15:54 24 Settembre 2020
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Il capo della diplomazia cinese ha fatto sapere che Pechino non intende ridiscutere la legge sulla sicurezza di Hong Kong.

Il governo di Pechino ha affermato di respingere i commenti dei ministri degli Esteri del G7 che nella giornata di ieri hanno invitato la Cina a rivedere la legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong.

A riferlro è il capo della diplomazia di Pechino, Yang Jiechi, nel corso di un vertice alle Hawaii con il segretario di Stato americano, Mike Pompeo.

"La Cina si oppone con forza al comunicato diffuso dai ministri degli esteri del G7 sulle misure riguardo Hong Kong", ha spiegato Jiechi.

Nelle loro dichiarazioni, i ministri degli Esteri del G7 hanno espresso "grave preoccupazione riguardo alla decisione della Cina di imporre una legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong", aggiungendo che questa violerebbe la Basic Law, la costituzione di Hong Kong, e gli impegni internazionali di Pechino.

"Tale legge metterebbe a rischio il sistema che ha permesso ad Hong Kong di fiorire e di garantirne il successo per molti anni", hanno spiegato i ministri del G7.

La questione della legge sulla sicurezza di Hong Kong

Il Congresso Nazionale del Popolo della Repubblica Popolare Cinese ha approvato una risoluzione alla fine di maggio, in base alla quale il Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo avrebbe il compito di sviluppare una legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong che vieti l'attività secessionista e sovversiva.

In risposta alla legislazione, il segretario agli Esteri del Regno Unito, Dominic Raab, ha comunicato il 2 giugno in una dichiarazione alla Camera dei Comuni sulla situazione a Hong Kong che il Regno Unito aveva rispettato la Dichiarazione congiunta sino-britannica, ma che la "legge di sicurezza nazionale autoritaria" della Cina rispetto a Hong Kong ha minato il quadro "un paese, due sistemi".

Secondo Raab, la decisione di Pechino di imporre la nuova legge sulla sicurezza sarebbe in conflitto con i suoi obblighi internazionali, assunti ai sensi della Dichiarazione congiunta.

La posizione del Regno Unito sulla questione è radicata nella dichiarazione congiunta tra i due paesi, registrata presso le Nazioni Unite, che aveva spianato la strada alla consegna di Hong Kong nel 1997, garantendo alla città 50 anni di autonomia da quella data, con la protezione di i suoi diritti e le sue libertà, scrive The Guardian.

Successivamente, il primo ministro britannico Boris Johnson ha rivelato in un articolo pubblicato il 3 giugno nel South China Morning Post con sede a Hong Kong, che il suo paese era pronto a introdurre cambiamenti nel sistema di immigrazione per consentire ai residenti di Hong Kong di facilitare l'accesso all'immigrazione e cittadinanza britannica se la Cina avesse applicato la propria legge sulla sicurezza nazionale per la città.

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