00:39 24 Ottobre 2020
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Il mese scorso gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato una normalizzazione delle relazioni con Israele in un accordo mediato dagli Stati Uniti. Lunedì, il Re saudita ha comunicato a Trump che Riyadh non avrebbe firmato alcun accordo di normalizzazione simile senza uno Stato palestinese. Ieri il ministero degli Esteri saudita lo ha ribadito.

Re Salman bin Abdulaziz Al Saud aveva detto lunedì al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump che Riyadh non avrebbe firmato un accordo di normalizzazione come quello sottoscritto tra Israele e Emirati Arabi senza il riconoscimento di uno Stato palestinese. Ieri, mercoledì, il Ministro degli Esteri saudita Adel al-Jubeir ha ribadito il sostegno del Regno per una "soluzione giusta e globale alla questione palestinese".

In una serie di tweet, il ministero degli Esteri saudita ha citato il Ministro al-Jubeir dicendo che Riyadh prevede la creazione di uno stato palestinese entro i confini del 1967, con Gerusalemme est come capitale, in conformità con la legittimità internazionale e l'Iniziativa di pace araba.

"Continuiamo ad aderire alle nostre posizioni sulla giusta causa del popolo palestinese, che soffre per l'occupazione israeliana", si legge nella citazione di al-Jubeir.

L'Arabia Saudita è un sostenitrice dell'Iniziativa per la pace araba, una proposta in dieci punti per porre fine al conflitto arabo-israeliano approvata dalla Lega Araba al vertice di Beirut nel 2002. La proposta offre a Israele la normalizzazione delle relazioni con il mondo arabo in cambio del ritiro delle forze militari israeliane e dei coloni provenienti da tutte le aree occupate, compresa la Cisgiordania, Gaza, le alture del Golan della Siria e le aree al confine con il Libano, oltre alla creazione di uno Stato palestinese lungo i confini del 1967 (cioè i confini come erano prima del Guerra giugno 1967, la cosiddetta ‘Guerra dei sei giorni’).

I primi ministri israeliani hanno espresso diversi livelli di sostegno alle iniziative di pace araba, con l'attuale primo ministro Benjamin Netanyahu che prima accoglieva ma poi respingeva il piano. Il presidente dell'Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas (meglio noto come Abū Māzen), e al-Fataḥ (organizzazione politica e paramilitare palestinese), hanno sostenuto il piano, ma la maggior parte delle fazioni di Hamas (organizzazione politica e paramilitare palestinese più marcatamente islamista e oltranzista, radicata principalmente a Gaza), lo ha respinto.

La scorsa settimana, Riyadh ha approvato una richiesta presentata dagli Emirati Arabi Uniti per consentire agli aeromobili di tutti i paesi di passare attraverso lo spazio aereo del Regno per raggiungere gli Emirati Arabi Uniti, permettendo la prima tratta diretta tra Israele e gli Emirati passando sopra il suo spazio aereo.

Il mese scorso, gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato la normalizzazione delle relazioni con Israele, con Abu Dhabi che è diventata la prima nazione araba nella regione del Golfo Persico a normalizzare i legami con Tel Aviv dalla fondazione dello Stato ebraico nel 1948. I funzionari statunitensi hanno elogiato la decisione e hanno esortato le altre nazioni arabe a seguire l'esempio degli Emirati Arabi Uniti. Tuttavia, altre nazioni, tra cui Iran e Turchia, hanno denunciato l'accordo e accusato Abu Dhabi di tradire i palestinesi. Allo stesso modo, i leader palestinesi lo hanno definito un atto di "aggressione" e hanno accusato gli Emirati di "pugnalarli alle spalle".

Martedì, Netanyahu ha confermato che visiterà Washington la prossima settimana su invito del Presidente Trump a partecipare alla "storica cerimonia della Casa Bianca per stabilire l'accordo di pace" tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti.

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