07:21 15 Agosto 2020
Mondo
URL abbreviato
La conversione di Santa Sofia in moschea (15)
4912
Seguici su

A Istanbul oggi accade ciò che alcuni temevano e che altri aspettavano con impazienza. A Santa Sofia, che dal 10 luglio è stata privata dello status di museo, si terrà il salat, il primo dopo molti decenni.

Sputnik vi spiega come appare oggi il monumento, cosa ne sarà dei suoi unici mosaici bizantini e perché il precedente creato dal presidente turco Erdogan è pericoloso.

“Puro simbolismo”

Questo luogo di Santa Sofia è probabilmente il preferito delle guide di Istanbul. Per anni la sua storia è stata avvolta dal mistero.

“Guardate sotto i vostri piedi. Vedete gli affossamenti nel marmo su entrambi i lati dell’ingresso? Qui stavano in piedi le guardie dell’imperatore bizantino. Quando questi entrava nel tempio a metà della liturgia, le guardie lo salutavano battendo i piedi. Con gli anni questa usanza ha portato alla formazione di affossamenti nel pavimento”, spiega una delle guide ai turisti. Quasi tutte queste guide lavorano qui illegalmente: si avvicinano ai turisti in fila alla cassa e propongono una “visita libera” e un’escursione.

In corrispondenza dell’ingresso si ferma un altro gruppo. La loro guida locale presenta la propria versione della storia: “Le guardie che aspettavano qui per ore il monarca si appoggiavano di tanto in tanto su una gamba e poi sull’altra. Nell’arco di mille anni hanno creato questi affossamenti nel pavimento”.

Come sia andata realmente non lo sappiamo. Sia gli storici professionisti sia gli abitanti del luogo hanno opinioni diverse in merito. Così come in merito allo status della stessa Santa Sofia.

I sondaggi dimostrano che la maggior parte dei turchi ha accolto con favore la decisione di Ergodan di trasformare il museo Agia Sofia in una moschea, ma i detrattori di questa decisione cominciano a farsi sentire sempre di più.

La prima preghiera musulmana dopo una pausa di 86 anni si svolge venerdì mattina presso Santa Sofia a Istanbul, trasformata in una moschea
© Sputnik . Emre Öz
La prima preghiera musulmana dopo una pausa di 86 anni si svolge venerdì mattina presso Santa Sofia a Istanbul, trasformata in una moschea

A condannare la decisione non sono solo i noti volti della cultura turca, come il premio Nobel Orhan Pamuk, ma anche autorevoli teologi islamici.

“L’epoca delle conquiste appartiene al passato, pertanto è totalmente sbagliato ricorrere a una retorica politica in questo frangente. Il sultano Maometto II, il quale trasformò Santa Sofia in una moschea dopo la conquista di Costantinopoli nel 1453, intendeva così facendo difendere la struttura da eventuali saccheggi. Quella fu una decisione giusta, ma agire così oggi è sbagliato”, osserva in un’intervista rilasciata a Sputnik Turkey il teologo Cemil Kylyc.

Questi non comprende in che modo la natura museale di Santa Sofia possa costituire una minaccia alla sovranità turca, come riportano i sostenitori di Erdogan. Dopotutto, lo Stato possiede l’edificio.

“Nemmeno le esigenze dei fedeli sono un argomento valido. Si persegue un obiettivo simbolico. È un’azione che racchiude aspirazioni imperialiste. E l’intera discussione in merito a Santa Sofia altro non è che il riflesso del complesso di inferiorità che da secoli la Turchia prova nei confronti dell’Occidente. Anche i grandiosi festeggiamenti per l’anniversario della conquista di Istanbul rientrano in questo complesso di inferiorità. La conquista della capitale bizantina non fu festeggiata né dal sultano Maometto né da altri reggenti ottomani. Questa tradizione è nata in periodo repubblicano quando al potere vi era il partito democratico. In realtà i turchi sono un popolo magnanimo. E questa situazione non eleva la nazione turca, al contrario purtroppo getta ombra sulla sua benevolenza”, spiega il teologo.
La prima preghiera musulmana dopo una pausa di 86 anni si svolge venerdì mattina presso Santa Sofia a Istanbul, trasformata in una moschea
© Sputnik . Emre Öz
La prima preghiera musulmana dopo una pausa di 86 anni si svolge venerdì mattina presso Santa Sofia a Istanbul, trasformata in una moschea

