03:16 29 Novembre 2020
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Interrotti i rapporti con i suoi tradizionali fornitori occidentali di armi a seguito della Rivoluzione del 1979, l'Iran da allora ha creato un'importante industria di difesa interna, producendo di tutto, dalle armi leggere ai missili balistici e da crociera.

L'esercito iraniano ha preparato in modo adeguato la difesa del paese in caso di aggressione nemica, dopo aver costruito una serie di armi avanzate per i conflitti del futuro, ha dichiarato il comandante delle forze armate, il generale Kioumars Heydari.

"Oggi abbiamo fatto grandi passi avanti nel raggiungimento del nostro obiettivo di dotarci di armi intelligenti, precise, digitali ed elettroniche per contrastare le possibili minacce per il paese", ha detto Heydari, parlando mercoledì con i professori e i cadetti dell'Università di comando e personale dell'esercito di Teheran.

"Modificando la loro struttura e organizzazione, le forze di terra dell'esercito della Repubblica islamica dell'Iran sono diventate in grado di soddisfare le attuali esigenze operative al fine di essere pronte ad affrontare eventuali minacce in qualsiasi modo", ha aggiunto.

Heydari ha sottolineato che i miglioramenti nella "mobilità, agilità e capacità di combattimento" delle forze armate sono stati raggiunti facendo affidamento su industrie e scienziati nazionali, sulla base del principio di autosufficienza sia delle attrezzature sia delle tecnologie che ne sono a fondamento.

Per lo più isolato dai suoi precedenti partner statunitensi e dell'Europa occidentale in seguito alla rivoluzione iraniana e durante la guerra Iran-Iraq del 1980-1988, poi ancora dal 2010 e l'embargo sulle armi delle Nazioni Unite, l'Iran ha sviluppato un'industria di armi statale che le consente di costruire tutto: armi leggere, droni, difese aeree avanzate, carri armati e navi da guerra.

Secondo l'Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma, l'Iran ha speso l'equivalente di 12,6 miliardi di dollari per la difesa nel 2019, confrontandosi favorevolmente con gli avversari regionali Arabia Saudita e Israele (rispettivamente 61,8 miliardi e 20,5 miliardi) e con gli Stati Uniti, che hanno investito nello stesso periodo 732 miliardi in spese militari. 

Nel 2015, dopo la firma del Piano d'azione globale congiunto, più noto come accordo nucleare iraniano, le Nazioni Unite hanno approvato la revoca dell'embargo internazionale sulle armi contro il paese nell'ottobre 2020. All'inizio di quest'anno, gli Stati Uniti hanno iniziato a fare pressioni sui membri del Consiglio di sicurezza per estendere l'embargo, sostenendo che altrimenti la sicurezza del Medio Oriente sarebbe messa a repentaglio. Tra i membri del Consiglio di sicurezza che esercitano il voto, Russia e Cina hanno già dichiarato che non sosterrebbero l'estensione delle restrizioni, con gli alleati europei degli Stati Uniti che non sostengono nella stessa misura la proposta di Washington.

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