22:59 24 Ottobre 2020
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Cina e Pakistan hanno convenuto di sviluppare attivamente progetti nei comparti energetico e infrastrutturale. Le parti hanno dichiarato che la Cina sosterrà il Pakistan in merito alla questione del Kashmir e il Pakistan farà lo stesso con la Cina relativamente alle questioni dello Xinjiang, del Tibet e di Hong Kong.

Sono queste le conclusioni principali del secondo turno degli incontri strategici bilaterali tra Cina e Pakistan, tenutisi alla fine della scorsa settimana.

Valenza internazionale del dialogo sino-pakistano

I negoziati tenutisi ad Hainan tra i ministri degli Esteri cinese e pakistano, rispettivamente Wang Yi e Shah Mahmood Qureshi, si sono svolti alla luce del recente scontro frontaliero tra India e Cina e pochi giorni dopo il primo anniversario dalla revisione ad opera dell’India dello “status speciale” di Jammu e Kashmir. L’incontro si è tenuto subito dopo la visita in Arabia Saudita del Capo maggiore di Stato dell’Esercito pakistano e alla vigilia dell’ennesima disamina dell’inclusione del Pakistan nella lista grigia del Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale (FATF). Questo contesto contribuisce a levare la valenza dell’incontro strategico tra Cina e Pakistan, rendendo del tutto plausibile la sua equiparazione a un importante evento internazionale.

Nelle dichiarazioni conclusive Cina e Pakistan hanno sottolineato che un’Asia meridionale pacifica, stabile e fondata sulla collaborazione e la prosperità sia negli interessi comuni di entrambe le parti. Queste ultime si sono impegnate a comporre le controversie che eventualmente si presentino nella regione mediante un dialogo che risponda ai principi di eguaglianza e rispetto reciproco.

Dalle dichiarazioni conclusive si apprende che il Pakistan ha informato la Cina in merito alla situazione in cui versa il Kashmir e alle preoccupazioni ad esso connesse. La parte cinese ha affermato di opporsi a qualsivoglia azione unilaterale che inasprisca i problemi territoriali esistenti tra India e Pakistan.

La reazione dell’India era prevedibile. Anurag Srivastava, rappresentante ufficiale del Ministero indiano degli Esteri, ha definito la menzione fatta di questo problema all’interno delle dichiarazioni conclusive come una ingerenza negli affari interni dell’India. Questa posizione è stata divulgata sulla stampa locale. In una dichiarazione del 22 agosto Srivastava ha altresì dichiarato che l’India si oppone alla creazione di un corridoio economico sino-pakistano poiché tale corridoio attraverserebbe “il territorio indiano che è illecitamente occupato dal Pakistan”.

Cina e Pakistan si impegnano per la creazione del corridoio economico

I principali quotidiani indiani hanno diffuso il comunicato dell’agenzia di stampa indiana Press Trust of India nel quale si legge dello scambio di battute tra il presidente del Pakistan Arif Alvi e il leader cinese Xi Jinping in merito allo svolgimento della seconda seduta del meccanismo congiunto di consultazioni interpartitiche nell’ambito del Corridoio economico sino-pakistano. Xi Jinping ha dichiarato che Cina e Pakistan sono Paesi fratelli e partner legati da un’amicizia unica. Il corridoio è, dunque, un progetto simbolico da inserire nella “Nuova via della seta” che riveste una grande rilevanza per lo sviluppo delle relazioni sino-pakistane di cooperazione e partenariato strategici.

In esito all’incontro strategico le parti si sono impegnate a promuovere progetti nei comparti ferroviario ed energetico per ridare impulso all’economia pakistana. Ad agosto il Pakistan ha approvato il progetto di perfezionamento del principale tracciato ferroviario del Paese, da Karachi a Peshawar, per un costo complessivo di 6,8 miliardi di dollari. Questo progetto e la costruzione di 9 dighe e centrali idroelettriche si collocano all’interno del macroprogetto del corridoio che costerà 62 miliardi di dollari.

Cina e Pakistan hanno rafforzato la cooperazione in ambito infrastrutturale proprio quando l’India, che ha estremo bisogno di aiuti internazionali per sviluppare i trasporti, ha annullato l’appalto per la produzione di treni veloci. L’unica azienda straniera che ha partecipato all’appalto è stata la joint venture sino-indiana CRRC Pioneer Electric Private Limited. In passato, alla luce delle tensioni frontaliere tra i due Paesi vicini, gli alti funzionari indiani hanno più volte dichiarato che il Paese avrebbe impedito alle società cinesi di partecipare a progetti infrastrutturali e avrebbe interrotto le importazioni di strumentazione per gli impianti energetici proveniente dalla Cina.

La Cina continuerà la costruzione del corridoio economico con il Pakistan come se l’India non si fosse affatto opposta. Questo è il sottotesto dell’incontro di Hainan. Altra conclusione tratta dall’incontro tra i ministri è che la Cina considera la cooperazione con il Pakistan come un importante meccanismo economico per rafforzare la propria presenza in Asia meridionale.

