11:40 30 Ottobre 2020
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La pandemia di coronavirus ha colpito duramente il settore greco della pellicceria. Sputnik vi riporta i commenti di alcuni rappresentanti del comparto in merito alla contingenza attuale.

Nel 2020, in particolare dall’inizio della pandemia, a Kastoria (il cuore pulsante dell’industria della pellicceria e della vendita di questi prodotti in Grecia) sono state chiuse più di 400 società del comparto.

A parlarne con Sputnik è Apostolos Tsoukas, presidente di una delle più antiche associazioni di pellicciai in Grecia.

Pamela Anderson regala a Melania Trump una pelliccia di pelli ecologiche russe
© Sputnik . Vitaly Podvitsky
La chiusura delle frontiere e l’introduzione di restrizioni all’ingresso in Grecia di turisti russi, statunitensi e arabi per via della pandemia ha innescato un effetto domino per molte società greche e ha colpito duramente l’intero comparto della pellicceria.

Solo ad Atene sono stati chiusi 4 grandi negozi, spiega Artemis Vachtanidis, proprietario del negozio di pellicce “Artemio Furs” nel centro di Atene.

“Nessuno si preoccupa del nostro settore sebbene sia necessario. Di conseguenza, chiudono le aziende. Le pellicce nel nostro Paese sono strettamente legate ai turisti provenienti da quei Paesi per i quali l’ingresso in Grecia è vietato. I consumatori greci rappresentano solo il 5%”, spiega Vachtanidis sottolineando che anche le isole hanno sofferto molto per la situazione in quanto il 90% dei negozi di pellicce dislocati sulle isole quest’anno non ha proprio lavorato. La maggior parte dei negozi sulle isole di Corfù, Rodi e Creta non ha nemmeno aperto”.

I rappresentanti del comparto osservano che l’odissea della pelliccia greca è cominciata nel 2014 con l’introduzione dell’embargo russo. Le pellicce non figuravano nell’elenco di prodotti sui quali la Russia aveva introdotto il divieto, ma con il tempo i russi hanno cominciato a prediligere quelle prodotte in Russia e non nei Paesi europei.  

“Le difficoltà sono cominciate con l’embargo russo al quale ci opponiamo in maniera categorica. Tuttavia, negli ultimi anni i governi greci hanno attuato disposizioni diverse”, spiega Tsoukas.

“Prima della pandemia la situazione stava peggiorando lentamente. Ad oggi siamo letteralmente al verde. Quest’anno non abbiamo avuto entrate perché non c’è la possibilità di vendere pellicce né alle esposizioni né alle aste né in negozio”, aggiunge Tsoukas.

Prima della pandemia la Grecia deteneva di fatto il monopolio della produzione di pellicce in Occidente con una quota del 10-15% dell’intera produzione mondiale. Il restante 85% era in capo all’Oriente e, in particolare, alla Cina.

“L’Italia è il nostro concorrente diretto. In passato la Grecia sperava in una quota di mercato ben più ampia, ma la crisi economica, la concorrenza cinese e una serie di errori hanno reso sempre meno favorevoli le condizioni per i produttori di pellicce greci”, spiega Vachtanidis.

I produttori di pellicce evidenziano il fatto che le autorità dovrebbero concentrarsi maggiormente sulle criticità che interessano il comparto:

“Il supporto prestato alle società in difficoltà non ci ha aiutato. Le nostre aziende non solo hanno sofferto della situazione, ma sono totalmente al lastrico. Il settore non può finire nel baratro”, insiste Tsoukas.

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