00:31 30 Ottobre 2020
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Coronavirus nel mondo: oltre 30 milioni contagiati (125)
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In Europa la situazione è seria e non va nascosta. La Commissaria UE alla salute Stella Kyriakides lo dice chiaramente, bisogna porre un freno alla pandemia o sfuggirà di mano.

Il Centro di controllo per le malattie dell’Unione Europea (ECDC) ha pubblicato una relazione sulla diffusione attuale del nuovo coronavirus in Europa e sull’efficacia delle misure di contrasto messe in campo.

L’aumento dei casi dimostra che l’adesione alle misure di contenimento “non è ottimale” o “perché le misure non sono sufficienti a ridurre o controllare l’esposizione”.

Anche la vulnerabilità della popolazione all’infezione resta alta, dal momento che i dati disponibili rivelano come il livello di immunità della popolazione europea copre meno del 15% di essa in molte aree dell’UE e del Regno Unito.

L’epidemia non colpisce tutte le nazioni europee allo stesso modo, si apprende dalla relazione. E mentre molta parte dei casi si rivelano essere rilevati senza sintomi, alcuni stati membri presentano un rischio crescente di infezione per gli individui più vulnerabili.

Stoccolma, Svezia
© Sputnik . Aleksey Filippov

La Commissaria UE alla salute Stella Kyriakides ha chiesto agli Stati di agire “perché questa potrebbe essere l’ultima occasione per evitare il ripetersi” della stessa drammatica esperienza vissuta la primavera scorsa.

“Non c’è ragione per nascondere che siamo preoccupati per la situazione”, ha aggiunto in modo trasparente la commissaria.

L’aggiornamento dell’ECDC sul rischio infezione in Europa

Il rapporto osserva un doppio andamento nell’Unione Europea, con Paesi dove il rischio è più basso e altri dove tale rischio è invece più alto.

“Si osserva una percentuale bassa e stabile di casi notificati in alcune nazioni, e bassi numeri di test positivi. Il rischio di covid-19 per la popolazione in generale e per il sistema sanitario è basso, basato su una bassa probabilità di infezione e basso impatto della malattia.”

Per quanto riguarda le persone più vulnerabili, si legge ancora nel rapporto, “il rischio è complessivamente valutato come moderato e basato su una bassa probabilità di trasmissione dell’infezione e un un impatto della malattia su di essi molto alta”.

In altre nazioni si “rileva invece un altro rischio e un aumento dei casi, e una trasmissione sostenuta primariamente in giovani individui”. In questi casi il rischio per la popolazione passa a un livello “moderato”, con una “probabilità di infezione molto alta e un basso impatto degli effetti della malattia. Tuttavia in queste nazioni più esposte per gli individui più deboli “il rischio del covid-19 è molto alto” con una probabilità di contrarre il virus alta e un impatto della malattia altrettanto alto.

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