerito che Ankara fosse tornata nel Caucaso meridionale "per continuare il genocidio armeno" all'inseguimento del suo "sogno imperialistico".

Domenica Aliyev ha anche chiesto le scuse del presidente francese Emmanuel Macron per la sua affermazione secondo cui i jihadisti siriani sarebbero stati trasferiti nella regione per svolgere operazioni nel Nagorno-Karabakh.

"Non ci sono mercenari. Abbiamo un esercito di 100 mila soldati. Chiedo che la Francia si scusi e mostri responsabilità", ha detto Aliyev.

Il punto di rottura del Karabakh

I commenti del presidente azero sono arrivati ​​mentre i combattimenti su larga scala nel Nagorno-Karabakh erano entrati nel loro settimo giorno. Quasi 40 civili e centinaia - se non migliaia - di militari di entrambe le parti sono stati uccisi, con l'autoproclamata Repubblica di Artsakh, sostenuta dall'Armenia, e l'Azerbaigian che si accusano a vicenda di aver deliberatamente preso di mira aree civili con attacchi missilistici e di artiglieria.

Il conflitto del Nagorno-Karabakh iniziò alla fine degli anni '80, al culmine delle riforme della perestrojka di Mikhail Gorbachev, quando armeni che vivevano nella regione autonoma del Nagorno-Karabakh, all'interno dell'Azerbaijan, hanno accusato Baku di discriminarli e hanno lanciato una campagna per la secessione al fine di unirsi all'Armenia. Baku ha cercato di impedire che ciò accadesse e alla fine del 1991 ha abolito lo status autonomo della regione. Tra il 1992 e il 1994 le milizie armene, sostenute da Yerevan, hanno intrapreso una guerra su vasta scala per il controllo della regione con l'esercito azero, con oltre 40 mila soldati e civili uccisi da entrambe le parti. Inoltre, il conflitto del Karabakh ha avvelenato le relazioni tra i due popoli confinanti e alimentato tensioni etniche: i pogrom e le campagne di pulizia etnica hanno costretto oltre 1,1 milioni di armeni e azeri a fuggire dalle loro case e comunità, sia nel Nagorno-Karabakh sia in altre parti dei due paesi.

Un cessate il fuoco relativo al conflitto del Karabakh è stato firmato nel 1994, ma a volte sono divampati combattimenti nei due decenni e mezzo successivi.

 

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