22:57 15 Gennaio 2021
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La Procura speciale del Tribunale penale internazionale per i crimini commessi in Kosovo ha annunciato le accuse contro il presidente dell'autoproclamata repubblica del Kosovo, Hashim Thaci, per crimini di guerra negli anni 1998-1999, riferisce una nota della procura.

"Il 24 aprile 2020 la Procura speciale ha emesso la richiesta di rinvio a giudizio di 10 punti (...) per Hashim Thaci, Kadri Veseli e altri sospetti di una serie di crimini contro l'umanità e crimini di guerra, tra cui omicidio, sparizione forzata di persone, persecuzioni e torture", afferma un comunicato. L'imputazione, come sottolineato dalla procura, sostiene che Thaci, Veseli e altri imputati "sono penalmente responsabili di quasi 100 omicidi".

"I crimini asseriti nell'atto d’accusa coinvolgono centinaia di vittime note di etnia kosovara-albanese, serba, rom ed altre e includono oppositori politici", fa notare la nota.

Alla fine di febbraio il procuratore speciale della Corte internazionale per i crimini commessi in Kosovo, Jack Smith, aveva annunciato la sua disponibilità a presentare le prime accuse nei confronti dei sospetti di crimini di guerra negli anni 1998-1999. Ad aprile la procura ha dichiarato che la pandemia di coronavirus non sarebbe stata un ostacolo per presentare nuove accuse.

Nel 2017 è stato istituito il Tribunale speciale per giudicare i crimini commessi dai separatisti albanesi dell'esercito di Liberazione del Kosovo (UCK) durante il conflitto con le forze serbe del 1998-1999 e dopo il conflitto che si è concluso con i bombardamenti aerei della NATO contro la Serbia.

Il 17 febbraio 2008 le strutture legate alla comunità albanese del Kosovo hanno proclamato unilateralmente l'indipendenza dalla Serbia. La repubblica autoproclamatasi non è riconosciuta da Serbia, Russia, Cina, Israele, Iran, Spagna, Grecia e molti altri Stati. Sotto la pressione di Bruxelles, nel 2011 la Serbia ha avviato i negoziati, mediati dall'UE, per la normalizzazione delle relazioni con Pristina.

La missione italiana in Kosovo

Nel Kosovo dopo la guerra opera una missione di pace della NATO, Kosovo Force, nota anche come KFOR. L’Italia, dal 2013, è a comando della missione con a capo il generale Michele Risi. Stando ai dati del ministero della Difesa, al momento la consistenza massima annuale autorizzata dall’Italia per il contingente nazionale impiegato nella missione è di 538 militari, 202 mezzi terrestri e 1 mezzo aereo.

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