La Cina costruisce in autonomia relazioni con l’India

Pechino e Islamabad hanno allineato le proprie posizioni in merito ai problemi del Kashmir e del corridoio economico che appaiono critici per Nuova Delhi. Alla luce della tensione tra India e Cina sia a livello commerciale sia frontaliero, l’India ha una ragione in più per pensare che l’incontro svoltosi sia stato un tentativo di creare un’alleanza strategica contro l’India stessa. E questa eventualità non è esclusa nemmeno da alcuni osservatori. Du Yukang, direttore del Centro studi sul Pakistan presso l’Università Fudan, ha osservato che la Cina ha da sempre instaurato le proprie relazioni bilaterali con Pakistan e India senza l’intermediazione di Paesi terzi:

“La Cina sta sviluppando relazioni con Pakistan e India su binari paralleli senza renderle dipendenti da relazioni con Paesi terzi. Questo è uno dei principi comunemente applicati dalla diplomazia cinese. India e Pakistan sono grandi nazioni dell’Asia meridionale e importanti vicini della Cina. Sebbene tra Cina e India vi siano effettivamente alcune criticità, come le tensioni frontaliere, le parti possono comunque tentare di risolverle mediante il dialogo. Sebbene la questione frontaliera sia eccessivamente complessa per essere risolta in maniera tempestiva, è necessario quantomeno garantire la pace e la tranquillità sul confine sino-indiano. Non è vero che lo sviluppo delle relazioni tra Cina e Pakistan sia focalizzato sull’India.

Intanto l’India di fatto sta tentando di accusare Cina e Pakistan di aver creato una sorta di alleanza contro l’India stessa. Questo sarebbe evidente dal modo in cui viene trattata la questione del Kashmir e dal rumore mediatico generato dagli indiani proprio su questa alleanza. Tuttavia, la Cina non ha bisogno di allearsi con il Pakistan per ostacolare l’India.

Il Pakistan è importante per la Cina, ma già due volte in poco tempo si è tenuto anche un incontro informale tra i leader di Cina e India. Questo è sintomo del fatto che l’India è altrettanto importante per la Cina, pertanto la Cina non ha bisogno di coinvolgere una terza parte per opporsi all’India. L’attuale prassi adottata dagli USA per la creazione di gruppi distinti dimostra la loro assoluta inconsapevolezza. Entrambe le parti possono discutere dei problemi bilaterali in autonomia, non hanno bisogno di coinvolgere terze o quarte parti per farlo. La Guerra fredda in tal senso la fa da maestra. Ogni Paese intrattiene relazioni diplomatiche bilaterali che rispondano ai propri interessi nazionali”.

Il Pakistan fa affidamento al supporto cinese in ambito internazionale

L’incontro tra Wang Yi e Shah Mahmood Qureshi si è tenuto subito dopo la visita in Arabia Saudita del Capitano di Stato Maggiore dell’Esercito Qamar Javed Bajwa. Ovviamente il ministro pakistano degli Esteri ha informato il proprio collega cinese degli esiti della visita. Tanto più che, stando a quanto riportano diversi media indiani e occidentali, a Riad i negoziati si sarebbero tenuti alla luce del sostegno economico fornito dalla Cina al Pakistan per onorare il debito di quest’ultimo nei confronti dell’Arabia Saudita.

La rivista online indiana The Print, in particolare, ha riportato che l’incontro tra Wang Yi e Shah Mahmood Qureshi avrebbe preso le mosse dalle comunicazioni in merito alla crisi delle relazioni pakistano-saudite che da decenni sono considerate il caposaldo della politica estera di Islamabad. In un’intervista rilasciata a Sputnik l’esperta Natalia Zamaraeva dell’Istituto di Studi orientali presso l’Accademia nazionale russa delle Scienze (RAN) ha definito come insussistente tale crisi:

“Islamabad considera fondamentale il sostegno che l’Organizzazione della cooperazione islamica (all’interno della quale il ruolo dirigenziale è svolto dall’Arabia Saudita) le fornisce in relazione alle rivendicazioni pakistane sul Kashmir. L’Arabia Saudita nel frattempo sta evitando di rendere qualsivoglia dichiarazione pubblica in merito a tale supporto come fu, ad esempio, nel 2001 e negli anni seguenti. Ma questo attrito è stato appianato durante gli ultimi negoziati. E per la Cina è estremamente importante che non vi siano più tensioni tra Islamabad e Riad”.

Il 19 febbraio 2019 Pakistan e Arabia Saudita hanno siglato alcuni memorandum e accordi di cooperazione nell’ambito di progetti energetici per il valore di 20 miliardi di dollari. Parte di questi dovranno essere realizzati nell’area del porto di Gwadar che costituisce la porta di accesso marittima del Corridoio economico cinese.

Secondo Natalya Zamaraeva, il Regno saudita non si è mai tirato indietro rispetto a questi progetti nonostante le difficoltà incontrate dal Pakistan nell’onorare i crediti concessigli. L’Arabia Saudita intende rafforzare le proprie relazioni con il Pakistan in ottica economica, politica e militare.

In base ai comunicati di diverse agenzie di stampa e, in particolare, dell’indiana Economic Times, il ministro indiano degli Esteri si è rivolto alla Cina per ottenere supporto nell’imminente incontro con il FATF. L’inclusione del Pakistan nella “lista grigia” del FATF per le accuse di finanziamento del terrorismo renderà molto più difficile per il Paese l’ottenimento di linee di credito dal FMI, dalla Banca mondiale e dall’Unione europea. L’ultima volta la Cina con l’ausilio di Turchia e Malesia ha evitato che il Pakistan fosse incluso in questa lista. A partire dal primo luglio, però, il FATF è stato interessato da un cambio dirigenziale: il testimone è passato dalla Cina alla Germania e questo potrebbe complicare l’assunzione di decisioni a favore di Islamabad.

Ad ogni modo sono evidenti gli sforzi che il Pakistan profonde nella lotta al terrorismo e nella prevenzione dei canali di finanziamento del terrorismo nella regione.

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Pakistan, Cina
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