18:27 30 Settembre 2020
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Un immigrato africano ha appiccato il fuoco a due chiese norvegesi, danneggiandone una per un importo di oltre 1,8 milioni di euro, ha dichiarato al processo di essere grato per l'accoglienza, ma di non poter tollerare che la sua religione venisse "calpestata".

Il cittadino somalo residente in Norvegia che aveva dato fuoco alla chiesa di Dombås e alla chiesa di Sel nel febbraio 2020, ha ammesso la sua colpevolezza in tribunale, sostenendo di essere rimasto sconvolto per un incendio del Corano che, secondo lui, sarebbe rimasto impunito.

L'uomo ha 20 anni e risiede a Nord-Gudbrandsdalen, dove si trovano entrambe le chiese. Era arrivato in Norvegia nel 2015 e vissuto in un centro di accoglienza per richiedenti asilo fino a quando non ha ricevuto un permesso di soggiorno. Finora non ha avuto un lavoro in Norvegia, ma ha svolto diversi stage nel comune di residenza.

Per sua stessa ammissione, avrebbe agito dopo aver visto membri dell'organizzazione anti-islamica ‘Stop the Islamization of Norway’ (SIAN), bruciare il Corano nella città di Kristiansand nell'autunno del 2019.

"Mi sono arrabbiato. Il Corano significa tutto per noi", ha detto l'imputato, come citato dall'emittente nazionale NRK.

L'uomo ha detto che aveva vissuto a lungo a Dombås e non aveva mai pensato di fare qualcosa di stupido. "Al contrario, sono grato per come mi hanno ricevuto a Dombås", ha detto. "Ma ho iniziato a controllare, e ho scoperto che la persona che aveva appiccato il fuoco al Corano, non era stata punita. Poi mi sono arrabbiato. Sono musulmano. Non mi piace che qualcuno calpesti la mia religione, perché rispetto la religione degli altri".

L'uomo ha inoltre raccontato di aver acquistato un liquido infiammabile e dei fiammiferi e ha agito la stessa notte. Secondo la sua ammissione, avrebbe rotto una finestra della chiesa e gettato il liquido infiammabile all'interno per poi lanciare i fiammiferi. L'incendio è scoppiato all'interno della chiesa, ma presto si è diffuso alla guglia, causando danni per 20 milioni di NOK (1,85 milioni di euro).

​"Non è uno spettacolo piacevole. Si vedono ancora le cose di cui ci si è presi cura per decenni, e ora non ci sono più", ha detto il custode della chiesa Ola Rindal.

Nel banco dei testimoni, l'incendiario ha detto di aver ricevuto una lezione.

"Sono molto dispiaciuto, e me ne rammarico. Avrei dovuto rispondere al rogo del Corano verbalmente, e non con l'azione", ha detto, assicurando che non era sua intenzione danneggiare i cittadini norvegesi.

Il piromane rischia ora 15 anni di carcere, ma, secondo NRK, ci sono indicazioni che la pena sarà leggermente inferiore.

Alla fine del 2019, Stop the Islamization of Norway (SIAN), un'organizzazione anti-islamica norvegese, aveva appiccato il fuoco al Corano durante una manifestazione che si era conclusa con una rissa di strada, nonostante la presenza di una dozzina di poliziotti. L'evento aveva scatenato forti reazioni tra i musulmani norvegesi e suscitato dissenso in tutto il mondo musulmano, scatenando proteste anti-norvegesi.

I roghi del Corano sono un metodo di riferimento per la linea dura del partito danese etno-nazionalista, il cui leader Rasmus Paludan celebra tali atti come segno di libertà di parola.

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