21:57 12 Luglio 2020
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Maria Karmanova, dottoressa in scienze fisiche e matematiche presso il Distaccamento siberiano dell’Accademia nazionale russa delle Scienze, ha un hobby davvero unico. Nel tempo libero… sta ripristinando un aereo di linea sovietico.

Maria sta riportando al suo stato originale non un semplice aereo, ma il Tu-104: il primo jet di linea sovietico (e uno dei primi al mondo) che il 27 giugno del 2020 ha ripreso letteralmente vita.

Sputnik ha intervistato Maria per sapere di più circa la sua incredibile storia, il motivo del suo interesse per l’aviazione e le sfide che si pongono quando si comincia a sistemare un velivolo così particolare che al momento è dislocato nell’aerodromo della città di Berdsk, poco lontano da Novosibirsk.

Maria Karmanova
© Foto : Aleksandr Stepanov
Maria Karmanova
— Come è nato il Suo amore per l’aviazione e come è venuta a sapere di questo aereo?

— Sin dal 2004 quando per lavoro cominciai a frequentare alcune conferenze che si tenevano prevalentemente in Europa.

Le trasferte erano tante, quindi iniziai a interessarmi di aerei. Mi chiedevo come riuscissero a volare. Chiaramente adesso a parte qualche caso eccezionale non entro nella cabina dell’aereo.

Ma quando nel 2009 facevo le mie ricerche in Internet sul Tu-104 che si trova nei pressi di Novosibirsk pensai che forse sarei anche potuta entrare in cabina di pilotaggio. Si tratta di un aereo-leggenda, uno dei primi jet di linea con una storia costellata di successi. Volevo vedere com’era da dentro.

E così nel 2009 decisi di recarmi presso quell’aerodromo per vederlo dal vivo.

  • La cabina nel 2009
    La cabina nel 2009
    © Foto : Maria Karmanova
  • La cabina adesso
    La cabina adesso
    © Foto : Maria Karmanova
  • La cabina di navigazione nel 2009
    La cabina di navigazione nel 2009
    © Foto : Maria Karmanova
  • La cabina di navigazione adesso
    La cabina di navigazione adesso
    © Foto : Maria Karmanova
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© Foto : Maria Karmanova
La cabina nel 2009

— Prima di quel momento Lei aveva avuto qualche esperienza nel ripristino di aerei d’epoca oppure è stata la Sua prima volta?

— No, non avevo alcuna esperienza. Uno degli istruttori dell’aerodromo mi disse che potevo parlare con i piloti in pensione del Tu-104 i quali mi avrebbero potuto suggerire dove trovare la documentazione necessaria per capire quali strumenti sarebbero serviti per ripristinare l’aereo.

— Ci può dire perché si decise di trasferire l’aereo nell’aerodromo in cui si trova oggi? Come ci si riuscì?

— Non è stato trasferito qui, ci è volato da solo! È andata così: negli anni ’70 un grande appassionato Valery Rytsarev che lavorava anch’egli ad Akademgorodok, ma in un altro ente di ricerca, decise di fondare la Scuola di volo per ragazzi.

E nell’ambito di questo progetto si previde il trasferimento del velivolo da Tolamchevo (Novosibirsk) a Berdsk. Si pensò che avrebbe funto da mezzo di addestramento dei cadetti e da oggetto di esposizione del museo a cielo aperto. Oltre al Tu-104 che volò qui nel 1978 vi sono anche altri elicotteri e aerei.

Il trasferimento fu approvato dal Ministero dell’Aviazione civile.

— Ma da quel che so la pista di questo aerodromo non era adatta per l’atterraggio di aerei di questa classe. Come si è riusciti a far atterrare il Tu-104 in quel luogo?

— Il problema non sono tanto le dimensioni quanto il fatto che il terreno avrebbe dovuto presentare determinate caratteristiche. Ma il terreno dell’aerodromo di Berdsk era invece piuttosto duro poiché negli anni ’40 era usato come aerodromo operativo.

Dunque, il compito non era poi così complesso. All’inizio il terreno fu misurato mediante durometro, si procedette a un test con un velivolo di piccole dimensioni, dopodiché il Tu-104 fu trasferito. Il volo da Tolmachevo (Novosibirsk) a Berdsk durò meno di 8 minuti.

