13:47 08 Luglio 2020
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La Cina sta mettendo a punto una legislazione che tutela il diritto delle successioni in materia di criptovalute. A conclusione delle “due sessioni” tenutesi a Pechino è stato approvato il progetto del primo codice civile cinese.

Quest’ultimo regolerà i rapporti giuridici tra cittadini, le questioni matrimoniali, i rapporti familiari e il diritto successorio. Nel progetto per il nuovo codice si legge che i diritti successori potranno essere esercitati tanto su attività fisiche quanto su attività digitali.

L’approvazione del Codice civile cinese può essere considerata dei risultati più importanti conseguiti dalle “due sessioni”. Fino ad oggi non esisteva in Cina un unico codice civile e i rapporti tra cittadini erano disciplinati da singole leggi e ordinanze. Alcune di queste, tuttavia, non sono più al passo coi tempi. Ad esempio, i diritti successori sono strettamente limitati al patrimonio fisico e materiale. Dunque, tutte le attività umane afferenti allo spazio digitale sono relegate a una zona grigia non regolamentata.

Questo problema si è acuito durante l’epidemia di coronavirus. Per molti soggetti anche il contenuto delle pagine personali online dei parenti deceduti rappresenta un ricordo e una eredità degna di essere conservata. Tuttavia, la legge cinese in materia di successioni non disciplina la fattispecie dei profili sui social media e il contenuto ad essi legato. Tra l’altro, molte grandi società quali Tencent considerano i profili degli utenti come proprietà intellettuale della società stessa. Questa collisione sul piano giuridico stanno tentando di risolverla i parenti dei defunti, molti dei quali tenevano delle pagine sui social network. Il contenuto di tali pagine, secondo i parenti, sarebbe loro proprietà intellettuale e dunque dovrebbe poter essere trasmesso per via ereditaria.

Diverse difficoltà sono sorte relativamente alle attività finanziarie digitali. Per via dell’anonimato che caratterizza molte criptovalute è piuttosto difficile calcolare il numero di attività digitali possedute dai cinesi. Tuttavia, è noto che la Cina continua a detenere circa il 60% del volume complessivo delle attività di mining di bitcoin. Stando al rapporto 2019 Global Digital Asset AML Research Report, l’anno scorso la Cina ha emesso bitcoin per 11,4 miliardi di dollari. Basandosi su questi dati indiretti è possibile concludere che i cinesi detengono una quota piuttosto importante del mercato mondiale delle criptovalute.

Questo patrimonio ha un grande valore materiale e chiaramente le persone intendono trasmetterlo per via ereditaria.

Tuttavia, lo status giuridico delle criptovalute in Cina non è ancora stato disciplinato in toto. Da un lato, non è vietato possedere criptovalute. Dall’altro, è vietata la circolazione di criptovalute nel Paese. Il mining, invece, pur non essendo altro che una procedura di elaborazione di criptovalute, non è vietata da alcuna legge. Tutta questa incertezza legislativa ha generato varie collisioni di natura giuridica, soprattutto in materia successoria.

Il Codice civile cinese definisce le attività digitali e il denaro virtuale come patrimonio a tutti gli effetti. Bisognerà verificare in che modo sarà interpretato il nuovo codice civile, ma è logico supporre che i profili sui social network e il loro contenuto, i fondi sui conti e gli e-wallet possano rientrare in questa categoria. In una prospettiva di breve termine il Codice civile disciplinerà prevalentemente i diritti civili sulla valuta digitale emessa dalla Banca centrale cinese (DCEP). Questo è un grande passo in avanti verso l’elaborazione di un inquadramento giuridico dell’economia digitale. A lungo termine, invece, si prevede una maggiore legittimazione delle attività digitali, secondo Liu Dongmin, direttore del Centro di finanza internazionale presso l’Istituto di economia e politica mondiali in seno all’Accademia cinese di scienze sociali.

“Al momento è difficile dare giudizi perché a breve termine la Cina si concentrerà sullo sviluppo di una valuta digitale statale, ossia la DCEP. Ma a lungo termine è possibile che si decida di liberalizzare in maniera consistente la liberalizzazione delle valute digitali private. Il Codice civile è senza ombra di dubbio un passo in avanti fondamentale nella promozione ulteriore dell’economia digitale cinese e nella conferma dello status giuridico delle attività digitali. A mio avviso in futuro la Cina renderà sempre meno stringenti le regole che disciplinano l’utilizzo delle valute digitali. In fin dei conti, se non vi sarà una simile liberalizzazione, si produrrà una situazione di contrasto con il Codice civile”.

Le autorità cinesi hanno cominciato a testare lo yuan digitale in 4 regioni pilota: Shenzhen, Xiong'an, Chengdu e Suzhou. In particolare, a titolo di esperimento si rimborseranno le spese di trasporto dei dipendenti statali in valuta digitale. Si prevede che lo yuan digitale sostituirà parzialmente il denaro contante in circolazione e sarà immesso in circolazione in due fasi: prima su concessione della Banca centrale alle banche commerciali, parte delle riserve delle quali sarà denominata in yuan digitale, e successivamente dalle banche commerciali alla popolazione. Lo yuan digitale sarà dotato di una sovranità comparabile a quello della valuta cinese fiat. La data precisa dell’immissione in circolazione dello yuan digitale nel Paese non è ancora nota. Tuttavia, come ipotizza l’esperto Liu Dongmin, questo processo verrà accelerato. E sebbene la legalizzazione delle criptovalute private sarà un processo più complesso, il Codice civile in Cina contribuirà allo sviluppo delle criptovalute e dell’economia digitale nel Paese.

“A mio avviso la Cina accelererà lo sviluppo e l’introduzione della valuta digitale di Stato in quanto questi progetti esistono da diversi anni e sono già in corso i test in 4 regioni pilota. Questa valuta è molto promettente ed è garantita dal governo. L’emissione dello yuan digitale è meno costosa dell’emissione di denaro tradizionale. L’introduzione della valuta digitale accrescerà la capacità regolamentare della Banca centrale, nonché l’efficacia della politica monetaria. E sebbene le peculiarità di regolamentazione delle valute digitali private richiederanno ulteriori studi, in generale è possibile affermare che il Codice civile promuoverà lo sviluppo dell’economia digitale cinese e la circolazione delle valute digitali”.

La Cina inizialmente ha adottato un approccio negativo alle criptovalute, considerandole uno strumento finanziario incontrollabile, un prodotto speculativo e instabile. Mentre oggi a Pechino potrebbero riconsiderare la questione. Alla luce del crescente scontro commerciale, tecnologico e finanziario tra Cina e USA, il raggiungimento del primato nel settore criptovalutario potrebbe essere l’opportunità ideale per invertire la tendenza ormai pluridecennale registrata sui mercati finanziari globali.

Washington considera le criptovalute come una potenziale minaccia all’egemonia globale del dollaro. Ad esempio, è già un anno che il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg sta tentando in vari modi di convincere le autorità delle bontà del suo progetto della criptovaluta Libra. Ha dovuto riscrivere il white paper di Libra: nell’ultima versione ha dovuto rinunciare a creare la criptovaluta unica Libra e ha proposto invece di mettere a punto alcune stablecoin che fungano da valute digitali delle banche centrali. Secondo Zuckerberg, in questo modo è possibile lanciare un guanto di sfida al modello di sviluppo cinese di denaro digitale.

Tuttavia, nemmeno la prospettiva di rivalità con la Cina è riuscita a ispirare gli enti regolatori statunitensi i quali insistono sul fatto che le valute digitali rappresentano una minaccia per la stabilità finanziaria. Questa è la posizione sia della Fed sia della BCE.

In effetti, che bisogno c’è di cambiare se l’egemonia del dollaro soddisfa le esigenze dei politici occidentali?! E comunque sovvertire questo “ancien régime” non è facile: è necessaria una soluzione finanziaria dirompente quale la creazione di una valuta digitale di Stato. Pertanto, è probabile che la Cina dedichi a questo settore più attenzione che mai.

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