14:33 27 Ottobre 2020
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L'analisi di circa 1.400 provvedimenti adottati dai governi dei Paesi colpiti dalla pandemia, mostra come le misure anti-povertà siano state insufficienti ad affrontare le conseguenze economiche dell'emergenza sanitaria. Un rapporto dell'Onu spiega per quali ragioni.

La protezione sociale è di nuovo in cima alle preoccupazioni delle Nazioni Unite anche durante la pandemia. Non è solo l'aumento dei morti e dei contagi a preoccupare, ma anche l'incremento del rischio povertà, provocato dalle conseguenze dell'emergenza sanitaria sui sistemi economici.

E' quanto emerge da un dossier sull'estrema povertà e sui diritti umani di Olivier De Schutter, relatore speciale delle Nazioni Unite, pubblicato questo venerdì. 

Gli Stati si sono lasciati sorprendere impreparati dinnanzi alla diffusione del Covid. Le misure di protezione sociale  così come le reti di previdenza sociale si sono rivelate insufficienti a contenere le conseguenze economiche della pandemia. Il risultato è una recessione economica che non ha precedenti in tempo di pace dai tempi della Grande Depressione del 1929, si legge nel rapporto. 

De Schutter si è rivolto ai leader mondiali per avvisarli che "il peggio deve ancora arrivare". Si riferisce a circa 176 milioni di persone che potrebbero cadere in condizioni di povertà assoluta, un incremento del 3,2% del tasso si povertà rispetto a uno scenario senza pandemia. 

Nel rapporto, presentato in risposta alla risoluzione 44/13 del Consiglio per i diritti umani, sono stati presi in esame oltre 1.400 provvedimenti di protezione sociale adottati da 208 giurisdizioni per attutire lo shock, ma le misure si sono rilevate insufficienti sia per gli ostacoli che i beneficiari dovevano affrontare per accedervi, sia perché si tratta di provvedimenti non strutturali ma di breve termine e in fase di eliminazione, che tentano di incidere su un sistema socio-economico già in difficoltà per la precedente crisi finanziari globale del 2008-2011.

L'eredità della crisi e le misure di austerity adottate per superarla, si legge nel rapporto, hanno indebolito i sistemi di protezione sociale e sottofinanziato gravemente si sistemi sanitari pubblici. La diminuzione globale dei redditi da lavoro ha provocato una maggiore diseguaglianza sociale e aumentato la percentuale di persone che vivono in condizioni di povertà, sia nei paesi sviluppati che non. Questo insieme di condizioni ha reso le risposte dei governi alla pandemia inefficaci e adesso costituisce un allarme povertà senza precedenti. 

In Italia, secondo le stime della Caritas più di 93mila persone hanno chiesto aiuto nei mesi di lockdown. I nuovi poveri risultano essere il 34% del totale delle richieste servite.

Tags:
Coronavirus, Povertà, occupazione, ONU
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