15:01 24 Ottobre 2020
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In un affluente del fiume Charysh, nel territorio dell’Altaj, un bracconiere ha pescato un coccodrillo. La notizia è stata riferita ai media russi dal viceministro delle risorse naturali e dell’ecologia del territorio siberiano.

D’ora in poi, scherzano in giornali russi, i pescatori potranno raccontarvi le storie più incredibili, dovrete comunque prenderli sul serio - Una volta ho preso un coccodrillo – A sì, e dove – In Siberia, sul fiume Charysh. Per quanto assurdo, potrebbe essere vero.

La storia è stata raccontata dal viceministro delle risorse naturali e dell'ecologia del Territorio dell'Altaj, nonché capo del dipartimento per la caccia Maxim Katernyuk, che l’ha argomentata con tanto di foto.

“È stato lo scorso autunno nella regione di Ust-Kalmansk. Allora non pubblicizzammo nemmeno questo caso - troppo esotico. Come, un coccodrillo in un fiume siberiano? Avrebbero pensato a uno scherzo, invece è tutto vero”, ha raccontato Katernyuk.

Un contadino che pescava con la lanterna si era trovato davanti a questa grossa preda che pensava inizialmente essere uno dei grandi pesci dei ricchi fiumi siberiani. Si è invece trovato di fronte ad un coccodrillo in stato di anabiosi (animazione sospesa). Pensando di aver fatto un affare e credendo di poterci fare tranquillamente degli stivali per la moglie, lo ha ucciso e scuoiato.

​Quando è stato scoperto dagli ispettori forestali del Ministero delle risorse naturali ha tuttavia scoperto di aver commesso un errore - la pelle e la carcassa gli sono stati sequestrati ed è stato multato per la pesca con la lanterna (vietata) e per la cattura dell’esotico rettile, per il quale non poteva certo avere la licenza.

Ma come ci è finito un coccodrillo in un fiume siberiano?

Nel Territorio dell’Altaj e nella Repubblica dell’Altaj gli inverni possono essere veramente brutali. Oltre al clima continentale e la latitudine, si aggiungono l’altopiano e le montagne. Le temperature possono tranquillamente scendere anche fino ai -40 °C, non esattamente l’habitat ideale per un animale a sangue freddo.

“Possiamo solo provare a immaginarlo”, ha spiegato Katernyuk, ipotizzando che magari qualcuno lo aveva comprato a qualche mercato nero e poi se lo era portato dietro a pesca come fosse un comune animale domestico. Oppure, una volta troppo cresciuto, se ne era voluto sbarazzare e non ha avuto idea migliore che lasciarlo al fiume. Durante la buona stagione si sarà nutrito di anatre, poi quando la temperatura ha iniziato a scendere in autunno il suo bioritmo è man mano rallentato fino a cadere nello stato di animazione sospesa in cui il bracconiere l’ha trovato. In ogni caso sarebbe morto con l’arrivo dell’inverno siberiano, secondo la ricostruzione del capo del dipartimento caccia.

Katernyuk aggiunge, nella curiosa intervista riportata dai media russi, che per la verità quella non sarebbe stata neppure la prima volta che nei fiumi siberiani assiste a delle pesche ‘mirabolanti’. Una volta sul fiume Ob sarebbe stato pescato nientemeno che un piranha, pesce tipicamente tropicale che vive solo in acque molto calde. Come ci fosse finito non si sa, ma sicuramente, scherza Katernyuk, non bisogna mai dare per scontato che siano solo esagerazioni i racconti dei pescatori siberiani.

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