15:14 24 Ottobre 2020
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I prezzi globali del gas sono scesi: dopo il caldo inverno i depositi sono pieni e la pandemia ha ridotto ulteriormente la domanda. Il Paese più duramente colpito è il Qatar, il principale fornitore di gas naturale liquefatto.

Gli esperti avvertono che, per superare le conseguenze della crisi, il Regno del Qatar potrebbe avviare una guerra dei prezzi proprio come sta facendo l’Arabia Saudita sul mercato del greggio. Sputnik vi spiega quali sono i rischi per la Russia.

Una scelta difficile

Dall’inizio dell’anno i prezzi si sono quasi dimezzati: in Europa e negli Stati Uniti il carburante blu è venduto ai minimi storici dal 1999.

“Il mercato del gas non riuscirà a superare al contempo sia le eccedenze di offerta sia l’inverno caldo”, ha avvertito a gennaio Ron Ozer, fondatore dell’hedge fund newyorchese Statar Capital.

La pandemia ha inferto un ulteriore colpo alla domanda e questo ha messo in seria difficoltà il Qatar.

Il Regno sta sopportando ingenti perdite e presto dovrà fare una scelta difficile: ridurre i volumi di produzione oppure avviare una guerra dei prezzi concedendo ai consumatori importanti sconti. Se così non facesse, il Qatar per via dei prezzi relativamente elevati del suo gas si priverebbe di una quota di mercato e cederebbe la propria supremazia di mercato all’Australia.

“Il maggiore esportatore al mondo di GNL, interessato da una debole domanda e da spese ingenti per il mantenimento dei depositi, presto potrebbe avviare una lotta per il mercato”, avverte Bloomberg.

Già a febbraio Doha aveva ridirezionato verso l’Europa un flusso di GNL previsto per i Paesi asiatici colpiti dal coronavirus. Ma questa mossa non ha avuto i benefici sperati perché la pandemia poi ha colpito anche il Vecchio continente dove le domanda di risorse energetiche ha subito un brusco calo.

Una delle possibilità del Qatar è ridurre i volumi di produzione, ma questo significherebbe il crollo di tutti gli ambiziosi piani del Regno. A gennaio dello scorso anno il Paese ha annunciato la propria uscita dall’OPEС proprio per concentrare i propri sforzi sul GNL. Si prevedeva di incrementare le forniture da 77 a 110 milioni di tonnellate l’anno entro il 2021 e fino a 126 milioni entro il 2027.

Come dichiarò l’allora ministro dell’Energia Saad Sherida Al-Kaabi, vi erano tutte le risorse a supporto di quel piano grazie, in particolare, a nuove scoperte nel North Field nella zona di Ras Laffan. Inoltre, entro il 2024 il Qatar intendeva avviare 4 linee produttive per la liquefazione di gas. 

“La riduzione delle importazioni priva il bilancio statale di ingenti entrate. L’Australia potrebbe davvero riuscire a superare il Qatar”, sostiene Bloomberg.

Gli esperti non escludono, tra l’altro, che alla fine il Regno sia costretto a frenare le proprie mire.

“La carenza di metaniere, che ha generato un aumento dei prezzi di nolo, è un fenomeno che si registra sin dal 2018. Ma oggi il Qatar potrebbe percepire davvero questa carenza. Infatti, la riduzione dei prezzi del GNL operata dal Qatar potrebbe generare un rincaro dei prezzi di nolo”, osserva l’esperto indipendente Aleksey Khazanov.

Se il Qatar avvierà davvero una guerra dei prezzi, questi potrebbero persino toccare segno negativo com’è accaduto ad aprile per il greggio. Ma l’elemento più spiacevole è il fatto che le estrazioni non sarebbero più profittevoli nemmeno in presenza di costi di produzione poco elevati.

I vincitori

Gli esperti osservano che il tentativo del Qatar di ridurre i prezzi del GNL avrà un impatto negativo sul mercato globale già saturo.

Tuttavia, la Russia ne risentirà in minima parte.

“Il ruolo svolto dal GNL all’interno del volume di forniture nazionali è relativamente limitato. Quanto invece al gas destinato all’esportazione, si tratta di scambi regolati da contratti a lungo termine che prevedono il pagamento di ingenti penali in caso di rinuncia. Pertanto, è prematuro parlare di imminente catastrofe per il bilancio russo il quale si basa in larga misura sulle entrate derivante dalle vendite di idrocarburi”, sostiene convinto Khazanov.

Come spiega l’economista, il Qatar riuscirebbe a minare le entrate che la Russia percepisce dalle esportazioni di gas qualora costruisse un gasdotto tra il Qatar stesso e la Turchia e collegasse anche il Nabucco, come si pensava di fare negli anni 2010.

Tuttavia, il progetto è stato ostacolato dalle controversie politiche tra Qatar e Arabia Saudita, nonché dalla guerra civile in Siria. È sparito nel dimenticatoio anche il Nabucco che ha lasciato il posto al Turkish Stream.

I primi ad essere colpiti dal futuro operato del Qatar saranno gli statunitensi che negli ultimi anni hanno promosso in maniera massiccia il GNL nei Paesi europei. Questa strategia li ha condotti in un vicolo cieco: i consumatori europei stanno abbandonando il gas d’oltreoceano poiché per loro è assai più conveniente comprare gas naturale dalla Russia.

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