Il Tu-104, il quale Maria sta riportando al suo stato originale
© Foto : Maria Karmanova
Il Tu-104, il quale Maria sta riportando al suo stato originale

— Quando ha iniziato a lavorare al ripristino del velivolo e cosa l’ha spinta a cominciare questo progetto?

— Iniziai ad occuparmene nel 2009. Prima nessuno se n’era occupato. Cominciai proprio io dopo la mia visita sul posto.

Sebbene fossi felice per aver trovato questo aereo, la situazione in cui versava la cabina mi turbò. Mancava la maggior parte dei dispositivi e della strumentazione, la cabina era avvolta dalla polvere. Bisognò prima ripulirlo e poi capire dove andare a prendere ciò che mancava. Il problema principale era proprio dove cercare i materiali.

Cominciai da sola, ma poi si unirono al progetto diversi appassionati. Uno dei primi fu Vladimir Chebotnikov che lavorava come tecnico all’aerodromo. Si scoprì che molti pezzi di ricambio erano ancora nei magazzini. Poi Chebotnikov riparò la strumentazione del Tu-104 che si trovava nei magazzini e contribuì a installare i dispositivi più pesanti (come i moduli della stazione meteo) acquistati per l’operazione di ripristino.

— Ci racconti delle difficoltà o delle curiosità in cui si è imbattuta durante le operazioni di ripristino del velivolo?

— Chiaramente è stato difficile. È stata la mia prima esperienza in questo settore. Spesso servivano conoscenze relative alle connessioni tra i diversi dispositivi del velivolo.

La letteratura che riuscii a reperire risaliva all’inizio degli anni ’50, ma da allora l’aereo aveva continuato a volare per più di 20 anni e in quell’arco di tempo aveva subito diversi ammodernamenti. Chiaramente buona parte dei componenti risalenti agli anni ’50 non era più presente alla fine della vita del velivolo.

In seguito riuscii a trovare un manuale di volo degli anni ’70 dove trovai molte informazioni utili. Ma stiamo cercando di ricostruire il velivolo secondo l’aspetto che aveva negli anni ’50 e ’60, ossia quando era all’apice della sua storia e non quando era ormai obsoleto. Insomma, volevamo riportarlo al suo splendore originario.

Ad oggi stiamo ancora cercando la cloche di comando di sinistra. L’anno scorso si è verificato qualcosa di sorprendente: un uomo che non mi conosceva personalmente ma che aveva sentito parlare del progetto di ripristino del Tu-104 da amici in comune mi ha regalato una cloche di destra che era integra e in condizioni migliori della cloche di destra originale dell’aereo. L’ho installata sulla sinistra a sostituire quella mancante e la cabina ha preso vita.

Il Tu-104, il quale Maria sta riportando al suo stato originale
© Foto : Maria Karmanova
Il Tu-104, il quale Maria sta riportando al suo stato originale
La maggior parte della strumentazione è ormai obsoleta ed è difficile da reperire. Sto cercando sui forum specializzati e alle aste. Ad esempio, su eBay ho trovato due moduli della stazione radio in Polonia. In Russia non ero riuscita a trovarli. Tutte le componenti del sistema per il cosiddetto atterraggio cieco sono state acquistate in diversi posti.

Uno dei venditori dei pezzi di ricambio sapeva che stavo cercando un telecomando per l’accensione e lo spegnimento dei canali di questo sistema di atterraggio. Lui lo aveva in un garage che in quel momento era però bloccato dalla neve. Una volta arrivata la primavera, la neve si sciolse e l’uomo riuscì a entrare nel garage, a recuperare e spedirmi il telecomando. È stato molto bello.

— A Suo avviso, quanto è simile il Tu-104 di oggi a quello originario?

— Siamo molto lontani dal suo aspetto iniziale. L’aereo ne ha passate tante soprattutto negli anni ’90 e 2000. È stato ampiamente depredato. I sistemi di cablaggio e di trazione sono stati gravemente danneggiati, non c’è il motore.

Ma adesso possiamo anche pensare all’esposizione della cabina in museo e in apposite sale. L’obiettivo a breve termine è quello di far funzionare il tutto. Il nostro team intende far sì che si riesca a vedere la strumentazione in azione. Uno dei nostri appassionati sta creando l’unità di alimentazione. Siamo alla fase di test, perfezionamento e controllo.

— Quali sono i progetti futuri per questo velivolo?

— A breve termine vorremmo esporre il velivolo in un museo e mostrarlo in funzione. Poi, come si dice, non c’è limite alla perfezione.

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