00:55 22 Ottobre 2020
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L'ex presidente sovietico Mikhail Gorbaciov, in un'intervista al Times, ha invitato il futuro vincitore della corsa presidenziale negli Stati Uniti a incontrare immediatamente Vladimir Putin dopo la nomina.

L'ex leader sovietico ha espresso il timore che la corsa agli armamenti nucleari possa andare fuori controllo.

"La situazione è molto allarmante. Qualunque siano i risultati delle elezioni, dobbiamo riprendere il dialogo per uscire dall'attuale stato di stallo. Abbiamo bisogno di un forte impulso da parte dei presidenti di entrambi i paesi", ha spiegato la propria opinione al giornale britannico.

Gorbaciov ritiene che Russia e Stati Uniti dovrebbero partecipare ad una "secondo Reykjavik", riferendosi al famoso incontro del 1986 tra lui e Ronald Reagan in Islanda.

"Le relazioni tra l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti a metà degli anni '80 erano molto più complicate di adesso. Tuttavia, poi siamo riusciti a trovare una via d'uscita attraverso la fiducia, la comprensione e la costruzione di relazioni reciproche", sottolinea l'ex presidente dell'URSS.

Gorbaciov ha detto di essere particolarmente preoccupato per i piani americani di sviluppare nuove armi nucleari.

Le elezioni negli Stati Uniti si terranno il 3 novembre, Donald Trump è in corsa per un secondo mandato e dovrà sostenere la concorrenza del candidato democratico Joe Biden.

Il Trattato per la riduzione delle armi strategiche offensive (START III) è l'unico trattato rimasto ancora attivo sulla limitazione delle armi tra Russia e Stati Uniti. Cesserà di funzionare dopo il 5 febbraio 2021. Putin in precedenza aveva proposto di estendere il contratto per altri cinque anni senza condizioni preliminari. Nel frattempo, la Casa Bianca a vari livelli sottolinea la necessità di includere la Cina nei negoziati per giungere a un nuovo accordo nucleare trilaterale tra Mosca, Pechino e Washington. In Cina, questa idea è rifiutata.

Le autorità russe hanno notato che Mosca non vede ancora l'impegno inequivocabile degli Stati Uniti per l'estensione START. Il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha già sottolineato che non è la Russia a poter soddisfare le richieste da parte degli americani per quanto riguarda la partecipazione della Cina.

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