23:58 23 Novembre 2020
Mondo
URL abbreviato
129
Seguici su

Alcuni marchi internazionali hanno sospeso le proprie pubblicità sul sito Facebook aderendo alla campagna Stop Hate for Profit, in protesta contro la mancata azione del social media nei confronti di hate speech e contenuti razzisti.

Numerose aziende internazionali di abbigliamento, generi alimentari ed altri settori hanno sospeso il pagamento dei propri inserti pubblicitari al colosso di Facebook, aderendo alla campagna Stop Hate For Profit lanciata mercoledì 17 giugno da alcuni gruppi per diritti civili in seguito alla morte di George Floyd e alle proteste createsi negli Stati Uniti.

Tale protesta denuncia la mancata presa di posizione di Facebook nei confronti dei contenuti di sfondo razzista e di incitamento all'odio, affermando che in alcuni casi il social network abbia addirittura promosso la diffusione di tali contenuti.

"Chiediamo a tutte le imprese di essere solidali con i nostri valori americani più profondamente radicati di libertà, uguaglianza e giustizia e non pubblicizzare sui servizi di Facebook nel mese di luglio" questo il messaggio della campagna presente sul proprio sito.

Tra i brand che hanno deciso per ora di aderire al movimento sono presenti North Face, Patagonia, REI e l'ultimo che si è aggiunto è il colosso del gelato confezionato americano Ben & Jerry's.

​Tutti i brand che hanno aderito al movimento hanno comunicato tramite un tweet che sospenderanno i pagamenti per i servizi pubblicitari sui social network di Mark Zuckenberg, quindi Facebook e Instagram, per tutto il mese di luglio.

​"Per troppo tempo, Facebook non è non è riuscito a prendere provvedimenti sufficienti per fermare la diffusione di fake news e di propaganda dannosa sulla sua piattaforma" ha commentato il responsabile del marketing di Patagonia, Cory Bayers, che ha spiegato che il boicottaggio sarà immediatamente attivo.

L'adesione dei brand allo sciopero pubblicitario è ritenuta un'importante mossa visto che il 99% dei 70 miliardi di dollari dei ricavi di Facebook, riporta Stop Hate for Profit, è realizzato attraverso la pubblicità.

La risposta di Facebook

Il social network si difende ribadendo il proprio impegno per rimuovere i contenuti caratterizzati da odio:

"Rispettiamo profondamente la decisione di qualsiasi marchio e restiamo concentrati sull'importante lavoro di rimozione dell'hate speech e di fornire un'informazione di voto critica. Le nostre conversazioni con esperti di marketing e organizzazioni per i diritti civili sono incentrate su come, insieme, possiamo essere una forza per il bene" si difende Carolyn Everson, vicepresidente di Facebook per il global marketing in una dichiarazione a NBC News.

Le pressioni nei confronti dell'azienda di Zuckenberg sono iniziate durante le elezioni presidenziali statunitensi del 2016. Da allora l'attenzione verso Facebook è cresciuta rapidamente. Soprattutto negli ultimi mesi, quando Twitter ha iniziato a segnalare alcune dichiarazioni false pubblicate dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook