23:32 29 Settembre 2020
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La morte di George Floyd (92)
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Le rivolte a Minneapolis, la più grande città del Minnesota, si protraggono per il terzo giorno consecutivo dopo la morte avvenuta lunedì del cittadino di colore 46enne durante l'arresto di 4 agenti di polizia bianchi, uno dei quali lo ha soffocato col ginocchio mentre Floyd era a faccia a terra, nonostante si lamentasse di non poter respirare.

Terza notte di rivolte a seguito della morte di George Floyd per mano della polizia di Minneapolis, nonostante il governatore democratico del Minnesota Tim Walz abbia coinvolto la Guardia Nazionale per riprendere il controllo la situazione, dopo che le proteste sono degenerate in teppismo, con saccheggi diffusi e violenti scontri con la polizia in tutta l'area metropolitana.

David T. Jensen, residente nell'area urbana di Minneapolis intervistato dal corrispondente di Sputnik, ritiene che i disordini non si placheranno fino a quando i responsabili della morte di George Floyd non finiranno in prigione.

Sputnik: c'erano segnali premonitori sullo scoppio dei disordini prima della vicenda capitata a George Floyd, morto durante la detenzione, o questo caso particolare è stato l'unico catalizzatore delle rivolte?

— No, nulla. Se ritorniamo a domenica scorsa, sul radar non c'era proprio niente. Non si tratta solo di George Floyd, ad essere sincero, penso che quando hanno licenziato i quattro agenti di polizia coinvolti nell'incidente il giorno dopo, hanno pensato che avrebbe risolto il problema, ma come è possibile risolverlo? Se quattro persone uccidessero un uomo in video e avessero perso il lavoro, la gente si sarebbe indignata per ottenere giustizia.

Abbiamo appena sentito il procuratore generale Keith Ellison, parla di "attendere l'inchiesta". Ma siamo onesti: un uomo viene assassinato in video, tu arresti quelle persone e le metti in prigione mentre fai le indagini, porti avanti le accuse. L'unica ragione per cui questo non accade è perché si tratta di agenti di polizia. E il popolo americano pensa che sia ingiusto. Si ha l'illusione che ci siano regole uguali per tutti, quando in realtà quelli come noi che capiscono la storia sanno che esistono da sempre due pesi e due misure.

Sputnik: il capo della polizia di Minneapolis Medaria Arradondo ha dichiarato giovedì che tra i dimostranti non c'era solo gente del posto, ma anche persone al di fuori dell'area metropolitana. Pare che i disordini abbiano ottenuto molto sostegno dall'esterno della vostra comunità?

— Non ci credo affatto. Penso che si tratti di una folla arrabbiata che protestava contro il distretto di polizia, e la polizia l'ha isolata e quando le pietre hanno iniziato a colpire le macchine, gli agenti hanno iniziato a lanciare gas lacrimogeni, proiettili di gomma e bombe a compressione con dentro i biglie di gomma. E all'interno di quel gruppo c'erano persone che erano state caricate con aggressività, frustrazione, rabbia e ingiustizia, tanto "nulla cambia mai". Intendo dire che l'ultima volta che ho provato questo tipo di rabbia è stato quando Philando Castile è stato ucciso mentre tirava fuori la patente dopo aver detto all'agente di polizia che aveva una pistola in macchina. Mentre prendeva il suo portafoglio e gli ha sparato sei volte. E quell'agente è stato assolto. Poi un anno dopo il poliziotto Mohamed Noor ha sparato ad una donna bianca che si avvicinava alla macchina, mentre in realtà cercava la polizia perché pensava che qualcuno fosse stato violentato nel suo vicolo.

Le ha sparato senza un pretesto, ma si diceva che l'unica ragione per cui è stato perseguito è "perché era nero e lei era bianca". Ora non vengono presentate accuse contro quattro poliziotti bianchi dopo il ginocchio sul collo di un uomo per più di sei minuti, di fronte a più testimoni che hanno ripreso la scena, mentre implorava di fermarsi, ma non hanno fatto nulla. Né i tre agenti di polizia in piedi accanto a lui, che hanno l'obbligo legale di intervenire. Quell'uomo è stato messo in custodia, è in manette, è un loro dovere proteggere la vita del detenuto in quel momento. Invece, gli hanno messo il ginocchio in gola per sei minuti. Lascia di stucco quello che è successo. Ma la cosa ancor più sconvolgente è che le nostre autorità governative, tra cui diversi afroamericani e funzionari di alto livello, dicono che "dobbiamo aspettare fino al completamento delle indagini" per determinare se debbano essere presentate le accuse. Questi "agenti di polizia" non sono agenti di polizia, sono assassini e dovrebbero finire in cella. Tutti sanno che queste violenze e la vergogna non finiranno finché non sarà fatta giustizia. Eccoci qui: per il terzo giorno.

Tema:
La morte di George Floyd (92)
Tags:
Società, Razzismo, Polizia, Violenza, Proteste, USA
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