09:45 25 Novembre 2020
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Secondo gli osservatori internazionali, la decisione di Facebook di “ammonire” gli utenti riguardo media controllati dallo Stato è un vecchio espediente propagandistico per distinguere le agenzie presumibilmente indipendenti da quelle controllate.

Facebook ha annunciato che comincerà ad etichettare Russia Today, Sputnik, Press TV (Iran), Xinhua News (Cina) e altre agenzie di stampa finanziate dal governo come “media di Stato” e che quest’estate bloccherà qualsivoglia loro inserzione rivolta a utenti statunitensi.

Tuttavia, le nuove regole di Facebook non si applicano alla British Broadcasting Corporation (BBC), il cui consiglio di amministrazione è in larga misura nominato dalla regina, e nemmeno a molte altre agenzie di stampa statunitensi (indipendentemente dalla natura dei loro finanziamenti). Infatti, la piattaforma social ritiene che le politiche editoriali di queste agenzie siano “indipendenti”.

I media nazionali statunitensi sono davvero “indipendenti”?

La decisione di Facebook è “un esercizio di mera propaganda”, sostiene l’analista politico britannico Marcus Godwyn il quale aggiunge che uno degli obiettivi dell’iniziativa promossa dal gigante Facebook sarebbe di rievocare il clima della Guerra fredda. In quel periodo, le società “controllate dallo Stato” erano ritratte nei Paesi occidentali come antagoniste delle “democrazie libere”, dunque l’utilizzo dell’espressione “di Stato” da parte di Facebook può essere interpretato come un espediente tattico a fini propagandistici, secondo Godwyn.

La decisione di Facebook contro determinate agenzie di stampa ha anche l’intento di presentarle come organizzazioni che avrebbero deciso di nascondere le loro fonti di finanziamento. Questo, però, non corrisponde al vero:

“Sì! È vero che Sputnik, RT, Ruptly, Tass e alcune altre agenzie nonché i principali canali televisivi russi sono finanziati dai soldi dei contribuenti russi allocati a questo fine dallo “Stato” russo. Oooooh! Che complotto!”, sottolinea.

Intanto i media statunitensi, definiti indipendenti dal controllo statale, sono in realtà “interamente nelle mani” di poche ma grandi società a scopo di lucro le quali de facto svolgono la funzione di “Stato invisibile”, sostiene Godwyn. Alla luce di questo, “le modalità in cui Russia, Cina e Iran stanno operando sono di gran lunga più oneste, molto meno sospettose e anzi si basano su scelte di grande moralità”, dichiara.

Il modo in cui Facebook intende trattare le agenzie russe, cinesi e iraniane pare essere diverso da quello in cui la società si comporta con i media occidentali. Tuttavia, secondo Joe Quinn, autore e commentatore politico di Parigi, questo pregiudizio non sorprende perché Russia, Cina e Iran non sono allineate con la visione del mondo delle potenze occidentali.

“È quantomeno ironico che additando e imponendo la censura ai media di Stato russi, iraniani e cinesi in questo modo, Facebook stia agendo come un braccio dei governi occidentali promuovendo la prospettiva di questi ultimi ed escludendo quella di altri Paesi che hanno visioni geopolitiche avverse a quelle statunitensi”, sottolinea.

Un preludio alle elezioni presidenziali del 2020?

La mossa di Facebook avviene solo 5 mesi prima delle elezioni presidenziali statunitensi e dovrebbe essere interpretata quale parte dei sempre crescenti disordini politici e della sempre maggiore polarizzazione, stando a Stevan Gajic, dottore di ricerca in Scienze politiche il quale è impegnato presso l’Istituto di Studi europei di Belgrado.

Secondo il rapporto presentato dall’avvocato Robert Mueller (secondo cui sarebbero false le notizie di una possibile “collisione” Trump-Russia), le recenti testimonianze rilasciate in sede di HIC (House Intelligence Committee) da ex funzionari dell’amministrazione Trump e dei servizi segreti potrebbero ridurre “le possibilità del candidato democratico Joe Biden” nell’imminente corsa elettorale, secondo Gajic.

“Sembra che l’idea alla base della politica di censura senza precedenti annunciata da Facebook consista nel riportare in vita l’ormai defunta teoria cospiratoria promossa dai Democratici secondo la quale la Russia (o potenzialmente un altro Paese straniero) sia implicato nell’influenzare l’esito delle elezioni presidenziali americane”, sostiene.

A proposito del nuovo ciclo elettorale statunitense, il commentatore politico canadese Fabio Corvaglia sostiene che la decisione di Facebook di additare agenzie di stampa cinese e russe come “media di Stato” possa essere interpretata come un tentativo di mettere a tacere le voci fuori dal coro in previsione del voto di novembre. Corvaglia ricorda che i principali media occidentali quali CNN, BBC, MSNBC, CBC (Canada), RAI (Italia) The New York Times, The Washington Post e altri hanno intenzionalmente diffuso la versione dell’establishment statunitense riguardo all’asserita ingerenza della Russia nelle elezioni statunitensi del 2016.

“In realtà, i principali media occidentali tendono ad essere “media di Stato” più di quanto non lo facciano quelli colpiti da Facebook!”, sostiene Corvaglia. “Difficile credere che ci siano ancora funzionari eletti negli USA che continuano a sputare dichiarazioni di dubbia veridicità circa l’ingerenza russa nelle elezioni statunitensi del 2016 sebbene tutti i fatti confutino questa fantasia”.

L’asserita ingerenza russa ha dominato le prime pagine dei principali media statunitensi sin dalle elezioni del 2016 e continua ad essere impiegata come spauracchio dal DHS (Department of Homeland Security) e dall’FBI nonostante sia assente qualsivoglia prova a supporto di tali asserzioni.

“Il provvedimento consistente nel blocco delle inserzioni rivolte ai cittadini americani non farà una grande differenza poiché né la Russia né alcun altro Paese ha interferito con le scorse elezioni statunitensi”, sostiene Godwyn.
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