23:57 21 Ottobre 2020
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Negli ultimi mesi in Francia sono aumentati i casi di mutilazione di cavalli. Sputnik ha intervistato la fondatrice del gruppo Facebook che riunisce i proprietari dei cavalli mutilati e qualunque persona desiderosa di prestare loro aiuto.

“Ti chiedi perché proprio i nostri cavalli e perché uccidano proprio i cavalli. Ma più di tutto provi rabbia perché se la prendono con animali indifesi”.

Pauline Sarrazin, il cui cavallo è morto nel giugno di quest’anno nei pressi della cittadina di Dieppe, ha parlato con Sputnik dei propri sentimenti in merito alla mutilazione del proprio cavallo la quale si inserisce in una lunga serie di aggressioni a equini avvenute in Francia come minimo da dicembre del 2018. L’ultimo caso si è verificato a Courlans nel dipartimento della Jura ed è stata la quarta mutilazione di questo tipo nel dipartimento a partire da metà agosto. Sin da febbraio del 2020 si sono verificati simili feroci attacchi nei dipartimenti di Seine-Maritime, Moselle, Vendée, Puy-de-Dôme ed Eure-et-Loir.

Cosa accomuna questi eventi? Ogni volta il cavallo morto è stato rinvenuto con un orecchio tagliato, solitamente il destro.

Identico modus operandi

Nel verbale del 30 giugno di cui è entrata in possesso la stampa francese il Service central du renseignement territorial (SCRT) precisa di essere di fronte al “desiderio vero e proprio di arrecare danno agli equini e di riportare l’orecchio come trofeo”. Inoltre, “è incerta la natura degli attori di tali condotte e delle loro reali motivazioni: superstizione, feticismo, rituale satanico o settario, ecc.”. Infine, il SCRT si concentra sul fatto che questi soggetti conoscano come trattare i cavalli.

“Le tracce lasciate sulle froge dei cavalli lasciano pensare al possibile ricorso a un torcinaso, uno strumento che richiede da parte di chi lo utilizza apposite competenze e conoscenze nel trattare il cavallo”, si legge nel verbale.

Dopo aver perso il suo cavallo, Pauline Sarrazin ha creato il gruppo Facebook “Giustizia per i nostri cavalli”. Il suo obiettivo è “mettere in guardia i proprietari di equini perché purtroppo questo potrebbe accadere in qualsiasi luogo e momento. E potrebbe interessare non solo grandi scuderie ma anche singoli come me con un solo cavallo”, specifica.

Lucile (*il nome è stato modificato), unitasi al gruppo dopo che una sua amica aveva perduto il suo cavallo a Berny-en-Santerre nel dipartimento della Somme, racconta che tutti i membri del gruppo “hanno delle domande aperte. Cerchiamo di capire cosa sia successo. Abbiamo pensato che, se mobilitiamo l’intero settore equestre, possiamo riuscire a trovare una pista”. Dopotutto “si sa che già da molti anni si verificano simili casi e la gendarmeria non fa nulla. Alcune denunce sono state rigettate. Abbiamo testimonianze di casi di diversi anni fa”, spiega Lucile.

“Siamo tutti sopraffatti e preoccupati. C’è tanta collera perché al momento la giustizia non viene applicata almeno in relazione agli illeciti già commessi”, si indegna Lucile.

Pauline Sarrazin condivide l’opinione di Lucile. Condanna la mancanza di comunicazione delle forze dell’ordine: “io ho parlato con loro personalmente circa 3 volte per telefono in merito al mio cavallo. È quasi peggio che parlare con un muro!”. Anche Lucile sostiene di essere molto delusa dai gendarmi: “Ho la sensazione che per loro siano quisquilie”. Tuttavia, secondo Sarrazin, ora “la gendarmeria avrebbe cominciato a prendere la questione sul serio. Tuttavia, non sono sicura che loro sia una priorità”, spiega.

Tutelare gli animali

Poiché manca il sostegno da parte delle forze dell’ordine, sempre più spesso i proprietari equestri fanno prova di solidarietà. Lucile osserva che alcuni membri del gruppo tentano di organizzarsi a livello locale per disporre delle ronde di sorveglianza. Altre idee ventilate dai membri del gruppo sono investire nell’acquisto di sistemi di videosorveglianza (ad esempio, videocamere da caccia che captano il movimento degli animali), affidarsi alla vigilanza dei vicini o ancora presentare segnalazioni ai vari comuni.

Diverse associazioni preposte alla tutela degli animali, come la Federazione francese di equitazione (FFE), hanno già annunciato la propria intenzione di costituirsi parte civile a fianco dei soggetti che hanno sporto denuncia. “La nostra determinazione nella lotta contro qualsivoglia forma di maltrattamento contro gli equini è totale”, ha precisato il presidente della FFE. “Ci auguriamo, in linea con la Lega francese per la tutela del cavallo, di mobilitare il coacervo di attori impegnati nella filiera del cavallo in Francia. Invito tutti a rimanere vigili per porre fine al più presto a queste atrocità”.

Il governo, nella persona di Julien Denormandie, ministro dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, ha condiviso su Twitter le raccomandazioni della gendarmeria e ha ricordato che “per far fronte all’ignobile ondata di mutilazioni equine sono in corso delle indagini”.

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