05:55 24 Ottobre 2020
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Tensione nel Nagorno-Karabakh (82)
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Mosca esprime preoccupazione per il trasferimento verso la zona di conflitto in Nagorno Karabakh di formazioni paramilitari irregolari.

Il ministero degli Esteri russo riferisce di aver ricevuto informazioni che provano la presenza di gruppi armati provenienti da altre zone teatro di conflitto, in particolare Siria e Libia.

Si tratta di formazioni paralimitari che prendono parte attivamente alle operazioni in atto in Nagorno Karabakh, osserva il dicastero diplomatico russo.

"Militanti di gruppi armati illegali, in particolare dalla Siria e dalla Libia, sono in fase di trasferimento nella zona del conflitto del Nagorno-Karabakh per partecipare direttamente alle ostilità. Siamo profondamente preoccupati per questi processi, che portano non solo a un'escalation ancora maggiore della tensione nella zona di conflitto, ma creano anche minacce a lungo termine per la sicurezza di tutti i paesi della regione", si legge nella nota del Ministero degli Esteri russo.

Mosca rivolge un appello per il ritiro immediato di queste formazioni, che si aggiunge a quelli per il cessate il fuoco formulati direttamente dal ministro degli Esteri Lavrov ai suoi omologhi di Armenia ed Azerbaigian.

"Chiediamo alla leadership degli Stati interessati di adottare misure efficaci per prevenire l'uso di terroristi e mercenari stranieri nel conflitto e il loro ritiro immediato dalla regione", sottolinea la nota del Ministero degli Esteri russo.

L'ultima escalation del conflitto in Nagorno Karabakh

Lo scorso 27 settembre il ministero della Difesa dell’Azerbaigian ha dichiarato che le forze armate armene hanno aperto il fuoco contro le località abitate nei pressi della linea di contatto nel Nagorno-Karabakh.

  • Il ministero della Difesa azero ha riferito la presenza di vittime e feriti tra il personale militare e la popolazione civile.
  • Il ministero della Difesa armeno ha affermato che il territorio del Nagorno-Karabakh “è stato sottoposto ad attacchi aerei e missilistici”. A Yerevan hanno riportato “un’offensiva di Baku” contro il Nagorno-Karabakh.
  • La repubblica autoproclamata stessa ha riferito che nel Nagorno-Karabakh sono state sottoposte al fuoco d’artiglieria alcune zone con la popolazione civile, compresa la capitale Stepanakert: le autorità hanno invitato la popolazione a trovare un rifugio e in seguito hanno proclamato lo stato di guerra.

Lo stato di guerra e la mobilitazione generale sono stati dichiarati anche in Armenia. L’ex vice ministro della Giustizia dell’Armenia ed ex ombudsman del Nagorno-Karabakh Ruben Melikyan ha dichiarato a Sputnik che è stata la prima volta che Yerevan ha annunciato la mobilitazione generale.

Il presidente dell’Azerbaigian ha proclamato lo stato di guerra in diversi centri abitati e regioni del paese. Inoltre, nell’Azerbaigian è stato introdotto il coprifuoco ed è stata annunciata la mobilitazione parziale.

Diversi paesi, tra cui la Russia, la Francia, ed anche l'Italia, hanno invitato le parti a cessare il fuoco. La Turchia ha dichiarato che fornirà all’Azerbaigian qualsiasi assistenza richiesta.

La storia della controversia in Nagorno Karabakh

Il conflitto scoppiò nel 1988, quando la regione autonoma del Nagorno-Karabakh dichiarò l'uscita dalla Repubblica Socialista Sovietica dell'Azerbaigian.

In seguito ad un confronto armato negli anni 1992-1994 l’Azerbaigian perse il controllo sul Nagorno-Karabakh e sui territori limitrofi di sette distretti.

Nel 1992 furono avviati i negoziati sulla soluzione pacifica del conflitto nell’ambito del gruppo di Minsk dell’OSCE, guidato da tre co-presidenti: Russia, USA e Francia.

L'Azerbaigian insiste sulla conservazione della sua integrità territoriale mentre l'Armenia protegge gli interessi della repubblica non riconosciuta del Nagorno-Karabakh, che non è parte del negoziato.

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