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La morte di George Floyd (88)
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Dopo la morte dell'afroamericano George Floyd durante l'arresto della Polizia a Minneapolis, è stata lanciata una guerra contro monumenti visti come controversi su entrambe le sponde dell'Atlantico.

Migliaia di norvegesi hanno firmato un appello per rimuovere le statue dell'ex primo ministro britannico Winston Churchill e dello scrittore e filosofo danese-norvegese Ludvig Holberg.

Secondo gli iniziatori, Churchill era un razzista e un suprematista bianco, mentre Holberg, che è venerato come il padre della moderna letteratura danese e norvegese, era un commerciante di schiavi.

“È incredibile che dei bianchi razzisti che pensavano che fosse giusto opprimere i neri a tal punto abbiano un posto nelle nostre strade! <...> Ci aspettiamo che entrambe le statue vengano rimosse! Fondamentalmente, erano entrambi razzisti e questo dovrebbe essere un argomento sufficiente per non farli rimanere nelle nostre strade nel 2020. Sfortunatamente, tutti i loro risultati vengono oscurati dal fatto che erano razzisti”, afferma la petizione.

Finora, la petizione ha raccolto oltre 4.200 firme.

La statua in bronzo alta tre metri di Sir Winston Churchill fu inaugurata nel 1976 per celebrare i legami tra Regno Unito e Norvegia durante la seconda guerra mondiale. La statua di Ludvig Holberg fu inaugurata nel 1939 vicino al Teatro Nazionale. Il gruppo scultoreo mostra Holberg tra i suoi personaggi comici Henrik e Pernille.

Haboon Hashi del gruppo per le minoranze Minotenk è preoccupato che il posizionamento delle statue contribuisca alla loro "venerazione".

“Credo che tutte le statue debbano essere collocate in un contesto più appropriato. Ad esempio, Churchill, che aveva innegabilmente un atteggiamento razzista, si trova nel centro di Oslo e dà un effetto simbolico che lo onora”, ha spiegato Hashi. Secondo lei, le statue appartengono a musei dove possono essere collocate in un contesto più appropriato.

Al contrario, lo storico dell'arte Tommy Sørbø è critico nei confronti dell'iniziativa e ritiene che la rimozione delle statue potrebbe portare a una polarizzazione.

“Non li difendo e ciò che hanno fatto, ma difendo la libertà di parola. Se vogliamo avere la libertà di espressione, dobbiamo anche avere la capacità di resistere a espressioni che non ci piacciono, come le opere d'arte del passato. Altrimenti, si diventa terroristi (Daesh). Alcuni hanno detto che li dove si bruciano libri, si finisce per bruciare persone”, ha detto lo storico dell'arte a TV2.

Questo non è il primo tentativo di eliminare l'arte "razzista" della Norvegia. All'inizio di questa settimana, il Partito Verde ha chiesto che il dipinto del 1762 "Giustizia", ​​in cui una dea della luce calpesta un uomo dalla pelle scura, venisse rimosso dal municipio di Bergen.

La nuova guerra iconoclasta anti-razzista

Nelle ultime settimane, la morte dell'afroamericano George Floyd durante una procedura d'arresto della polizia negli Stati Uniti ha scatenato massicce manifestazioni contro il razzismo in tutto il mondo. Di recente, diverse statue di Winston Churchill e del re Leopoldo II nel Regno Unito e in Belgio sono state vandalizzate dai manifestanti e rimosse. A Bristol, una statua del mercante e filantropo del XVI secolo Edward Colston è stata danneggiata e gettata in un fiume vicino per il suo ruolo nella tratta degli schiavi.

Il sindaco di Londra Sadiq Khan ha colto l'occasione per affermare che tutte le statue degli ex commercianti di schiavi dovrebbero essere rimosse dai luoghi pubblici. Tuttavia, gli atti di vandalismo sono stati condannati, tra gli altri, dal Primo Ministro Boris Johnson e dal Ministro degli Interni Priti Patel.

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