“Un tappeto con motivi ottomani”

Effettivamente le controversie in merito a Santa Sofia sono prevalentemente di natura ideologica. Dopotutto i turisti, come confermano le autorità turche, continueranno a poter visitare l’edificio. Solo che ora non devono comprare un biglietto e fare lunghe file alle casse.

Ma le guide illecite non potranno più raccontare la storia degli affossamenti nel marmo. Infatti, probabilmente queste tracce di storia verranno ricoperte da tappeti.

Per il primo salat hanno ricoperto metà dei pavimenti di Agia Sofia, ossia circa 2.000 m2. Si prevede di ricoprire l’intera superficie già dopo il restauro che dura da alcuni anni e per il quale una settimana fa le spese sono raddoppiate.

“Il tappetto è decorato con motivi ottomani del XVII secolo che si adattano in maniera perfetta al contesto storico degli interni”, ha confermato ai giornalisti Ali Ozluk, direttore della società che ha creato i tappeti.

Cosa ne sarà dei mosaici

I pavimenti e i tappeti non sono, tuttavia, l’aspetto più importante e che desta preoccupazione nel mondo intero. Santa Sofia è celebre per gli immensi mosaici bizantini risalenti ai secoli dall’VIII al XIV. Quando i conquistatori di Costantinopoli nel 1453 tramutarono il tempio ortodosso in moschea, nascosero le immagini cristiane al di sotto di uno spesso strato di stucco. E negli anni ’30 vennero ritrovati con sorpresa dagli studiosi del periodo bizantino.

Le autorità turche, trasformando il museo in moschea, hanno promesso di non toccare i mosaici. Ma allora come ci si comporterà a fronte di uno dei più importanti precetti dell’islam, ossia il divieto di raffigurazioni di esseri viventi all’interno delle moschee? Sono state esposte diverse teorie: alcuni pensano che i mosaici verranno asportati ed esposti in una mostra dedicata e separata. Ma il Direttorato degli Affari religiosi della Turchia (Diyanet), che si occupa della gestione del monumento, ha trovato un compromesso. Inizialmente hanno proposto di oscurare i mosaici solo durante il salat. Ma poi hanno abbandonato quest’idea poiché hanno pensato che il brusco cambiamento di illuminazione potrebbe danneggiare l’opera. Alla fine hanno deciso di coprire le icone con un apposito tessuto 5 volte al giorno per circa 15 minuti.

Stando alle dichiarazioni delle autorità turche, ai fedeli saranno coperti solo quei mosaici direttamente nel loro campo visivo, ossia diretti verso La Mecca. Si tratta di alcune opere con la Vergine (inclusa la celebre raffigurazione nell’abside), il Salvatore e l’Arcangelo Gabriele.

  • La basilica di Santa Sofia ufficialmente nota come Santa Moschea della Grande Hagia Sophia, uno dei principali monumenti di Istanbul
    La basilica di Santa Sofia ufficialmente nota come Santa Moschea della Grande Hagia Sophia, uno dei principali monumenti di Istanbul
    © Sputnik . Emre Öz
  • La basilica di Santa Sofia ufficialmente nota come Santa Moschea della Grande Hagia Sophia, uno dei principali monumenti di Istanbul
    La basilica di Santa Sofia ufficialmente nota come Santa Moschea della Grande Hagia Sophia, uno dei principali monumenti di Istanbul
    © Sputnik . Emre Öz
  • La prima preghiera musulmana dopo una pausa di 86 anni si svolge venerdì mattina presso Santa Sofia a Istanbul, trasformata in una moschea
    La prima preghiera musulmana dopo una pausa di 86 anni si svolge venerdì mattina presso Santa Sofia a Istanbul, trasformata in una moschea
1 / 3
© Sputnik . Emre Öz
La basilica di Santa Sofia ufficialmente nota come Santa Moschea della Grande Hagia Sophia, uno dei principali monumenti di Istanbul
“È patrimonio dell’umanità”

