00:06 25 Ottobre 2020
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Il governo siriano ha accusato gli Usa di "aver rubato" le riserve di petrolio del Paese, che Washington ha affermato di proteggere dai terroristi.

Il ministero delle Relazioni Estere siriane ha condannato un accordo siglato tra una non identificata impresa petrolifera degli USA e l'Esercito Democratico di Siria (FDS) guidato dai curdi.

In una nota pubblicata dall'agenzia nazionale SANA, il ministero ha dichiarato nullo e "privo di alcun effetto" l'accordo, definendo un furto l'estrazione di petrolio e il movimento dei ribelli "un fantoccio a buon mercato nelle mani degli occupanti americani". 

"Questo accordo è considerato un furto ben organizzato e aggravato e può essere descritto solo come un accordo tra ladri che rubano e ladri che acquistano, e costituisce un assalto alla sovranità della Siria e una continuazione dell'ostilità statunitense", ha dichiarato una fonte citata da Sana.

Da tempo Damasco accusa Washington di saccheggiare le riserve di petrolio siriano. 

La ritirata dalla Siria delle truppe statunitensi, lo scorso ottobre 2019, non è mai stata totale e alcuni militari sono rimasti proprio nelle maggiori aree petrolifere per impedire che l'oro nero cada nelle mani dei terroristi o che, per le sanzioni, il petrolio non venga consegnato a Damasco.

Il presidente siriano Bashar Al Assad ha più volte accusato gli USA di vendere in maniera occulta il petrolio a compratori stranieri, come Turchia e addirittura gruppi terroristici, come Al Nusra. 

Prima della guerra, la Siria produceva 387.000 barili di petrolio al giorno, di cui 140.000 esportati in Germania e in Italia, tra gli altri. Il sequestro delle sue riserve di petrolio, insieme alle sanzioni statunitensi sulle sue industrie energetiche ed esportatrici, ha colpito duramente l'economia siriana.

Tags:
curdi, Petrolio, USA, Siria
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