00:03 25 Ottobre 2020
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Funzionari britannici accusano il popolare social network di tentare di influenzare la politica del paese assumendo insider del governo. Negli ultimi anni d'altronde le grandi aziende tecnologiche e di social media sono state sottoposte a crescenti pressioni per la loro capacità di influenzare l'opinione pubblica e il potere di lobbying.

Facebook è stato accusato da un ministro conservatore di aver tentato di influenzare la politica del governo prima che fosse redatta assumendo ex importanti legislatori.

Damian Collins, l'ex presidente del Comitato Cultura, Media e Sport, ha dichiarato martedì al Times che Facebook "sta chiaramente assumendo persone che hanno una conoscenza personale diretta" delle ultime riflessioni politiche e su come queste potrebbero essere sviluppate e di cercare di crearsi "reti di contatti estese tra i funzionari che forniranno consulenza ai ministri su questi temi".

"Lo fanno per cercare di orientare la direzione della politica prima ancora che questa venga attuata", ha detto.

Julian Knight, l'attuale presidente del comitato, ha anche accusato la "big tech" di subentrare "a società come banche, compagnie petrolifere e farmaceutiche in termini di potere di lobbismo".

Secondo quanto riferito, Facebook ha mosso delle leve finanziarie per dare la caccia a dieci ex funzionari che sono stati coinvolti nella stesura di un regolamento online negli ultimi mesi.

Secondo il 'Times', Shane Murphy (ex capo della politica sui trasferimenti internazionali di dati al DCMS), Caroline Hurst (ex consigliere politico senior per la sicurezza di Internet) e Annabel Brody (a capo della regolamentazione dei media) sono stati tutti assunti. Altri funzionari si sono uniti a Facebook anche dall'ufficio di gabinetto, dal Ministero dell'Interno e dall'antiterrorismo del Regno Unito.

"Quando un gruppo di dipendenti pubblici di diversi dipartimenti va a lavorare per lo stesso datore di lavoro in conformità al precedente incarico politico ricoperto, il tutto in un periodo di tempo relativamente breve, sicuramente non può trattarsi di una coincidenza", ha osservato un portavoce dell'organizzazione di campagna Transparency International.

Facebook, tuttavia, è fermamente convinto che nessuna regola sia stata infranta e che poter usufruire di persone "con una vasta gamma di competenze" aiuti a garantire che "le politiche e le regole siano efficaci e aggiornate".

"I nostri policy team svolgono un ruolo chiave nello sviluppo e nell'applicazione delle politiche di Facebook, come per gli standard della nostra comunità, che stabiliscono cosa è consentito e cosa non lo è sulle nostre piattaforme", ha detto al Times il gigante dei social media.

"Facebook ha chiesto attivamente nuove normative per stabilire standard elevati su Internet e in questo modo le aziende private non sono chiamate a prendere così tante di queste importanti decisioni da sole".

L'azienda respinge le accuse di illeciti e l'anno scorso ha assunto l'ex vice primo ministro Nick Clegg come lobbista e addetto alle pubbliche relazioni.

Facebook, di proprietà del miliardario Mark Zuckerberg, è inclusa nel novero delle grandi aziende sotto esame per accuse che vanno dalla diffusione di odio online all'evasione fiscale.

 

Tags:
Regno Unito, Gran Bretagna, Social Network, Elezioni, Facebook
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