19:16 29 Settembre 2020
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Questa bella ragazza bionda gira per diverse città della Regione di Kaliningrad ma non lavora come guida. Viene fotografata ai semafori, ma non è una modella. Spesso si offrono di aiutarla, ma lei risponde sempre che ce la fa da sola.

Questo è il motto dell’unica camionista donna della regione, nonché madre di due figli, la trentacinquenne Svetlana Masterskikh di Gur’evsk (cittadina a 15 km da Kaliningrad).

Chiese al marito: “Comprami un camion!”

Svetlana e il marito avevano una società di logistica con 20 mezzi pesanti. All’epoca però Svetlana non voleva mettersi al volante di uno di questi.

“Ho sempre amato i mezzi pesanti, vedevo come li guidavano i nostri camionisti e volevo tanto che mio marito me ne comprasse uno. In realtà, allora i bambini erano ancora piccoli e capivo bene che non mi potevo permettere di partire”, afferma Svetlana Masterskikh a Sputnik.

Per via dell’ennesima crisi i coniugi dovettero rinunciare alla società. Ad avverare il vecchio sogno di Svetlana contribuì il divorzio fra i due che avvenne dopo un po’ di tempo. Svetlana decise di lavorare come tassista, era un’esperta guidatrice, aveva diverse patenti (B, C, E).

Un giorno sul taxi arrivò un lavoratore di una società di trasporti alla quale qualche mese prima Svetlana aveva inviato senza successo il proprio CV. Il passeggero era un camionista il quale, sentendo la storia di Svetlana, promise di aiutarla ad avere un colloquio.

“Alla fine mi iscrissero ad alcuni corsi di guida tenuti dall’Associazione dei trasporti internazionali su strada”, racconta Svetlana. “Una volta conclusi i corsi, andai da loro e capii che erano davvero interessati a me”.

Il rispetto degli uomini

Secondo Svetlana, i colleghi l’hanno tenuta sotto controllo per molto tempo. Erano in pochi a credere che ce l’avrebbe fatta. 

“Quando i camionisti mi videro per la prima volta, dissero “resisterà uno o due mesi, poi scapperà, è troppo pesante”. C’erano alcuni che provavano sempre ad aiutarmi, ma io dicevo che ero venuta qui per lavorare e che non c’era bisogno di aiutarmi. Se volete farmi vedere come si fa, prego!”, diceva Svetlana Masterskikh, l’unica donna nella Regione di Kaliningrad ad essere ufficialmente certificata alla guida di camion per il trasporto a terra.

Svetlana lavora come camionista in servizio già da 8 mesi: le affidano la conduzione di 4 diversi mezzi quali Man, Mercedes, Scania e Volvo e durante una giornata le capita di cambiarli più volte.

“A livello di difficoltà di conduzione sono di fatto uguali. Ci sono mezzi più vecchi, altri più nuovi”, spiega Svetlana.

I colleghi maschi di Svetlana la rispettano, si rivolgono a lei come a un collega camionista, cosa però difficile visto l’aspetto avvenente della ragazza. “Chiaramente all’inizio ci sono stati momenti di ambiguità, ma li ho tagliati sul nascere”, spiega e aggiunge che gli altri camionisti cercano di non dire parolacce di fronte a lei e che, se ne scappa una, si scusano.

  • Swietłana Masterskich
    Swietłana Masterskich
    © Foto : Swietłana Masterskich
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Niente sentimentalismo nel camionismo

Svetlana si occupa prevalentemente di trasporto merci nella Regione di Kaliningrad: trasporta materie prime per gli stabilimenti locali del settore dei mobili. Ad esempio, da Kaliningrad, dove ha sede l’azienda per cui lavora, trasporta merci fino al confine della Regione.

“Nelle 2 ore necessarie ad arrivare a destinazione posso godermi l’insolita natura circostante: infatti, dalla cabina del camion ho un’ampia panoramica. Guidi e la tua anima è felice mentre guardi la bellezza intorno a te”, sostiene. Ma il sentimentalismo non ha modo di esistere nel camionismo. Infatti, Svetlana si prepara accuratamente ad ogni viaggio.

“Prima del viaggio mi studio sempre l’itinerario, devo sapere in anticipo quali sono le piazzole sicure dove potrò fermarmi perché ho io la responsabilità della merce e del camion. Sulla strada può succedere qualsiasi cosa. I banditi della strada ancora oggi squarciano le tende dei camion, rubano la merce e le ruote. Questo perché i camionisti inconsapevoli si fermano in piazzole sospette che non sono in alcun modo controllate”, spiega Svetlana.

In tutti i suoi viaggi Svetlana fa riferimento al cronotachigrafo installato sul camion. Si tratta di uno strumento che controlla l’alternarsi del regime operativo e del riposo. Ad esempio, dopo una tratta di 4 ore e mezza lo strumento ricorda al conducente che deve riposarsi per 45 minuti.

