20:15 03 Dicembre 2020
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La politica dell'Unione europea nei confronti del Venezuela, sebbene sia stata presentata come autonoma, è stata, di fatto, al seguito alla Casa Bianca.

Lo afferma il ministro degli Esteri, Jorge Arreaza, a Sputnik , dopo un momento di forti tensioni diplomatiche tra il Venezuela e l'Ue e con le elezioni di dicembre a breve.

"L'amministrazione americana è come il cowboy dell'ovest che dice guarda cosa sto prendendo dalla fondina", ha detto Josep Borrell a maggio 2019, riferendosi al modo in cui il governo Donald Trump ha agito rispetto al Venezuela.

Borrell era allora ministro degli Esteri spagnolo e le sue parole furono pronunciate una settimana dopo che Juan Guaidó, insieme a Leopoldo López e un gruppo di soldati, tentò un colpo di stato fallito.

L'allora rappresentante della politica estera spagnola affermò che era avvenuto un "tentativo di colpo di stato militare" e sostenne una "soluzione pacifica, democratica e negoziata". Ma, allo stesso tempo, aprì le porte dell'ambasciata spagnola a Caracas in modo che López, un fuggitivo della giustizia e autore del tentativo armato, potesse rimanere ospite e agire politicamente da lì.

Nell'agosto 2019, il diplomatico spagnolo è stato nominato Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Venne ad occupare lo spazio centrale della politica estera europea, da dove manteneva la posizione di non riconoscimento del presidente Nicolás Maduro e a favore dell'autoproclamato Guaidó.

Borrell, il governo spagnolo, l'UE, hanno sempre dichiarato di mantenere una politica autonoma e non allineata a Washington, che non ha mai smesso di sfoderare la pistola dalla fondina.

La realtà, però, è che "l'UE va dietro alla posizione della Casa Bianca e purtroppo è subordinata a questa posizione", afferma a Sputnik il ministro degli Affari Esteri del Venezuela, Jorge Arreaza.

Una politica subordinata

Arreaza definisce la posizione europea come una "aggressione" che si pone al di fuori del diritto internazionale e delle convenzioni diplomatiche: "Lo stesso Josep Borrell, mentre era ancora ministro degli Affari esteri della Spagna, affermava che la posizione europea non era contemplata nei manuali di diritto internazionale, e che erano stati convinti dagli americani che 'il governo del presidente Maduro sarebbe caduto in pochi giorni all'inizio del 2019'". 

Lo stesso Pedro Sánchez, primo ministro spagnolo, aveva dichiarato a gennaio 2019, tre giorni dopo l'autoproclamazione di Guaidó: "il governo spagnolo dà a Nicolás Maduro otto giorni per indire elezioni libere, trasparenti e democratiche. E se  ciò non accade, la Spagna riconoscerà Juan Guaidó come presidente in carica ".

Il calcolo era, infatti, che Maduro stava per cadere. Tuttavia, la realtà era diversa da come veniva percepita da Washington, Madrid e dalle ambasciate. Maduro rimase, Guaidó tentò azioni armate, stava perdendo peso e forza.

"Ci si aspetterebbe all'UE, in base ai principi in base su cui è stata creata, al legame che ha avuto con l'America Latina, a mantenere posizioni diverse e differenziate rispetto a Washington", afferma Arreaza. Ma la posizione mantenuta dall'UE è stata "per le affinità ideologiche, per le affinità corporative che non corrispondono in alcun modo alle relazioni civili e dovute tra gli Stati".

La presenza di Borrell, uno spagnolo nel ruolo di alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri è stata importante poiché, nell'ambito della diplomazia europea "storicamente i paesi della penisola iberica, Spagna e Portogallo hanno sempre molto peso nelle relazioni con l'America latina e i Caraibi per il loro legame culturale ed economico ", afferma il ministro degli Esteri.

La posizione della Spagna è una delle più importanti nell'UE in termini di politica nei confronti dell'America Latina. Ma ci sono più attori con peso interno: "nel caso venezuelano sappiamo che anche il Regno dei Paesi Bassi cerca di forzare l'aggressione contro il Venezuela, e ci sono posizioni un po' più moderate come il Regno di Svezia, che è importante cercare sempre di avvicinare le posizioni ", spiega Arreaza.

L'escalation

"Quale potere si arrogano? Chi sono loro per sanzionare, per cercare di imporsi con la minaccia? Basta, è per questo che ho deciso di concedere all'ambasciatore dell'UE a Caracas 72 ore per lasciare il Paese e chiedere rispetto alla Ue", ha dichiarato Maduro il 30 giugno.

