19:16 12 Luglio 2020
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La settimana di proteste e violenze in piazza tra manifestanti e polizia, seguita all'uccisione di George Floyd negli Stati Uniti, è passata quasi inosservata all'organizzazione non governativa Human Rights Watch.

Dall'omicidio di George Floyd per mano di un ufficiale di polizia di Minneapolis avvenuto il 25 maggio, сittadini americani giustamente infuriati si sono riversati per le strade di quasi tutte le principali città degli Stati Uniti in segno di protesta, arrivando a scontrarsi con le forze dell'ordine.

Foto e video di polizia che impiega la forza contro entrambi i rivoltosi violenti ed i manifestanti pacifici sono state ampiamente diffuse sui social media, le truppe della Guardia Nazionale sono state schierate in tutto il paese per far rispettare il coprifuoco, e il presidente Donald Trump ha rilasciato numerose dichiarazioni che hanno attirato polemiche per l'invito a far rispettare la legge, anche con le maniere forti.

Di questi tempi, le persone di tutto il mondo guardano quasi riflessivamente alle organizzazioni internazionali per i diritti umani per informazioni, condanne e azioni.

Tuttavia, chiunque visiti il sito Web di Human Rights Watch alla ricerca di uno di questi servizi vitali sarà deluso - perché nonostante esso professi di essere "una delle principali organizzazioni indipendenti del mondo dedicate alla difesa e alla protezione dei diritti umani", non è presente fino al primo giugno una sola menzione a Floyd, o una risposta alle proteste scoppiate dopo la sua morte.

Screenshot dal sito di Human Rights Watch: la ricerca di George Floyd non dà risultati
© Foto : Screenshot
Screenshot dal sito di Human Rights Watch: la ricerca di "George Floyd" non dà risultati

Empatia e Comprensione nel tweet di Human Rights Watch

Human Rights Watch ha reagito con un tweet a firma di Nicole Austin-Hillery, direttore esecutivo del programma di attività di Human Rights Watch per gli Stati Uniti, che ha messo in risalto la necessità di una leadership forte che "riconosca la causa alla radice di questo problema e chieda giustizia", ovvero un processo nei confronti dei responsabili della morte di George Floyd.

​Un'altra critica nei confronti di Trump è arrivata da Emma Daily, direttore comunicazione di Human Rights Watch, ai microfoni della tv spagnola TVE, che rinfaccia all'inquilino della Casa Bianca l'incapacità di prendere decisioni "che ci portino ad una situazione in cui la polizia sappia come utilizzare la sua forza in maniera produttiva e non discriminatoria".

Human Rights Watch in italiano: detenuti e migranti

Sul sito di Human Rights Watch il contenuto disponibile in italiano negli ultimi mesi fa riferimento quasi esclusivamente alla problematica dei migranti. Degli ultimi cinque comunicati pubblicati da febbraio ad oggi, quattro sono dedicati a questo tema.

  • 28 maggio, Malta: sbarcare le persone salvate
  • 10 aprile: Chiudere i porti mette a rischio la vita dei migranti e dei rifugiati
  • 1 aprile: Si limiti la detenzione di migranti durante la pandemia
  • 19 febbraio: L'UE lascia in alto mare i Migranti

In data 20 marzo in un articolo a firma di Fatima Burhan, viene inviata al governo italiano la richiesta di adottare misure a protezione dei detenuti alla luce della diffusione del Coronavirus nelle carceri e delle successive proteste.

"Ora che è emersa la notizia che quattro detenuti in Italia sono risultati positivi al COVID-19, la malattia causata dal nuovo coronavirus, diventa ancor più urgente che il governo prenda misure più incisive per proteggere la salute dei detenuti e degli agenti penitenziari e per alleviare il sovraffollamento del sistema penitenziario" si legge.

Chi è Human Rights Watch

Human Rights Watch fu fondata nel 1978 come "Helsinki watch", allo scopo di verificare il rispetto da parte dell'Unione Sovietica degli accordi di Helsinki. L'organizzazione non governativa ha attualmente ha sede a New York ed è attiva nella denuncia di violazioni alle norme internazionali sui diritti umani.

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