22:46 21 Settembre 2020
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Condonare il debito dei Paesi più poveri per aiutarli a riprendersi dalla crisi economica generata dalla pandemia, fermare il neocolonialismo. Nel messaggio per la giornata del creato il Papa si sofferma sugli ultimi.

La pandemia ha colpito e colpisce tutti indistintamente, non ha guardato e continuerà a non guardare il portafoglio dei singoli e delle nazioni, e tuttavia i poveri sono e saranno i più penalizzati.

Lo sono nel combatterlo questo virus insidioso e lo saranno al termine nel risollevarsi dalla profonda crisi economica.

Ecco allora giungere l’appello di papa Francesco che, nel messaggio per la giornata mondiale di preghiera per la Cura del Creato che ricorre l’1 settembre, chiede alle nazioni ricche di condonare il debito pubblico dei Paesi più frangili per favorirne la ripresa economica.

“È il tempo di una giustizia riparativa. A tale proposito, rinnovo il mio appello a cancellare il debito dei Paesi più fragili alla luce dei gravi impatti delle crisi sanitarie, sociali ed economiche che devono affrontare a seguito del Covid-19.”

Ma Francesco si sofferma anche sul neocolonialismo delle multinazionali che “attraverso la deleteria estrazione di combustibili fossili, minerali, legname e prodotti agroindustriali, fanno nei Paesi meno sviluppati ciò che non possono fare nei Paesi che apportano loro capitale”.

L’invito di Francesco è a ritrovare la capacità di contemplare il Creato, imparando dai fratelli indigeni “che vivono in armonia con la terra e con le sue molteplici forme di vita”.

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