Lo stesso giorno l'UE aveva annunciato nuove sanzioni contro undici funzionari venezuelani, compresi i membri della direzione dell'Assemblea Nazionale Costituente, della Corte suprema di giustizia e dell'Assemblea nazionale presieduta da Luis Parra, incluso lo stesso Parra. Il numero totale di persone sanzionate dall'UE ammontava quindi a 36 persone, con misure che implicano il divieto di viaggiare nel territorio europeo e il congelamento dei beni.

"Le sanzioni dell'UE sono progressive, oltre che illegali, arbitrarie, senza il fondamento di alcuna base giuridica, in questo caso sono dannose perché colpiscono funzionari che hanno il potere decisionale amministrativo, del tesoro pubblico, delle relazioni tra i poteri in Venezuela "spiega il ministro degli Esteri venezuelano.

Maduro, con l'ordine di espulsione entro le 72 ore, "ha intrapreso un dialogo" con Borrell, "in modo da poter andare avanti in modo costruttivo e cooperativo con l'UE". Alla fine, prima della scadenza la scadenza, è stato raggiunto un accordo tra Arreaza e Borrell e "quella decisione è stata sospesa promuovendo il dialogo".

Pochi giorni dopo, il 10 luglio, il Parlamento europeo ha votato, con 487 voti a favore, 119 contrari e 79 astensioni, una risoluzione in cui ha nuovamente riconosciuto Juan Guaidó come presidente legittimo del Venezuela, chiedendo "elezioni presidenziali e legislative libero, trasparente e credibile" e si oppone a un'uscita violenta (un colpo di stato, NdT).

"Non siamo affatto interessati all'opinione del Parlamento europeo, non è un'entità con il potere di riconoscere o delegittimare i governi, è un'entità che è strumentalizzata dalla destra europea e se riconoscono o non riconoscono qualcosa, non è un problema per il Venezuela", dice Arreaza.

Le elezioni

Il 6 dicembre ci saranno le elezioni legislative in Venezuela. L'UE le riconoscerà? La posizione non è stata ancora chiaramente espressa, sebbene, tenendo conto delle recenti dichiarazioni e di come sia stata la sua politica estera nei confronti del Venezuela, è probabile che andrà dietro alla posizione degli Stati Uniti, cioè quella di non riconoscere le elezioni.

Le elezioni si terranno con o senza riconoscimento europeo. Tuttavia, la posizione del governo venezuelano è di tenere aperte le porte, i canali di dialogo.

"Il presidente Maduro ha mantenuto la rappresentanza diplomatica europea ai massimi livelli, ci sono 14 ambasciatori più l'UE con il loro rappresentante permanente, e sebbene non riconoscessero lo stesso presidente Maduro che era stato lui a accreditarli, il presidente ha permesso loro di rimanere in Venezuela per promuovere dialogo nonostante le forti differenze che abbiamo ".

Il voto del 6 dicembre sarà particolarmente importante, poiché deciderà la formazione di una nuova Assemblea Nazionale, e l'UE, così come gli Stati Uniti e i governi che riconoscono Guaidó come presidente in carica, lo fanno perché è, dicono, il presidente del potere legislativo.

L'UE continuerà a riconoscere Guaidó come presidente in carica dopo le elezioni? Non sarebbe solo una decisione al di fuori del diritto internazionale, ma vorebbe dire mantenere il sostegno per coloro che sono stati coinvolti nel tentativo di colpo di stato militare il 30 aprile 2019 e nell'operazione Gideon lo scorso aprile con l'invio di mercenari dalla Colombia al territorio Venezuelano.

L'UE vuole un'uscita di Maduro pacifica, sostenendo al contempo chiunque stia guidando il tentativo di uscire con la forza. Questa politica è stata respinta giorni fa in una lettera aperta indirizzata a Josep Borrell, firmata da 450 organizzazioni politiche e sociali di 35 paesi in tutto il mondo.

Lì, denunciano la recente risoluzione del Parlamento europeo, che "insiste sul regime di cambiamento politico promosso dal governo di Donald Trump e sembra promuovere la ripetizione di esperienze di intervento e interferenze da parte dell'UE, che si sono concluse in terribili bagni di sangue e danni irreparabili nei paesi intervenuti ".

Mancano meno di cinque mesi alle elezioni. L'obiettivo della diplomazia venezuelana è che le relazioni cambino: "Spero che l'UE possa svolgere un ruolo positivo in Venezuela e che possa persino partecipare all'osservazione elettorale del 6 dicembre", conclude Arreaza.

Tags:
Jorge Arreaza, Situazione in Venezuela, Venezuela
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