12:16 19 Settembre 2020
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Nel quadro del piano di privatizzazione lo Hellenic Republic Asset Development Fund (HRADF), l'agenzia responsabile della privatizzazione, cede il 67% delle azioni del porto sito ad Alessandropoli nella Grecia settentrionale e, stando alle informazioni disponibili, due società americane avrebbero manifestato il proprio interesse all’acquisto.

Autore: Fani Xarisi

Tuttavia, la vendita di un porto importante in ottica strategica a società americane, nonché l’utilizzo dell’infrastruttura ad opera di USA e NATO sono fonte di preoccupazione.

Nella relativa dichiarazione resa dallo HRADF si sottolinea che l’appalto si compone di due fasi e che “durante la prima fase alle parti interessate si chiede di esprimere la propria intenzione di prendere parte alla gara entro le ore 17:00 del 2 ottobre 2020”.

Stando ai media, due società americane avrebbero espresso il proprio interesse ad acquistare azioni del porto.

Va detto che la sottoscrizione del nuovo accordo difensivo tra Grecia e USA, avvenuta nel mese di ottobre 2019, ha concesso agli americani il diritto di disporre liberamente dell’infrastruttura portuale.

Nell’annuncio di HRADF in merito all’appalto internazionale di vendita della società che gestisce il porto di Alessandropoli si legge che “la Grecia ha concesso alla società incaricata della gestione del porto di Alessandropoli il diritto di utilizzare e disporre in maniera esclusiva del terreno, degli edifici e degli impianti siti nell’area del porto di Alessandropoli e del porto peschereccio dislocato nell’area di Makris. La società è altresì responsabile della gestione amministrativa del porto di Kamariotissa-Samotracia e del porto peschereccio di Therma”.

“La svendita dei porti è estremamente pericolosa per la sicurezza nazionale”

Stando a quanto dichiarato da Christos Dukas, ex presidente e direttore generale della società preposta alla gestione del porto di Alessandropoli (OLA), il pacchetto di azioni della società concerne 4 porti.

“Lo HRADF ha bandito una gara d’appalto per la vendita di un pacchetto di azioni della società del porto di Alessandropoli. Come l’hanno spiegato? Dicendo che stanno vendendo i porti del mar di Tracia (l’area settentrionale del mar Egeo lungo la costa della regione della Tracia) a un investitore privato, che il porto di Alessandropoli è un porto “puro”, che non vi è alcun problema. Cosa non hanno detto? Che il pacchetto di azioni riguarda 4 porti del mar di Tracia (Alessandropoli, Makris, Kamariotissa e Therma). Hanno deciso di non spiegare cosa significhi realmente cedere un pacchetto di azioni a un “investitore” privato. Significa abolire l’organo di gestione dell’azienda (la società è un’azienda pubblica), trasmettere a privati l’erogazione di tutti i servizi e funzioni, anche quelli di rilevanza pubblica e sociale”, osserva Dukas.

Inoltre, l’esperto cita esperienze passate nella gestione dei porti ricordando la privatizzazione dei porti britannici durante la Thatcher e i problemi che sorsero in relazione a questo. In particolare, Dukas si è chiesto: “quali Paesi venderebbero a investitori stranieri una propria infrastruttura così fondamentale?”.

“Cerchiamo di analizzare i fatti veri, non quelli che vogliono mostrarci i proponenti della cessione. La svendita dei porti è eccessivamente pericolosa in ottica di sicurezza nazionale. Dobbiamo riflettere su quello che potrebbe succedere se la gestione dei porti del mar di Tracia, i quali rivestono un’importanza fondamentale nella difesa dei confini e nel garantire la sicurezza del Paese, venga affidata a un “investitore” straniero, ad esempio un cinese o un americano”, ipotizza Dukas.

L’esperto ha sottolineato che lo sviluppo della maggior parte dei porti nel mondo “è avvenuto secondo il modello landlord port” (la gestione del porto è affidato a un ente che collabora con lo Stato o con il governo locale) e che “nessun Paese pensa di sviluppare la propria infrastruttura portuale cedendo a un investitore privato i relativi diritti di proprietà, di gestione e direzione amministrativa”.

“Cosa accadrà in futuro ai servizi del porto caratterizzati da rilevanza sociale e pubblica, i quali saranno i meno convenienti per l’organo di gestione? Cosa dovranno aspettarsi gli amanti della pesca le cui imbarcazioni sono ormeggiate nel piccolo porto? Come sarà gestita la pesca? Cosa ne sarà delle associazioni navali che stanno riuscendo a cavarsela egregiamente nonostante le difficili condizioni economiche?”, riflette Dukas.

Controllo del territorio in ottica energetica e militare

Khristos Trellis, membro del Comitato greco per la pace internazionale (EEDYE) e cittadino di Alessandropoli, nell’intervista rilasciata a Sputnik ha osservato che la creazione di una base USA-NATO nel porto della sua città in esito alla sottoscrizione del rinnovato accordo di cooperazione difensiva tra Grecia e USA, nonché la vendita del porto a una società americana farà ricadere la regione nel bel mezzo di una tempesta.

“È chiaro che al momento nell’area di Alessandropoli è elevata la competizione per chi riuscirà a controllare la regione, a sfruttare i vantaggi derivanti dal comparto energetico e a imporre il controllo militare sull’area. Oltre ai due gasdotti esistenti se ne prepara un terzo, dunque la situazione dovrà per forza essere controllata da vicino. Chiaramente non dobbiamo dimenticare che oltre alla privatizzazione del porto di Alessandropoli vi è un altro grande problema, quello della base militare. Questa basa funge da strumento per assicurare gli interessi di USA e NATO nella nostra regione. La creazione di una base simile congiuntamente alla vendita del porto a, così pare, una società americana pone le basi per una situazione di rivalità tra forze contrapposte, il che porrà la nostra regione sempre più nel mirino. E ogniqualvolta la situazione dovesse inasprirsi ci troveremmo nell’epicentro della tempesta”.
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