Tuttavia, nonostante le rassicurazioni delle autorità turche, la comunità internazionale non si è tranquillizzata. In tumulto è anzitutto la comunità museale. Dopotutto, con una decisione Erdogan ha in sostanza sconvolto regole in vigore da decenni e che concernono patrimoni mondiali della cultura.

Nel 1985 l’UNESCO incluse Agia Sofia tra i patrimoni dell’umanità. Da un lato, questo consentì di rendere più noto il monumento al grande pubblico. Il museo era il più visitato di tutta la Turchia e ogni anno generava importanti entrate alla città e allo Stato.

Dall’altro, questo status particolare impone obblighi ulteriori all’attenzione dei gestori della struttura. Ad esempio, qualsivoglia opera di restauro deve essere concordata con l’organizzazione internazionale, per non parlare di decisioni come quelle prese il 10 luglio.

L’UNESCO in merito si è così espressa: le autorità turche non hanno concordato con noi il cambiamento di status del monumento. E così facendo hanno creato un grave precedente. Ora sarà sempre più complicato tutelare dalle velleità di singoli politici un dato monumento di rilevanza culturale che di fatto appartiene a tutta l’umanità. 

“Il Waqf non considera l’UNESCO”

“La cosa interessante è che dal punto di vista giuridico Erdogan si è mosso in maniera corretta: ossia, non ha abusato dei propri poteri. Dopo la conquista di Costantinopoli del 1453 Santa Sofia divenne un waqf, ossia un immobile destinato a un’apposita fondazione che persegue finalità religiose. Pertanto né la Gran Bretagna né la Prussia né la Russia potettero richiedere al sultano ottomano di modificare lo status del monumento. Dopo la caduta dell’Impero ottomano al potere salirono repubblicani proeuropeisti. E per ragioni politiche Mustafa Kemal Atatürk trasformò Santa Sofia in un museo. Ma la struttura rimase un waqf, ossia il suo status è rimasto intoccabile”, spiega lo storico Mikhail Yakushev.

Anche a prescindere dalla sua natura laica, la legislazione turca, secondo Yakushev, si basa su norme di diritto islamico. Proprio a queste si è appellato il 10 luglio il massimo organo giuridico turco, il Consiglio di Stato. La decisione in seguito approvata dal presidente Erdogan è stata adottata sulla base di un’istanza presentata dai membri del waqf.

“I proprietari del waqf hanno facoltà di richiedere il cambiamento di status di qualsivoglia struttura in loro possesso a prescindere dall’UNESCO e dalle leggi laiche. Come sappiamo, anche nella regione storica della Palestina si sta verificando una situazione simile. La Basilica del Santo Sepolcro, una delle più importanti chiese della cristianità, un tempo era un waqf. E i diritti di proprietà su luoghi sacri erano concessi dal sultano ottomano e non dai patriarchi in servizio nel dato luogo”, ricorda l’esperto.

Pertanto, le sorti di Santa Sofia e di altri monumenti di rilevanza culturale dislocati in Medio Oriente dipendono in larga misura dalla contingenza politica, secondo l’esperto.

Non è tenuta in alcuna considerazione l’opinione di milioni di credenti, anzitutto cristiani ortodossi i cui templi sono stati resi moschee dai reggenti ottomani. La situazione attuale in cui versa la Chiesa di Santa Sofia, dove per circa un millennio si sono celebrati riti cristiani, ne è un esempio eloquente.

Tema:
La conversione di Santa Sofia in moschea (15)
Tags:
Turchia
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook