14:29 31 Ottobre 2020
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Pechino sta mettendo in atto una campagna su larga scala per incentivare il risparmio sui prodotti alimentari. Gli sprechi dei cinesi sono motivo di preoccupazione per i dirigenti del partito comunista. Per insegnare condotte rispettose nei confronti del cibo verranno attuati programmi di sensibilizzazione e implementati sistemi di tracciamento.

Ad ogni modo, però, per i cinesi sarà difficile rinunciare alle loro abitudini alimentari.

L’importante è la moderazione

“Hai mangiato”, questa è la traduzione letterale della frase “Come va?”: infatti, se l’interlocutore ha mangiato a sazietà, le cose non possono poi andare così male. In Cina si parla continuamente di cibo. Tutte le questioni importanti vengono risolte dopo aver mangiato. Senza un lauto banchetto non si riesce a risolvere nulla. Anche durante la settimana a cena si mangia sempre moltissimo. Chiaramente, quando non si riesce più a mangiare, il cibo viene buttato. Questo spreco è l’altro lato della medaglia di una tradizione apparentemente innocua.

Le autorità cinesi hanno deciso che è giunto il momento di farla finita. Xi Jinping in persona si è espresso in merito. I volumi di cibo fresco che finiscono nella spazzatura sono sconcertanti e questo preoccupa il primo ministro cinese. Chiunque abbia mangiato almeno una volta in una mensa cinese non può che essere d’accordo con lui.

In media in un anno la Cina gestisce 18 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari e questi sono soltanto le eccedenze dei diversi pasti. Con queste sarebbe possibile nutrire dai 30 ai 50 milioni di persone. È stato anche calcolato che in media in 12 mesi un cinese spreca 33,5 kg di cibo.

A onor del vero questi valori non sono affatto i peggiori al mondo. Ogni australiano spreca circa il doppio del cibo, mentre ogni americano ne spreca 100 kg in un anno. Tuttavia, la Cina non se lo può permettere. L’anno scorso il Paese ha affrontato una epidemia di febbre suina, quest’anno il coronavirus. Le regioni del sud del Paese sono state colpite da grandi inondazioni. Chiaramente di cibo ce n’è a sufficienza, ma i cinesi dovranno usarlo con maggiore parsimonia, insistono da Pechino.

Mangiate tutto senza lasciare niente sul tavolo

Il compito non è dei più semplici dato che la golosità è un elemento importante dello stile di vita cinese e l’arte culinaria è uno dei patrimoni culturali del Paese. Quasi ogni cittadina ha la sua prelibatezza locale.

La cucina cinese può essere suddivisa in quattro aree: Shandong, Sichuan, Canton e Jiangsu. Non appena ci si sposta, cambiano le ricette, gli ingredienti, le salse e i sapori. Un proverbio popolare cinese recita: “Il Sud è dolce, il Nord è salato, l’Oriente è piccante e l’Occidente è acido”.

Sebbene molti cinesi cucinino a casa, non mancano le occasioni di mangiare fuori. “I compleanni, le lauree, le cene di ringraziamento per gli insegnanti, gli eventi per una promozione: quando ci sono eventi simili si pone sempre il grave problema degli sprechi al quale va riservata la massima attenzione”, sostiene un collaboratore dell’Istituto di geografie e risorse naturali in seno all’Accademia cinese delle scienze.

In Cina è usanza ordinare i piatti al tavolo: l’unica portata individuale è la ciotola di riso, mentre il resto è da condividere. Dunque, solitamente l’approccio è quello di ordinare più cose e di provarne soltanto poche.

Non si può lasciar andare via l’ospite affamato perché quello sarebbe un disonore per il proprietario di casa. L’etichetta a tavola non permette che rimangano piatti vuoti: se hanno mangiato tutto, vuol dire che non sono ancora sazi. Quindi, buona parte del cibo ordinato viene buttato.

© Sputnik . Petr Chernov

Questa usanza è dovuta a un trauma storico. A metà del secolo scorso, quando la Cina stava diventando la Repubblica popolare cinese, morirono di fame circa 45 milioni di persone. Per molti quegli anni sono un ricordo ancora vivo nella memoria. Infatti, il sistema delle tessere di razionamento fu revocato solo negli anni ’90. L’economia si è sviluppata a ritmi record. I panini freschi e la pasta erano accompagnati non solo dalla carne, ma anche da pietanze esotiche come la pinna di squalo o i nidi di rondine. Più abbienti diventavano i comuni cittadini cinesi, maggiore diventata il loro appetito e meno attentamente si relazionavano con il cibo.

Peccati di gola

I ristoratori più intraprendenti stanno già affrontando il problema dell’ingordigia. Il mese scorso i clienti della catena di locali “Chuan” nella provincia dello Hunan sono stati invitati a pesarsi e in base al risultato venivano proposti loro piatti diversi per contenuto calorico. Ad esempio, la carne di manzo tipica del locale, la testa di pesce o lo spezzatino di maiale erano proposti solo alle donne con meno di 40 kg e agli uomini con meno di 80 kg.

L’approccio creativo del ristorante non è stato premiato e anzi il locale è stato accusato di operare discriminazioni. La direzione si è scusata spiegando che il suo era un tentativo di seguire quanto disposto dalle autorità.

A Wuhan l’Associazione degli operatori di catering ha consigliato ai ristoratori di applicare la regola “N – 1” che consiste nel portare in tavola un piatto in meno rispetto al numero dei commensali. Se non sono ancora sazi, ne ordineranno ancora, ma più tardi.

Le autorità stanno esortando i locali a diffondere l’uso delle posate da tavolo in modo da limitare invece l’impiego di bacchette di più commensali che prelevano il cibo da un piatto comune. Questo potrebbe contribuire anche a limitare l’incidenza delle infezioni.

A Shanghai propongono di riportare alle autorità chiunque getti il cibo. E non sarebbe cosa difficile: nel Paese, infatti, vi sono decine (secondo alcune stime persino centinaia) di milioni di videocamere di tracciamento con sistema di riconoscimento facciale.  

A Harbin hanno persino installato videocamere sui cassonetti dei ristoranti. Chi getta via il cibo per tre volte, finisce sullo “schermo della vergogna” nella sala.

Piattaforme social come Douyin (la versione cinese di TikTok) hanno promesso di prestare maggiore attenzione ai creatori di contenuti troppo ingordi. Infatti, in Asia sono molto popolari i video in cui le persone si ingozzano in grandi quantità.

La creatrice di contenuti Lan Wei Xian si vantava di aver mangiato 10 pacchetti di noodle in 10 minuti, di aver tenuto in bocca 9 ravioli contemporaneamente e di aver bevuto in 10 secondi 1,25 litri di coca cola. Ad assistere vi era un grande pubblico: la ragazza vanta 33,41 milioni di iscritti.
Reazione gastronomica

Nonostante il problema sia evidente, non tutti hanno recepito bene le direttive stabilite dalle autorità. Sulle reti sociali gli utenti si indignano: “Dunque io con i miei soldi non posso ordinare quanto cibo voglio?”

Non sono ancora state introdotte sanzioni sullo spreco alimentare. I deputati cinesi ci stanno lavorando, ma per ora sperano nella sensibilizzazione e nella coscienziosità dei loro concittadini.

La società cinese ha già imparato a evitare i banchetti più stravaganti, rimane ora il cattivo comportamento.

A Guizhou, ad esempio, nel 2017 è stato vietato di celebrare il banchetto nuziale se per lo sposo e la sposa non si tratta del primo matrimonio.

Ad ogni modo mangiare in grandi quantità non è per molti cinesi un capriccio, ma una possibilità relativamente nuova di dimostrare il proprio grado di benessere. Pertanto, non sarà facile far sì che i cittadini diventino più moderati, nemmeno in maniera forzata. Un’opera paziente di educazione può essere più efficace dei divieti, soprattutto in una questione così “appetitosa”.

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