16:41 16 Luglio 2020
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Pochi giorni fa si è aperta l’asta russa della casa d’aste Sotheby’s in modalità online, il primo luglio verrà inaugurata l’asta di Christie’s in formato analogo.

Ad adattarsi ai tempi è anche Philips che ha previsto per il mese di giugno importanti vendite di opere d’arte moderna. Tuttavia, sullo schermo è complicato percepire la passione ben palpabile dal vivo quando anche il più piccolo movimento del sopracciglio può significare un aumento di un milione della puntata. Sputnik vi parla delle vendite più discusse e talvolta controverse effettuate offline dalle case d’asta.

Salvator Mundi, Leonardo da Vinci, 450 milioni di dollari

​La storia dell’opera d’arte più costosa al mondo è avvolta dal mistero. Sebbene alcuni esperti dubitino che sia davvero un Leonardo, a novembre 2017 il quadro fu venduto per quasi mezzo miliardo di dollari. Ad ogni modo si è sicuramente superato rispetto a quando nel 1958, durante un’asta in Gran Bretagna, fu venduto per la misera somma di 45 sterline poiché all’epoca era attribuito a un discepolo del grande pittore italiano. Nel 2005 l’opera raggiunse il culmine della sua fama: alla National Gallery di Londra fu esposta come capolavoro di Leonardo. Successivamente venne acquistata dal collezionista Dmitry Rybolevlev per 127,5 milioni di dollari.

Il nome dell’attuale proprietario non è stato rivelato dalla casa d’asta, ma è probabile che si tratti del principe ereditario saudita il quale non si separerebbe dall’opera nemmeno quando viaggia sul suo yacht. L’opera non è stata prestata nemmeno per la grande mostra del Louvre di Parigi dedicata al cinquecentenario della morte del grande maestro, il che ha provocato scontento tra i visitatori. Dopotutto, se è davvero un Leonardo, perché nasconderlo?

Tre Studi di Lucian Freud, Francis Bacon, 142,4 milioni di dollari

Il trittico di Bacon raffigura il suo amico Lucian Freud, nipote del celebre psicoanalista. Gli artisti erano molto vicini, frequentavano i pub e i locali di Londra e esposero anche assieme alla Biennale di Venezia. Ma poi litigarono.

​L’opera fu creata a partire da fotografie (Bacon di solito non dipingeva direttamente a partire dal soggetto reale) del Royal College of Art.

Un addetto in una stanza della Galleria Borghese di Roma dopo riapertura dei musei italiani, il 19 maggio 2020
© AFP 2020 / Tiziana Fabi
A metà degli anni ’70 le tre componenti dell’opera furono acquistate da soggetti diversi, le tele si divisero in vari luoghi (Roma, Parigi e il Giappone). Questa divisione turbò molto Bacon, ma dopo alcuni anni l’opera originaria venne ripristinata. Nel 2013 il trittico fu venduto durante un’asta di Christie’s per la cifra record di 142,4 milioni di dollari. Dopo 6 minuti di puntate ad aggiudicarsi l’opera fu Elaine Wynn, co-proprietaria della nota catena di casinò.

N. 5, 1948, Jackson Pollock, 140 milioni di dollari

Nel 2006 l’opera dell’artista espressionista Jackson Pollock fu ceduta al miliardario messicano David Martinez nel corso di un’asta privata di Sotheby’s. Per lungo tempo l’opera fu considerata il quadro più costoso al mondo. Cedette questo titolo solo nel 2011 in favore de I giocatori di carte di Cezanne.

​Il precedente proprietario della gigantesca tela (che costa, a conti fatti, più di 47 milioni al m2) fu David Geffen, uno dei fondatori della DreamWorks. Mentre il primo proprietario fu l’artista e mercante d’arte Alfonso Ossorio: nonostante ciò che pensava il suo partner commerciale, Ossorio cedette l’opera per 1.500 $.

Durante il trasporto l’opera venne danneggiata. L’autore propose ad Ossorio di sistemarla, ma alla fine la ridipinse completamente sperando che il proprietario non si accorgesse del falso. E così successe, dopotutto le composizioni di Pollock sono astratte: fece a meno del cavalletto e degli schizzi tradizionali e provò a “raffigurare il movimento”. L’artista stese sul pavimento una tela e vi eseguì attorno una danza rituale facendo gocciolare sulla tela il colore. Questo gli valse il soprannome di Jack lo Sgocciolatore.

