01:23 25 Ottobre 2020
Mondo
URL abbreviato
0 10
Seguici su

I porti libici caricheranno petrolio dai propri depositi sulle petroliere solo nell’ambito di appalti conclusi prima dell’interruzione delle attività dei terminal.

Questo è ciò che ha dichiarato il portavoce dell’Esercito nazionale libico, il generale Ahmed Al-Mismari, alla luce della recente decisione assunta dalla National Oil Corporation (NOC) di riprendere l’esportazione di questa materia prima. Come indicato da Al-Mismari, i giacimenti rimangono aperti finché soddisfano le richieste del popolo libico. Vi sono forse progressi nei negoziati con i rappresentanti delle tribù in merito alla ripresa delle attività dei giacimenti (in particolare riguardo alla ripartizione dei proventi)? Sputnik cerca di rispondere a questa domanda con l’aiuto di esperti.

Sono in corso le consultazioni

Come osservato dall’economista libico Monsef al-Shalawy, devono aver luogo le consultazioni sulla ripresa delle attività dei giacimenti petroliferi che si svolgeranno con l’intermediazione degli organismi internazionali, tra cui l’ONU.

“Al momento il quadro è assolutamente chiaro: l’Esercito nazionale libico e i suoi dirigenti supportano in sostanza gli interessi delle tribù libiche in questo conflitto, ossia gli interessi di coloro che si sono fatti promotori della chiusura dei giacimenti. Pertanto, tutte le parti coinvolte debbono tenere a mente questo elemento e condurre trattative con l’ausilio di intermediari internazionali”, ha spiegato.

Parlando del motivo per cui i negoziati debbano svolgersi proprio in questa modalità, l’esperto aggiunge: “Questo formato permetterebbe di conferire validità internazionale ai trattati e di verificare che vengano rispettate le condizioni necessarie. In particolare, mi riferisco all’apertura di un conto bancario internazionale per la Libia sul quale affluiscano i proventi della vendita di greggio. Inoltre, dovrà essere definito un rigido meccanismo che consenta di ripartire questi proventi tra i cittadini libici. Sono state proprio queste le richieste avanzate dagli sceicchi delle tribù libiche per la ripresa dell’attività estrattiva”.

Stando a quanto dichiarato da al-Shalawy, il soddisfacimento di questa condizione consentirà di dare rapida esecuzione anche alle altre, quali ad esempio la possibilità di verifica dei flussi di denaro della Banca centrale.

La cooperazione tra esercito e sceicchi ha dei limiti

Al-Shalawy ha osservato che l’Esercito nazionale libico supporta gli interessi degli sceicchi delle tribù. La questione si limita anzitutto al rispetto delle condizioni imposte dalla società estrattiva e dal governo. Questo elemento, comunque, non ostacola lo svolgimento dei negoziati.

“La cooperazione tra esercito e sceicchi ha dei limiti. L’esercito di Haftar aiuta le tribù solo ad essere ascoltate, a far sì che le loro richieste vengano prese in considerazione. Alla luce di questo potrebbero tranquillamente sedersi al tavolo dei negoziati. Inoltre, anche gli osservatori internazionali concordano con queste richieste e osservano che i meccanismi che regolano il funzionamento della Banca centrale libica sono effettivamente molto torbidi”, sottolinea.

L’esperto continua: “Penso che a breve termine si riuscirà a conseguire un accordo sulla ripresa delle attività dei giacimenti petroliferi. In una prospettiva di più ampio respiro, qualora il gruppo di lavoro si rivelasse davvero efficiente, possiamo aspettarci avanzamenti in materia di accordi sullo scambio di prigionieri tra l’Esercito nazionale libico e il governo di Tripoli (Consiglio nazionale di transizione), nonché singoli tentativi finalizzati a elaborare un accordo politico tra le parti coinvolte nel conflitto”.

A rischio la sovranità

Tuttavia, l’esperto libico del settore petrolifero Issa Rashwan teme che la creazione di un conto bancario internazionale esterno per la Libia mini la sovranità della Libia stessa.

“L’introduzione di strutture finanziarie esterne ai confini statali potrebbe facilmente consentire l’assoggettamento dei flussi finanziari libici a Stati terzi. In tal caso di che sovranità stiamo parlando? Sarebbe piuttosto necessario contrastare la corruzione all’interno dell’apparato statale e bloccare il flusso di armi che entra senza sosta nel Paese. Le altre richieste potrebbero solamente contribuire al peggioramento della situazione in cui versa il Paese”, sostiene Rashwan.

A sua volta Muhammad Moazib, membro dell’Alto Consiglio di Stato del Consiglio nazionale libico di transizione, sostiene che il meccanismo proposto in qualità di accordo petrolifero non faccia che incrementare l’ingerenza di attori esterni negli affari libici interni e incidere negativamente sui tentativi finalizzati al superamento della crisi.

“Questo piano non farà che generare altri problemi: il Paese rischia di non liberarsi dall’influenza esterna per lungo tempo. Inoltre, l’impatto sulle operazioni finanziarie sarà alquanto significativo. È meglio svolgere negoziati diretti con l’Alto Consiglio e con gli sceicchi delle tribù perché anche questi ultimi possano prendere parte alla creazione del nuovo governo e, di conseguenza, alle elezioni presidenziali”, dichiara.

Il 10 luglio la NCO ha annunciato la fine dello stato di forza maggiore che era stato imposto fino a quel momento su tutti i porti del Paese e che ostacolava le esportazioni di greggio. Tuttavia, già il giorno seguente le forze armate di Haftar hanno disposto l’interruzione di qualsivoglia ulteriore esportazione, come ha comunicato la società. Le forze armate di Haftar, infatti, sostengono gli interessi delle tribù libiche. E si ricordi che proprio gli sceicchi furono i promotori del blocco dei giacimenti petroliferi.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook