12:06 19 Settembre 2020
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Il presidente del Brasile rivendica la sua gestione dell'Amazzonia e se la prende con le organizzazioni non governative che chiedono altre riserve alla popolazione indigena da sottrarre al mercato agricolo.

Il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, ha di nuovo difeso questo giovedì l'azione del suo governo sull'Amazzonia, denunciando l'esistenza di un piano per attaccare il Brasile con la scusa degli incendi in questa regione. Ha poi attaccato le organizzazioni non governative, durante una diretta lanciata sui suoi canali delle reti sociali. 

"Voi sapete che le Ong, in larga misura, non ce la fanno con me, ma io non riesco a estirpare quel cancro che, in gran parte, sono le Ong ", ha detto ai suoi sostenitori durante una trasmissione in diretta. 

Bolsonaro, per via della sua politica agricola, è sotto accusa dei gruppi ambientalisti, considerato responsabile degli incendi che hanno divorato gran parte della foresta Amazzonica, il polmone verde del pianeta. I roghi boschivi sono infatti in aumento da quando "o Capitão" è stato eletto presidente del Brasile. 

"L'ho detto chiaramente. Dobbiamo sviluppare l'Amazzonia", ha ribadito il presidente, durante la trasmissione, precisando che nonostante la deforestazione il Brasile resta "il Paese che più conserva le sue foreste" al mondo.

Le riserve per la popolazione indigena dell'Amazzonia, che attualmente rappresentano il 14% del territorio del paese, non saranno aumentate per preservare l'attività agroalimentare, ha aggiunto Bolsonaro.

Le accuse a Bolsonaro

Dopo l'emergenza incendi che ha colpito l'Amazzonia un anno fa, da più parti si sono alzate accuse nei confronti di Jair Bolsonaro.

Tra gennaio e settembre 2019 in Amazzonia sono stati registrati 66750 roghi. Secondo gli ecologisti il presidente brasiliano è colpevole di aver avallato la concessione di numerose licenze per lo sfruttamento dei territori dell'Amazzonia a falegnamerie ed allevatori intensivi.

 

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ONG, Jair Bolsonaro, Brasile
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