“La cosa migliore da fare è osservare l’alternarsi di lavoro-riposo. Anche se manca solo mezz’ora e il conducente sente che ne ha bisogno, è meglio che dorma per un po’”, spiega.

I camionisti non sono assicurati per qualsivoglia guasto occorra sulla strada, ma Svetlana è convinta che si possa trovare sempre una soluzione.

“Sai come aprire il cofano, puoi chiamare il meccanico, descrivere la situazione e chiedere cosa fare. Anche se buchi una ruota, le altre continuano ad andare. Bucarle tutte è un evento molto raro. Ad ogni modo, c’è sempre un modo per arrivare all’officina più vicina. Se proprio la situazione è nera, puoi accostare e chiedere aiuto via radio”, spiega Svetlana.

“Rispondo che ce la faccio, è il mio lavoro”

Il camionista non solo trasporta merce, ma si assicura anche che il carico e lo scarico della stessa sia a norma. Per la fragile Svetlana non c’è alcuna eccezione. “Quando caricano una merce, devo fissarla con delle cinghie in modo che non si sposti in curva. È un lavoro che mi dà soddisfazione. Capita che mi offrano aiuto. Ma io rispondo che ce la faccio da sola, che è il mio lavoro. Chiaramente ci sono anche attività di difficile esecuzione per le quali non ce la faccio. In questi casi chiedo aiuto e gli altri mi aiutano volentieri, nessuno mi dice “è il tuo lavoro, arrangiati””, aggiunge.

La Polonia in shock

Svetlana racconta che in Polonia tutti si sono meravigliati nel vederla al volante di un camion. Ad ogni modo le reazioni sono state positive.

“Quando guido il camion, tutti si stupiscono. Ma le reazioni sono molto positive. Da quanto guido in Polonia non ho mai ricevuto commenti negativi”, spiega. La comparsa di Svetlana sulle strade (russe o polacche che siano) è un evento: infatti, la gente la fotografa ai semafori.

“Capita che si sporgano dal finestrino e comincino a scattarmi fotografie, alcuni mi fanno un cenno di approvazione. Spesso passo per la dogana dove carico e scarico la merce. Gli altri camionisti si avvicinano e mi dicono “Dev’essere difficile per te guidare un mezzo del genere” e io rispondo che non ho ancora trovato niente di difficile. Se ci riesco, perché non continuare?”.

Non solo Russia, ma anche Europa

In futuro Svetlana sta valutando la possibilità di lavorare in Europa. Ma l’ostacolo rimane la sua scarsa conoscenza della lingua inglese.

“Sinceramente vorrei andare in Europa”, dice Svetlana. A Mosca e in altre città russe per adesso non si spinge visti i possibili ingorghi al confine (infatti, la Regione di Kaliningrad è una exclave russa divisa dalla “Grande Russia” da Lituana e Bielorussia).

“Naturalmente, posso scusarmi con gli altri camionisti via radio e dire loro che non sono pronta a stare in strada per più di un giorno. Dopotutto a casa mi aspettano mia figlia di 12 anni e mio figlio che presto ne compirà 9”, spiega.

“Se nella Regione di Kaliningrad ci fossero le corse sui Kamaz, le vincerei”

I figli di Svetlana la sostengono in tutto. “Il mio obiettivo è risparmiare per comprarmi un appartamento. Lo spero per me stessa. Sì, forse non vedo i miei cari così spesso come vorrei, ma nella vita bisogna porsi delle priorità. Mi rendo conto che, se non mi impegno ora, non avrò nulla in futuro. E non voglio nemmeno sgobbare tutta la vita”, spiega Svetlana. Anche se nei forum di camionisti scrivono che questa professione non è particolarmente redditizia, lei è convinta che non sia così.

“Chi vuole guadagna, mi pare. Nella Regione di Kaliningrad i soldi che guadagno guidando il camion non li guadagnerei da nessun’altra parte”, spiega. Da quando è arrivata nel 2000, ha lavorato come infermiera, commessa, cameriera, contabile, agente immobiliare e persino portaborse di un deputato.

Riguardo all’impatto dei continui spostamenti sulla sua forma fisica, Svetlana risponde che cerca sempre di prendersi cura di sé e che per i viaggi programma sempre i pasti.

“I problemi di sovrappeso dei camionisti sono legati al fatto che amano mangiare. Quando si fermano nelle piazzole, per passare il tempo, si riuniscono in gruppo, si riposano, si fanno preparare tanto cibo. Oppure anche quando sono in fila alla dogana di frontiera, stuzzicano sempre qualcosa”, spiega Svetlana.

Inoltre, la donna ama molto lo sport: gioca a pallavolo, pallacanestro, tiro con arma da fuoco. “Se nella Regione di Kaliningrad ci fossero le corse sui Kamaz, probabilmente le vincerei”, conclude.

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