Composizione suprematista, Kazimir Malevic, 85,8 milioni di dollari

La tela del 1916 è considerata l’opera d’arte russa più costosa, mai venduta in aste pubbliche. Si potrebbe girare un film sulla sua storia. Nel 1927 Malevic in serie difficoltà economiche portò personalmente il quadro insieme ad altre opere a una mostra a Berlino. Era così disperato quando chiese il permesso al governo sovietico che era disposto anche ad andare in Europa a piedi, se fosse stato necessario (alla fine gli fu permesso di effettuare un viaggio di lavoro). Prima di ritornare in Russia, l’artista affidò le opere all’architetto Hugo Häring, ma non tornò mai a riprenderle.

​Alla fine parte delle opere rimaste in Germania furono portate di nascosto in America dal curatore del Museo d’arte moderna di New York. Composizione suprematista venne conservata da Häring, dopo la sua morte fu ceduta allo Stedelijk Museum di Amsterdam, citato in giudizio negli anni 2000 dagli eredi di Malevic che volevano riprendersi l’opera. Poco dopo gli eredi la cedettero all’asta per 60 milioni. A sua volta, due anni dopo l’ignoto acquirente decise di rivendere l’opera per quasi 86 milioni.

Ritratto del dottor Gachet, Vincent van Gogh, 82,5 milioni di dollari

Come anche molte altre opere di van Gogh, questa esiste in varie versioni: in questo caso sono due e la seconda (in foto) si trova al Museo d’Orsay, a Parigi. Mentre la prima, ereditata dalla sorella dell’artista, fu ceduta alla collezione dello Städelsches Kunstinstitut di Francoforte sul Meno. Da lì fu eliminata dai nazisti che la ritennero una “opera degenerata”. E pare che Hermann Göring stesso la rivendette a un mercante d’arte privato.

Nel 1990 la tela fu acquista dal magnate settantaquattrenne Ryoei Saito, l’uomo giapponese più ricco al mondo in quel periodo, per la somma record per i tempi di 82,5 milioni di dollari. Saito dichiarò poi che avrebbe fatto cremare la tela insieme a lui. Scoppiò uno scandalo e l’eccentrico milionario fu costretto a rinunciare a questo suo desiderio. Nel 1996, dopo la morte di Saito, l’opera fu ceduta a un fondo internazionale di investimenti e da lì se ne sono perse le tracce. Si dice che il desiderio dell’imprenditore che in vita chiamavano “selvaggio” per il suo carattere difficile alla fine si avverò comunque. C’è anche una teoria più intrigante: il dottor Gachet non era soltanto il medico curante di van Gogh, ma anche un talentuoso artista. Quindi, si pensa che l’opera potrebbe anche essere un suo autoritratto.

Ritratto di Angel Fernández de Soto, Pablo Picasso, 51,9 milioni di dollari

​Nel 2006 l’opera fu ritirata dalla collezione del compositore britannico Andrew Lloyd Webber tre giorni prima dell’inizio dell’asta di Christie’s per via di un’azione legale intentata dall’erede del precedente proprietario. Quest’ultimo sosteneva che i nazisti avessero obbligato suo nonno a vendere il dipinto nel 1934. Le pretese dell’erede furono giudicate infondate, ma l’opera non fu oggetto di alcuna asta, sebbene venne fatta girare di nascosto e trascorse un periodo anche a Mosca. Dopo 4 anni l’opera fu venduta all’asta per circa 52 milioni di dollari senza raggiungere tuttavia il valore massimo stimato sebbene si contava molto sul raggiungimento di un record.

Il dipinto, a volte chiamato anche Il bevitore di assenzio, appartiene al periodo blu di Picasso. L’artista conobbe Angel Fernández de Soto nel 1899 al caffè Els 4 Gats, un punto di incontro per gli artisti del tempo. I due inseparabili amici spartirono anche un paio di guanti in due. Angel morì durante la guerra civile spagnola.

La ragazza col palloncino, Banksy, 1,4 milioni di dollari

Questa non è affatto l’opera più costosa acquistata su aste pubblica, ma la sua vendita nel 2018 fece molto parlare di sé. Quando il battitore dichiarò venduto il quadro, la tela cominciò ad autodistruggersi tra lo stupore generale dei presenti. Si dice che il misterioso autore il quale tanto tiene al suo anonimato fosse presente in sala e abbia assistito personalmente all’evento. Ancor più sorprendente fu la dichiarazione dell’acquirente che decise comunque di pagare circa 1,5 milioni di dollari per l’opera che sotto questa nuova forma fu rinominata dall’autore “L’amore è nel cestino”. Sotheby’s si affrettò a comunicare che anche per la casa d’aste stessa lo show organizzato durante l’asta fu totalmente inaspettato.

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