01:00 14 Agosto 2020
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La morte di George Floyd (88)
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Mentre le proteste degli afroamericani continuano senza sosta negli Stati Uniti a seguito della brutale morte di George Floyd il 25 maggio durante l'arresto, i manifestanti negli Stati del sud riversano la rabbia contro i monumenti confederati in onore delle figure della Guerra Civile condannate per tradimento.

La presidente democratica della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi ha scritto una lettera chiedendo di rimuovere 11 statue di leader confederati dalla National Statuary Hall Collection presso il Campidoglio a Washington.

"Le statue in Campidoglio dovrebbero incarnare i nostri più alti ideali come americani, esprimendo chi siamo e a chi aspiriamo per essere una nazione", ha scritto Pelosi in una lettera indirizzata al senatore del Missouri Roy Blunt, che presiede la commissione mista della Biblioteca, e al vicepresidente del comitato rappresentante della California Zoe Lofgren.

Nancy Pelosi ha sottolineato che "i monumenti a personaggi che hanno sostenuto la crudeltà e le barbarie per raggiungere un fine così marcatamente razzista sono un affronto grottesco a quegli ideali".

In un commento per Newsweek, l'ufficio del senatore Blunt ha osservato che ogni Stato decide autonomamente quali statue inviare al Campidoglio e la lettera di Nancy Pelosi non hanno alcuna autorità.

"Diversi Stati si sono spinti verso la sostituzione di statue e altri sembrano diretti nella stessa direzione. Questo processo è in corso ed è incoraggiante", ha spiegato l'ufficio di Blunt, riferendosi ulteriormente alla richiesta di Pelosi: "come la presidente Pelosi è senza dubbio consapevole, la legge non consente all'architetto del Campidoglio o alla commissione mista del Congresso sulla Biblioteca di rimuovere una statua una volta ricevuta".

Tra le statue a cui probabilmente si riferiva la presidente della Camera dei Rappresentanti c'erano quelle dei rappresentanti degli Stati Confederati Jefferson Davis e Alexander Stephens, entrambi accusati di tradimento dopo la Guerra Civile del 1861-1865.

La pressione per la rimozione dei monumenti confederati è cresciuta in tutto il paese alla luce delle proteste contro la morte dell'afroamericano George Floyd, brutalmente ucciso durante l'arresto da parte di un agente della polizia di Minneapolis.

I manifestanti hanno letteralmente attaccato statue confederate in alcune città negli Stati del sud dell'America, deturpandole con graffiti, a volte tentando di abbatterle sullo sfondo dei disordini.

Questa situazione ha spinto i sindaci di alcune città a trasferire le statue da qualche altra parte dai loro luoghi originali. Per quanto riguarda i monumenti nel Campidoglio, il governatore del Kentucky Andy Beshear ha espresso l'intenzione di far rimuovere la statua di Davis donata dal suo Stato, sostenendo che "è un simbolo che ci divide, e anche se ci sono quelli che pensano che sia parte della storia".

A sua volta il governatore della Virginia Ralph Northam ha annunciato che avrebbe rimosso la statua "divisiva" del generale confederato Robert E. Lee dopo che i manifestanti l'hanno presa di mira a giugno.

Le proteste sono scoppiate a Minneapolis alla fine di maggio, dopo che la morte di George Floyd durante il suo arresto è stata ripresa in un video. Nel video Floyd, un afroamericano di 46 anni, è stato affrontato da quattro poliziotti e uno di loro si è inginocchiato sul collo per diversi minuti mentre Floyd si lamentava di non riuscir a respirare.

Dopo che il video dell'incidente è finito online diventando rapidamente virale, sono scoppiate le proteste a Minneapolis, nelle principali città americane e persino in Europa.

Tema:
La morte di George Floyd (88)
Tags:
Congresso USA, Monumento, Washington, Razzismo, USA
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