06:00 24 Ottobre 2020
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Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ribadisce ai ministri degli Esteri di Armenia e Azerbaigian l'appello all'immediato cessate il fuoco e offre Mosca come sede per il negoziato diplomatico.

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha intrattenuto due conversazioni telefoniche separate con i ministri degli Esteri armeno ed azero per arrivare ad un punto di svolta diplomatico nel conflitto in atto in Nagorno Karabakh.

La Federazione Russa ha rinnovato ad Armenia e Azerbaigian l'appello per una de-escalation della situazione con l'immediato stop alle ostilità armate in Nagorno Karabakh ed anche al ricorso alla retorica bellica da parte delle autorità dei due paesi.

"È stata confermata la disponibilità ad offrire una piattaforma a Mosca per organizzare contatti pertinenti, compreso lo svolgimento di una riunione ordinaria dei capi di ministeri degli Esteri di Azerbaigian, Armenia e Russia", afferma un comunicato del ministero degli Esteri russo.

Lavrov ha sottolineato che la Russia, sia singolarmente, che insieme agli altri co-presidenti del gruppo di Minsk dell'OSCE, proseguirà gli sforzi volti a creare le condizioni per una soluzione del conflitto nel Nagorno-Karabakh mediante gli strumenti politico-diplomatici.

L'ultima escalation del conflitto in Nagorno Karabakh

Lo scorso 27 settembre il ministero della Difesa dell’Azerbaigian ha dichiarato che le forze armate armene hanno aperto il fuoco contro le località abitate nei pressi della linea di contatto nel Nagorno-Karabakh.

Stando a quanto riferito dal dicastero militare azero, ci sono state vittime e feriti tra il personale militare e la popolazione civile.

Il ministero della Difesa armeno ha affermato che il territorio del Nagorno-Karabakh “è stato sottoposto ad attacchi aerei e missilistici”. A Yerevan hanno riportato “un’offensiva di Baku” contro il Nagorno-Karabakh. La repubblica autoproclamata stessa ha riferito che nel Nagorno-Karabakh sono state sottoposte al fuoco d’artiglieria alcune zone con la popolazione civile, compresa la capitale Stepanakert: le autorità hanno invitato la popolazione a trovare un rifugio e in seguito hanno proclamato lo stato di guerra.

Lo stato di guerra e la mobilitazione generale sono stati dichiarati anche in Armenia. L’ex vice ministro della Giustizia dell’Armenia ed ex onbudsman del Nagorno-Karabakh Ruben Melikyan ha dichiarato a Sputnik che è stata la prima volta che Yerevan ha annunciato la mobilitazione generale.

Il presidente dell’Azerbaigian proclamato lo stato di guerra in diversi centri abitati e regioni del paese. Inoltre, nell’Azerbaigian è stato introdotto il coprifuoco ed è stata annunciata la mobilitazione parziale.

Diversi paesi, tra cui la Russia, la Francia, l'Italia ed altri, hanno invitato le parti a cessare il fuoco. La Turchia ha dichiarato che fornirà all’Azerbaigian qualsiasi assistenza richiesta.

La storia della controversia in Nagorno Karabakh

Il conflitto scoppiò nel 1988, quando la regione autonoma del Nagorno-Karabakh dichiarò l'uscita dalla Repubblica Socialista Sovietica dell'Azerbaigian.

In seguito ad un confronto armato negli anni 1992-1994 l’Azerbaigian perse il controllo sul Nagorno-Karabakh e sui territori limitrofi di sette distretti. Nel 1992 furono avviati i negoziati sulla soluzione pacifica del conflitto nell’ambito del gruppo di Minsk dell’OSCE, guidato da tre co-presidenti: Russia, USA e Francia. L'Azerbaigian insiste sulla conservazione della sua integrità territoriale mentre l'Armenia protegge gli interessi della repubblica non riconosciuta del Nagorno-Karabakh, che non è parte del negoziato.

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