12:15 19 Settembre 2020
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Il segretario di Stato USA Michael Pompeo si recherà personalmente in visita presso il quartier generale dell’ONU per annunciare ai membri del Consiglio di sicurezza la reintroduzione delle sanzioni contro l’Iran.

Pompeo ha altresì rilasciato un’intervista al canale televisivo Fox News nella quale ha descritto nel dettaglio il futuro sviluppo degli eventi secondo le autorità statunitensi.

Stando a quanto dichiarato da Pompeo “tutte le sanzioni saranno ripristinate” e “il mondo sarà più sicuro” perché “gli iraniani non avranno la possibilità di acquistare mezzi russi di difesa contraerea, carri armati cinesi e qualsivoglia armamento che possa minare la pace e stabilità in Medio Oriente”.

Qualora altri Paesi (anzitutto Russia e Cina) si rifiutino di osservare il regime di restrizioni reintrodotto dagli USA, saranno essi stessi sottoposti a sanzioni. Il capo del Dipartimento di Stato ha dichiarato che “lo hanno già fatto […] quando i Paesi hanno violato le sanzioni statunitensi allora vigenti. Questi Paesi sono stati puniti per questo. Faremo lo stesso anche in merito alle più ampie sanzioni dell’ONU”.

Il tema dell’Iran viene riproposto per l’ennesima volta anche in vista di una data importante, il 18 ottobre 2020.

Proprio quel giorno ricorre la scadenza di uno dei punti più importanti del Piano d'azione congiunto globale, spesso chiamato anche Accordo sul nucleare iraniano, ossia quello relativo all’embargo sulle armi. Fino al 18 ottobre le forniture di materiale bellico all’Iran saranno autorizzate previo ottenimento di apposita approvazione dell’ONU caso per caso.

Gli USA hanno lasciato l’Accordo sul nucleare iraniano già nel 2018 ma l’imminente scadenza dell’efficacia dell’embargo sulle armi li ha costretti a riaprire l’argomento con le parti coinvolte: dopotutto, si tratta di un tema troppo importante per gli americani.

E la settimana scorsa proprio su questo tema gli USA hanno registrato una sonora sconfitta.

Washington, infatti, ha tentato senza successo di far passare al Consiglio di sicurezza dell’ONU una risoluzione per estendere l’embargo.

La questione non è tanto che Russia e Cina abbiano fatto ricorso al proprio diritto di veto.

Gli USA avevano già messo in conto questa eventualità. L’aspetto più spiacevole della vicenda è che gli USA sono stati supportati solo da un Paese, la Repubblica Dominicana. Tutti gli altri membri del Consiglio, permanenti o temporanei, hanno preferito astenersi. Sembra impossibile immaginare un risultato più umiliante per Washington che dimostri quanto il suo atteggiamento ostile nei confronti dell’Iran abbia stancato tutti, anche i suoi più prossimi alleati.

Ma, chiaramente, questo esito non ha minimamente influito sulla posizione da essi assunta.

Inizialmente Donald Trump ha respinto l’idea di Vladimir Putin di tenere un vertice virtuale sull’Iran. Mentre il presidente russo avanzava la proposta di un vertice per evitare una escalation della questione relativa all’Iran che poteva tramutarsi in un conflitto su larga scala, la parte americana dichiarava che il Consiglio di sicurezza dell’ONU “è il luogo migliore per le discussioni legate all’estensione dell’embargo sulle armi” e si è risentita del fatto che Mosca “abbia più volte e senza alcun fondamento affermato l’assenza di basi giuridiche” che giustificassero la discussione di questo tema.

Ora Michael Pompeo lascia intendere che Washington non vuole cedere e anzi che è pronta ad adottare misure che le permettano di raggiungere l’obiettivo prefissato.

Alle autorità americane vanno riconosciute la coerenza e la caparbietà che consentono loro di ignorare qualsivoglia ostacolo e di continuare a muoversi nella direzione prefissata. Il problema è che ora stanno cercando di muoversi ma rimangono fermi sul posto.

Appare legittimo chiedersi quale sia il rapporto tra gli sforzi profusi dagli USA e i risultati ottenuti, ovverosia se l’approccio adottato sia stato o meno efficace.

Per molti anni la politica estera statunitense si è basata sul principio del “piega finché non si spezza” per il semplice fatto che funzionava bene fare così. Ed era così efficace che bastava solo una minaccia per avere dei risultati.

Il problema sta nel fatto che già da tempo questo approccio ha cominciato a perdere di efficacia e la lista di insuccessi della politica estera americana è così estesa che le promesse di punire tutti i disobbedienti e costringerli a comportarsi nella maniera desiderata suscita sempre più spesso non tanto timore quanto piuttosto una ironia accondiscendente e indifferenza. Di fatto, si crede che gli USA non dispongano delle capacità necessarie per raggiungere ciò che desiderano.

Non è possibile minacciare di sanzioni la Russia e la Cina che già vi sono sottoposte. Poi sull’altro piatto della bilancia c’è l’Iran che ha estrema necessità di rinnovare i suoi armamenti ed è pronto a pagarli. Che possibilità hanno gli americani di creare uno Stato canaglia se persino con un proprio alleato, ossia la Turchia che ha acquistato gli S-400 russi, non ci sono riusciti?

E comunque, a giudicare dalle apparenze, i Paesi occidentali astenutisi alla votazione dell’ONU (inclusa la più prossima alleata degli USA, la Gran Bretagna) non sono affatto a proprio agio nel ricevere parte dell’impressionante mercato iraniano delle armi. Non sono a proprio agio a tal punto che l’insoddisfazione e le minacce del partner oltreoceano non sono per loro abbastanza convincenti da indurli a cambiare idea.

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